GAGLIANO DEL CAPO, CITAZIONE IN GIUDIZIO DEI TRINITARI
GAGLIANO DEL CAPO, CITAZIONE IN GIUDIZIO DEI TRINITARI
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GAGLIANO DEL CAPO, CITAZIONE IN GIUDIZIO DEI TRINITARI

Oct 31, 2026

Vigliacco o codardo: è il termine più immediato e comune, per indicare chi dimostra coraggio o forza solo con chi è in posizione di debolezza, mentre si china davanti ai potenti.

La chiamano ospitalità, ma la verità è un'altra: è una condanna a vivere in un buco dove non esistono spazi vitali, con finestre inadeguate o inesistenti, e dove l'aria e la luce naturale sono un miraggio. E stata fatta una perizia giurata . Qui dentro non respiri, subisci la pressione di quattro mura soffocanti, dove l'unica scelta concessa è se passare le ore seduti o sdraiati sulla branda, compresso tra una coordinate fissa : letto, senza tavolo, senza spazio per muoverti e senza un ricambio d'aria decente. I Trinitari lo sapavano, il Comune lo sapeva

Mentre chi vive questa condizione subisce l'isolamento e l'abbandono, il copione istituzionale recita la solita farsa. A finire citato in giudizio è il Petese di turno, mentre il Comune , immobile e inadempiente per sette anni, sordo a qualsiasi problema reale , resta comodamente impunito. Sette anni passati a voltarsi dall'altra parte, per poi far calare la mannaia giudiziaria proprio su chi subisce le conseguenze di un'inerzia criminale. È lo scaricabarile perfetto: lo Stato e gli enti locali falliscono, ma a pagare è sempre l'anello più debole.

Non parliamo di lussi, ma di condizioni minime di sopravvivenza che qui vengono calpestate. Spazi non adeguati, privi di aerazione, luminosità che spegne la vista e la mente, e perfino l'assenza di una cucina per farsi un caffè o scaldarsi qualcosa in autonomia, ridotti allo stato di ospiti forzati in un tugurio cieco. Parlare di vita sociale è un'illusione: come si può accogliere qualcuno se non c'è un tavolo, non c'è aria da respirare in due né uno spazio degno per vivere da persona libera? L'unica via d'uscita per non impazzire resta il computer, ma è un'arma a doppio taglio che ti sbatte in faccia la claustrofobia di dove ti trovi, perché nessuno schermo sostituirà mai la luce del sole o la dignità. E fuori, l'unica alternativa resta il bar. No, grazie.

A completare questo quadro di generale indifferenza vi è poi la percezione che trasmette la gestione dell'ordine dei Trinitari in questo contesto. Guardandoli da vicino, l'impressione che offrono spesso è quella di una realtà priva di un vero sentimento cristiano: una presenza chiusa, isolata, fredda, quasi contabile nel proprio agire, più vicina a dinamiche d'interesse o di potere d'altri tempi che a una genuina missione di vicinanza, ascolto e solidarietà verso chi soffre.

A tutto questo si aggiunge una palese vergogna che etichetterà l'operato dei Servizi Sociali per gli anni a venire: se il Comune o i Servizi Sociali hanno intenzionalmente inserito la posizione del cittadino in categorie "a rischio" o ad alta marginalità per giustificare l'assegnazione di una soluzione abitativa promiscua e inadeguata , come la convivenza forzata in co-housing con soggetti sottoposti a misure giudiziarie , ci si trova di fronte a una gravissima forzatura procedurale.

Di norma gli enti locali ricorrono a queste riclassificazioni per ragioni puramente gestionali ed economiche, come la saturazione delle graduatorie ordinarie di edilizia residenziale pubblica, che spinge l'ente a dirottare gli utenti verso l'emergenza abitativa. Si aggiungono poi lo sfruttamento di fondi vincolati destinati ai soggetti fragili per coprire i costi di alloggio uniformando arbitrariamente le posizioni, e la necessità di giustificare ben sette anni di ritardo accumulato, sostenendo che la situazione rientri in un quadro di "elevata complessità e vulnerabilità" per spostare così la responsabilità dalla lentezza burocratica a una presunta problematicità del caso.

Triniari-Petese di Gagliano del Capo, udienza fissata al 3 dicembre 2026. Avv. Vincenzo De Vittorio, Via Urso n. 18 – 73014 Gallipoli (LE), PEC: vincenzo.devittorio@pec.it, email: legaledevittoriv@gmail.com, Cell. 392/8225269.

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Walter Petese

gio 8 ott, 11:29

a curia


Gentile Padre Buccarello aspetterò a Novembre 2026 a Gagliano del Capo, nel frattempo le chiedo di agevolarmi nel trasmettere le mie considerazioni da Lei ricevute all organo citato nella Sua comunicazione.
Distinti Saluti
Walter Petese


Il gio 8 ott 2026, 11:24 <curia@trinitari.org> ha scritto:

Buongiorno Sig. Petese le inoltro la risposta del ministro Generale alla sua mail. Un cordiale saluto Silvia Magoni
Segreteria Curia Generalizia dell'Ordine della SS. TrinitàP.zza Sidney Sonnino, 4400153 RomaTel. 06 35420529
Da "Luigi Buccarello" luigi.buccarello1974@gmail.com A curia@trinitari.orgCcData Thu, 8 Oct 2026 11:19:28 (Thu, 8 Oct 2026 11:19:28 +0200)Oggetto Risposta a Walter Petese


Gentile Sig. Walter Petese,ho ricevuto la sua e mail del 3 ottobre 2026, che ho letto con attenzione. Purtroppo i miei numerosi impegni istituzionali non mi consentono di venire a Gagliano prima del prossimo mese di novembre.Comprendo l'urgenza della sua richiesta, ma i miei numerosi impegni istituzionali, sia in Italia che all'estero, non mi permettono divenire a Gagliano del Capo prima del prossimo mese di novembre. Se lo ritiene opportuno potrà rivolgersi nel frattempo al MinistroProvinciale.Cordiali saluti, p. Gino Buccarello O.SS.T.



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