TRINITARI-PETESE UDIENZA FISSATA IL 3 DICEMBRE 2026
Oct 29, 2026
Triniari-Petese di Gagliano del Capo udienza fissata dal giudice Alessandra Cesi 3 dicembre 2026 secondo
PETESE DIFESO DA AVV. VINCENZO DE VITTORIO , Via Urso n° 18 – 73014 Gallipoli (Le) ; PEC: vincenzo.devittorio@pec.it ; email: legaledevittoriv@gmail.com - Cell. 392/8225269
Il Comune e il Sindaco Gianfranco Melcarne resta alla finestra, il più fragile finisce in tribunale. Il Petese citato in giudizio per aver passato 7 anni della sua vita dimenticato dal Comune che lo ha collocato dai Padri Trinitari prendendo in giro questi ultimi.
Il Petese anticipa che in nome delle sue figlie e del nonno morto in guerra e partito da Leuca chiederà i danni sia ai Trinitari, sia al Comune con la riconvenzionale in altra sede.
La vicenda di Walter Petese e dei Padri Trinitari di Gagliano del Capo racconta una contraddizione che dura dal 2019: un'emergenza abitativa mai risolta, un'amministrazione rimasta inerte e un conflitto che oggi vede contrapposti chi chiede di rientrare in possesso dei propri locali e chi rischia di perdere anche l'unica sistemazione in cui ha trascorso gli ultimi sette anni.
C'è una domanda che, davanti alla vicenda di Walter Petese e dei Padri Trinitari di Gagliano del Capo, non può essere elusa: come si è arrivati al punto in cui, dopo quasi sette anni, il problema sembra essere diventato soprattutto la persona più fragile?
Petese non racconta di essere arrivato casualmente al convento, né di esservi introdotto clandestinamente. La sua ricostruzione è che, il 25 ottobre 2019, fu collocato nella struttura a seguito di un intervento del Comune, dopo avere perso la precedente abitazione. Da allora quella sistemazione, nata in un contesto di emergenza sociale, è diventata la sua dimora per anni.
Sette anni non sono una parentesi. Sono una parte consistente della vita di una persona.
Tutti sapevano,tutti sapevano che il Petese avrebbe dovuto affrontare la mancanza di spazio,di cucina, di bagno agevole,di lavabo assente, lo sapevano i Trinitari e il Comune, ma per anni hanno fatto finta di niente.
Ora tentano di mischiare le carte o ci provano.
E quando una soluzione provvisoria si prolunga tanto a lungo, la domanda inevitabile riguarda chi avrebbe dovuto impedire che l'emergenza diventasse una condizione permanente.
Il Comune di Gagliano del Capo, secondo quanto denuncia Petese, non è riuscito a individuare una soluzione abitativa alternativa adeguata, nonostante il trascorrere degli anni e le richieste rivolte alle istituzioni. Una contestazione che merita risposte documentate: quali interventi sono stati effettuati, quali alternative sono state valutate e perché non si è arrivati a una soluzione definitiva?
Nel frattempo, Petese riferisce di avere vissuto in condizioni abitative che considera inadeguate alle proprie esigenze, con spazi limitati, servizi insufficienti e una grave compromissione della propria autonomia. Racconta anche di non avere potuto disporre di un ambiente adatto al proprio lavoro e di avere visto ostacolata la possibilità di vivere normalmente il rapporto con le figlie.
Non si tratta di dettagli marginali. Una sistemazione abitativa non è soltanto un tetto sopra la testa: significa privacy, autonomia, dignità e possibilità di mantenere relazioni familiari. Quando sono coinvolte fragilità personali e disabilità, queste esigenze non possono essere liquidate come pretese accessorie.
Eppure, oggi, la controversia è tra i Padri Trinitari e Petese.
La comunità religiosa ha intrapreso un'azione giudiziaria per ottenere il rilascio dei locali. È una circostanza che va distinta dalle responsabilità dell'amministrazione pubblica e che non autorizza, da sola, a formulare giudizi sulle motivazioni dei religiosi. Ma proprio questa contrapposizione rende ancora più urgente una domanda: perché una situazione nata nell'ambito dell'assistenza sociale è arrivata a questo punto senza che si sia trovata una soluzione condivisa?
Se il Comune aveva individuato quella struttura come risposta all'emergenza abitativa, quali iniziative ha assunto negli anni successivi per evitare che l'accoglienza si trasformasse in una sistemazione indefinita? E quali risposte ha dato alle esigenze della persona ospitata e alle eventuali difficoltà della struttura che la accoglieva?
Non basta richiamare genericamente la complessità dei problemi sociali. Non basta nemmeno affidarsi alla disponibilità di una comunità religiosa, come se l'intervento di un soggetto esterno potesse sostituire indefinitamente la responsabilità delle istituzioni.
Il rischio, altrimenti, è che il soggetto pubblico rimanga sullo sfondo mentre il conflitto si consuma tra chi dispone dei locali e chi vi abita. E che la persona più vulnerabile finisca per sostenere direttamente le conseguenze di una mancata soluzione amministrativa.
È questa la contraddizione che merita di essere portata all'attenzione pubblica. Non si tratta di stabilire chi debba essere più indignato, né di contrapporre artificiosamente la fragilità di Petese alle ragioni dei Padri Trinitari. Si tratta di chiedere conto di una vicenda che dura dal 2019 e di capire perché, nonostante il tempo trascorso, non sia stato possibile individuare una risposta abitativa adeguata.
Anche il rapporto con le figlie, che Petese denuncia di non avere potuto vivere normalmente durante questi anni, rende evidente la dimensione umana della questione. La perdita di autonomia abitativa non resta confinata tra quattro mura: può incidere sul lavoro, sulle relazioni, sulla vita familiare e sulla possibilità di progettare il futuro.
Di fronte a tutto questo, l'assenza di una soluzione non può essere considerata un fatto neutro. Occorre verificare gli atti, le richieste presentate, le risposte ricevute e le iniziative effettivamente intraprese dalle amministrazioni competenti. È su questi elementi che devono essere misurate le responsabilità.
Il punto non è chiedere ai Padri Trinitari di farsi carico per sempre di un problema pubblico. Il punto è domandare perché il Comune non abbia risolto per tempo una situazione che oggi coinvolge tanto la persona fragile quanto la comunità che la ospita.
Quasi sette anni sono trascorsi. E mentre la vicenda arriva nelle aule giudiziarie, resta una domanda politica e amministrativa alla quale la comunità di Gagliano del Capo ha diritto di ottenere una risposta: chi avrebbe dovuto intervenire, che cosa è stato fatto e perché non si è arrivati a una soluzione?
Perché l'emergenza può spiegare una sistemazione temporanea. Non può, da sola, spiegare sette anni senza una risposta definitiva.
Chiameró a deporre chi ha sostenuto il falso in tutta questa vicenda.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.