L'OPERA DEI PADRI TRINITARI A GAGLIANO DEL CAPO : LA CRITICA
L'OPERA DEI PADRI TRINITARI A GAGLIANO DEL CAPO : LA CRITICA
Numero totale degli articoli pubblicati: 875

L'OPERA DEI PADRI TRINITARI A GAGLIANO DEL CAPO : LA CRITICA

Jul 22, 2026

Il logo e i simboli storici dei Padri Trinitari , fondati sui colori bianco, rosso e azzurro e sulla croce trinitaria , richiamano la missione originaria dell'ordine riassunta dal motto “Gloria alla Trinità e liberazione dei prigionieri”. Un'identità spirituale fondata sul riscatto e sulla redenzione degli oppressi che si scontra tragicamente con la realtà denunciata: l'uso di quel pregiato nome e di quell'emblema per coprire anni di abbandono, isolamento e privazione della dignità.

La questione meridionale trova una delle sue radici più profonde e inesplorate nell'immobilismo delle istituzioni religiose, le quali, nel corso del tempo, hanno tradito il loro ruolo originario trasformandosi in strutture di potere incapaci di evolversi insieme alla società moderna. Non bisogna meravigliarsi. In questo contesto, l'opera dei Padri Trinitari a Gagliano del Capo rappresenta un microcosmo emblematico di come l'assistenzialismo e la cosiddetta ospitalità caritatevole, utilizzando le loro stesse parole, si siano convertiti in una forma di segregazione legalizzata.

All'interno di questo sistema di quasi-monopolio territoriale, i servizi socio-sanitari e la cura della disabilità vengono gestiti attraverso dinamiche di potere che alimentano il clientelismo e la gestione del consenso. Le famiglie del territorio subiscono un ricatto morale insopportabile, costrette al silenzio e alla sottomissione pur di ottenere l'accettazione dei propri figli disabili, che altrimenti verrebbero esclusi.

La violenza di questo impianto si consuma drammaticamente sulla pelle della persona fragile, costretta a subire per anni una pratica istituzionale che degrada lo spazio di vita ben oltre i limiti di un semplice tetto, riducendolo a una vera e propria gabbia per animali che nega la dignità, l'umanità e i diritti fondamentali.

Assegnare formalmente un "tetto" a una persona fragile e con gravi problemi di salute , in questo caso l'obesità , calandosi nella parte dell'ente benefattore, e poi abbandonarla a se stessa per sei anni, voltandosi dall'altra parte, non è una semplice negligenza. È la totale smentita della funzione stessa della cura e dell'accoglienza.

Diventa un paradosso crudele se si pensa che tutto questo si è consumato a due passi da un centro di riabilitazione sanitaria attrezzato, con un variegato personale medico a disposizione degli stessi Trinitari. Avere le competenze, le strutture e le risorse professionali a portata di mano e scegliere scientemente di non intervenire, di non includere quella persona in un piano terapeutico o di assistenza reale, significa ridurre la presa in carico a un mero adempimento burocratico e cartaceo.

Non è strano ? : è la prova provata che quell'ambiente non ha mai funzionato come luogo di vera guarigione, di promozione della dignità o di attenzione alla persona, ma come un contenitore vuoto, una gestione fredda e distaccata dove il corpo fragile viene parcheggiato e dimenticato, svelando la totale ipocrisia di un sistema che si spaccia per caritatevole ma che nei fatti nega i diritti più elementari alla salute e alla vita.

Quando questa realtà viene smascherata attraverso gli strumenti della cultura, della parola e della denuncia pubblica, la maschera caritatevole cade definitivamente. L'istituzione non risponde con l'ascolto o l'assunzione di responsabilità, ma delega uno studio legale per emettere termini intimidatori, imponendo un ultimatum di trenta giorni per lasciare il tugurio e punendo così chi osa pretendere verità e giustizia.

