SUL REFERENDUM DI MARZO 2026
Feb 27, 2026
Ritengo che questo referendum sulla giustizia sia ben lontano dall'essere la riforma organica di cui il Paese avrebbe bisogno. Mi appare, piuttosto, come l'ennesimo capitolo del solito "minestrone all'italiana", dove la complessità della materia viene data in pasto a una narrazione politica drogata da appartenenze ideologiche che nulla hanno a che fare con l'efficienza dei tribunali.
Il mio scetticismo non nasce dal nulla, ma dal ricordo di come sono andate le cose in passato, a partire dal referendum sul finanziamento pubblico ai partiti. Nel 1993, la stragrande maggioranza degli italiani votò per abolirlo, convinta di aver dato una sterzata definitiva. Eppure, abbiamo visto come quella volontà sia stata aggirata: il finanziamento è rientrato dalla finestra sotto forma di "rimborsi elettorali", spesso persino gonfiati. È la prova che, in Italia, l'esito di un referendum può essere facilmente neutralizzato o distorto se non c'è un testo rigoroso a blindarlo.
Oggi avverto la stessa precisa manipolazione. Siamo di fronte a un'operazione che, dietro slogan accattivanti, nasconde zone d'ombra inquietanti. Al di là del "sì" o del "no", non vedo garanzie sul cambiamento atteso, ma vedo una nebbia che avvolge le reali conseguenze della riforma. Un esempio lampante è la frammentazione dell'organo di autogoverno: passare da un unico CSM a due CSM distinti (uno per i giudicanti e uno per i requirenti), a cui si aggiungerebbe pure l'Alta Corte disciplinare, non mi sembra affatto una semplificazione.
Anzi, questa triplicazione degli apparati porterebbe inevitabilmente a un aumento della spesa pubblica, con stime che parlano di un raddoppio dei costi attuali (passando da circa 45 a oltre 100 milioni di euro). È paradossale che, in un sistema che lamenta carenza di personale e risorse nei tribunali, si scelga di investire nel moltiplicare poltrone e strutture burocratiche al vertice.
Il punto centrale della mia diffidenza risiede proprio in questa opacità. Non esiste un piano certo sui decreti attuativi: ci viene chiesto di votare su un principio senza sapere come verrà declinato nei dettagli tecnici che contano. Senza testi precisi, il rischio è di firmare l'ennesima cambiale in bianco a una classe politica che potrebbe usare il voto per creare nuovi carrozzoni pubblici, lasciando i cittadini con gli stessi processi infiniti e una giustizia sempre più lontana. Questa mancanza di trasparenza trasforma la democrazia in un labirinto, dove le riforme necessarie restano sommerse da una nebbia di parole che non chiarisce nulla e non garantisce nessuno.
CONSEGUENZA IMPONE CHE TUTTO RIMANE COME E' E CHE VINCA IL NO ! E COMUNQUE SIA LA SFIDUCIA DEI CITTADINI NELLA MAGISTRATURA PERMANE !!! MA CON IL SI E' PEGGIO.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.