STABILICUM, GUIDA PER CAPIRE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
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STABILICUM, GUIDA PER CAPIRE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE

Oct 11, 2026

STABILICUM, GUIDA PER CAPIRE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE DEDICATO AI NEOFITI COME ME, MA SOPRATUTTO ALLE CAPRE DI FACEBOOK

Il punto è questo: se i cittadini scelgono una lista, ma i partiti stabiliscono quali candidati occupano le posizioni privilegiate, una parte determinante della scelta di chi entra in Parlamento rimane nelle mani delle segreterie di partito, anziché degli elettori.

Una legge elettorale stabilisce come i voti si trasformano in seggi e chi, concretamente, entra in Parlamento. Per capire lo Stabilicum bastano tre domande: quanto pesa il voto, come si forma la maggioranza e chi sceglie i parlamentari?

1. Dai voti ai seggi: come funziona il premio di maggioranza?

La riforma combina un sistema proporzionale con un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.

Il premio scatta se la stessa lista o coalizione è la più votata in entrambe le Camere e raggiunge almeno il 42% dei voti validi in ciascuna. Se la soglia non viene raggiunta anche in una sola Camera, il premio non viene assegnato.

Che cosa significa concretamente? Una coalizione che ottiene il 42% dei voti può ricevere, grazie al premio, una maggioranza di seggi, pur non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi.

Il 42% dei voti, quindi, non significa che la maggioranza degli elettori abbia scelto quella coalizione. Il premio modifica il rapporto tra voti e seggi per favorire la formazione di una maggioranza parlamentare.

2. Chi sceglie davvero i parlamentari?

La legge consente di esprimere fino a tre preferenze per i candidati della lista votata, ma mantiene il capolista bloccato, la cui elezione non dipende dalle preferenze individuali.

Facciamo un esempio semplice: se una lista ottiene un solo seggio nella circoscrizione, entra il capolista, scelto attraverso l'ordine stabilito dal partito. Se i seggi sono più numerosi, le preferenze concorrono a determinare quali altri candidati vengono eletti.

Le preferenze permettono quindi ai cittadini di scegliere alcuni candidati, ma non eliminano il potere delle segreterie di partito, che decidono la composizione delle liste e collocano i capilista nelle posizioni privilegiate.

L'elettore sceglie il partito e può indicare alcuni candidati, ma non dispone dello stesso potere di scelta su tutti i parlamentari.

3. È un problema nuovo?

No. Il Mattarellum del 1993 prevedeva un sistema misto con elezione diretta nei collegi uninominali. Il Porcellum del 2005 introdusse liste bloccate su larga scala, mentre il Rosatellum del 2017 combinava collegi uninominali e liste bloccate nella componente proporzionale.

Lo Stabilicum ripropone la questione in una nuova forma: premio di maggioranza, sistema proporzionale e preferenze, mantenendo il vantaggio dei capilista bloccati.

4. La legge è incostituzionale?

Non automaticamente. La Costituzione tutela la sovranità popolare, l'uguaglianza e il diritto di voto. La Corte costituzionale riconosce al legislatore la possibilità di scegliere il sistema elettorale, ma pone limiti alle distorsioni irragionevoli del rapporto tra voti e seggi.

La legittimità della nuova disciplina va valutata sulla base dei suoi meccanismi e dei principi costituzionali. Una critica politica non equivale, da sola, a una dichiarazione d'incostituzionalità.

5. La domanda decisiva: il popolo è davvero rappresentato?

Il Parlamento può essere formalmente legittimo anche quando la maggioranza dei seggi non corrisponde alla maggioranza dei voti. Allo stesso modo, gli elettori possono partecipare regolarmente alle elezioni senza avere la possibilità di scegliere direttamente tutti i parlamentari.

Sono due questioni distinte: da una parte, la distanza fra consenso elettorale e potere parlamentare; dall'altra, il potere delle segreterie nella selezione dei rappresentanti.

La governabilità è importante, ma non può essere l'unico criterio per giudicare una legge elettorale. Occorre considerare anche quanto il risultato rispecchi la volontà degli elettori e quanto spazio rimanga alla loro scelta individuale.

Quando si parla di legge elettorale, ci si concentra sui seggi. Ma la vera salute di una democrazia si misura da quanto sia facile, per una nuova voce, entrare in lista.

​Il taglio da 700 mila a 450 mila firme per i partiti non parlamentari viene spacciato per un compromesso. In realtà è una barriera: raccogliere quasi mezzo milione di firme in poche settimane richiede una macchina organizzativa ed economica che solo i grandi apparati possiedono. Intanto, i partiti già al potere godono di esenzioni e pass automatici.

​L’opposizione di Rifondazione Comunista solleva un punto centrale: con la scusa di evitare la frammentazione, si blindano i palazzi. Trasformare le elezioni in un club a numero chiuso non garantisce stabilità, ma rende le istituzioni solo più distanti e intolleranti al cambiamento.

Il voto non è soltanto una scelta di partito: è il mezzo attraverso il quale la sovranità popolare si traduce in potere politico. La domanda da porsi è quindi semplice: se i partiti decidono chi occupa le posizioni privilegiate e il premio amplia il peso parlamentare della coalizione vincente, quanto potere effettivo rimane ai cittadini nella scelta dei propri rappresentanti?


TRAVAGLIO E LA NUOVA LEGGE ERETTORALE

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