Non siamo di fronte a lungimiranza, poiché, dopo sei anni, i problemi si inaspriscono senza risolversi. Hanno invece preferito senza ricorrere al dialogo, al confronto, intimidirmi tramite un loro legale di Bari, dalla cui lettera emerge con evidenza la totale assenza di informazioni circostanziate e una buona dose di illazioni. Il tutto è alimentato da un clima di silezio forzato, tolleranza e omertà che traspare anche nelle piccole cose della quotidianità, come la tensione persistente nel parcheggio in comune con il convento dei Padri Trinitari e l'adiacente centro di riabilitazione. In quello spazio, a detta del maresciallo Pennetta, le autovetture subiscono regolarmente atti vandalici e vengono rigate, mentre il cartello di passo carrabile viene sistematicamente divelto affinché la solita macchina di turno trovi il posto esattamente davanti all'ingresso del convento.

Di fronte a tutto ciò, i Trinitari preferiscono il silenzio e dimostrano una totale assenza di ferma volontà nel far rispettare le norme basilari di convivenza civile. Sfugge il senso e la logica sottesa. Ne fui vittima diretta quando il mio scooter subì atti di vandalismo accanto al portone di ingresso del convento, e all'epoca lo stesso maresciallo Pennetta giustificò l'impotenza investigativa spiegando che l'angolazione delle telecamere esterne era orientata a riprendere lo spiazzale adibito a parcheggio, ma stranamente non l'ingresso del convento e della chiesa. Chiesi la partecipazione a tutto il personale del centro di riabilitazione e ai Trinitari di fare una colletta per circa 300 euro per la riparrazione dello scooter 50 in segno di solidarietà : non rispose nessuno, di qui la ferma convinzione di profondo disinteresse. Una situazione paradossale confermata a distanza di anni dallo stesso maresciallo Pennetta, il quale evidenzia che quelle telecamere mantengono ancora oggi esattamente la stessa angolazione, come a voler preservare una comoda zona d'ombra che favorì persino l'ingresso del ladro introdottosi dalla chiesa Venerdi scorso nel convento durante le esequie di padre Angelo per compiere il suo crimine.

Un gesto che ha offeso tutti gli abitanti del convento e non solo l'ospite, dai cui fatti i Trinitari hanno preso le distanze nell'articolo corretto pubblicato sul Gallo, chiedendo la modifica del pezzo e conferendogli un tono completamente diverso, volto a marcare le distanze da colui che veniva così impropriamente chiamato "ospite" , o meglio, segregato , mentre l'ospitalità vera è ben altra cosa.

Dovette intervenire il consigliere Antonio Bisanti che spontaneamento si accollò la spesa più utgente per permettermi la guida serale del solo faro dello scooter.

Il degrado di un tessuto sociale non si misura soltanto attraverso i grandi scandali o le macroscopiche inefficienze amministrative, ma si insinua nelle pieghe della quotidianità attraverso piaghe silenziose e devastanti. Nel nostro comune, fenomeni come l'alcolismo e le ludopatie rappresentano un'emergenza sociale drammatica, un cancro che logora le famiglie, isola i più fragili e distrugge le nuove generazioni. Di fronte a questa morsa, la risposta delle istituzioni — siano esse laiche o religiose — si traduce troppo spesso in un assordante silenzio complice o in una colpevole indifferenza.

Questa critica si configura, nella sua essenza più autentica, come profondamente costruttiva. Non nasce dal rancore sterile, ma dalla dolorosa consapevolezza di chi ha vissuto sulla propria pelle le scorie di un sistema malato e oggi pretende una svolta radicale.

Proprio per questo motivo, l'istituto dei Padri Trinitari , custodi di un simbolo e di una storia che parlano originariamente di liberazione e riscatto , dovrebbe essere il primo a cogliere questa spinta evolutiva. Evolversi, per un'istituzione religiosa e socio-sanitaria nel Mezzogiorno, non significa trincerarsi dietro diffide legali, zone d'ombra o una carità di facciata ridotta a gestione burocratica. Significa compiere un coraggioso esame di coscienza, abbandonare le logiche del paternalismo e del silenzio complice, e aprirsi a un vero rinnovamento etico, sociale e culturale.

Solo uscendo dai propri recinti autoreferenziali, facendosi carico delle vere emergenze del territorio , dalle piaghe dell'alcolismo, della droga come ultima risorsa e delle ludopatie fino alla dignità calpestata dei soggetti fragili , un ente religioso può sperare di riconquistare una credibilità profetica e di tornare a essere, come recita il suo stesso mandato storico, un presidio di vera umanità e giustizia.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.