SMARE' O EL PARDO, PIRELLI FIGLIO , PADRE O ALTRO ?
May 24, 2026
C’è una categoria di persone che sembra vivere in una bolla spazio-temporale tutta loro e gioca sulle ambiguità di una cartellonistica abusiva. Sono i figli del potere, gli ex amministratori, i discendenti di un’aristocrazia politica, le persone che disprezzano la cosa pubblica per un guadagno personale, unico "valore" morale a Leuca. che ha confuso, nel tempo, la gestione della cosa pubblica con l’estensione del proprio salotto di casa.
Il loro tratto distintivo non è solo l’abuso; è la patetica pretesa di superiorità morale con cui cercano di rivestirlo.
Il paradosso del cartello abusivo
Prendiamo l’esempio più banale eppure più rivelatore: l’occupazione del suolo pubblico. In un Paese che soffoca sotto il peso di una burocrazia asfissiante, questi signori decidono che per loro le regole non valgono. Piazzano cartelli, delimitano spazi, si appropriano di metri quadrati che appartengono alla collettività e poi fanno gli offesi, si ritirano dalla comunità e dettano agli altri i comportamenti giusti o sbagliati senza contraddittorio. E quando un cittadino chiede conto di tale prepotenza, non rispondono con documenti o autorizzazioni. No, rispondono con l'offesa.
Si sentono "offesi" perché osi disturbare il loro piccolo feudo. Usano il vittimismo come arma di distrazione di massa: ribaltano la realtà, accusando chi chiede legalità di essere "aggressivo", "maleducato" o, peggio, mosso da "invidia sociale".
La maschera della superiorità
È un meccanismo psicologico elementare, ma devastante. Chi è cresciuto all'ombra del potere politico – o chi lo ha esercitato per anni – ha sviluppato l'idea che la legge sia un suggerimento facoltativo, mentre la "morale" sia uno strumento da brandire contro gli altri.
Ti faranno la predica sui valori, sul rispetto del decoro o sull'importanza del buongusto. Lo faranno con il tono di chi siede su un piedistallo, dimenticando però che il loro piedistallo è costruito sui detriti del bene pubblico. La loro morale è a senso unico: pretende obbedienza dagli altri, ma si auto-assolve da qualsiasi dovere verso la comunità.
Il tempo della tolleranza è scaduto
Siamo stanchi di questa recita. L'autorità non deriva dal cognome, non deriva da un incarico politico che fu, e certamente non deriva dalla capacità di occupare abusivamente uno spazio pubblico. L'autorità – quella vera – deriva dal rispetto della legge, un concetto che questa classe di "intoccabili" sembra aver rimosso dal proprio vocabolario.
A tutti coloro che si sentono offesi quando la realtà bussa alla porta e chiede di vedere le carte: sappiate che il vostro vittimismo non sposta di un millimetro la sostanza dei fatti. Un abuso è un abuso, e nessuna lezione di moralità potrà mai trasformare un atto illegale in un atto lecito.
La vostra epoca di impunità verbale è finita. Quando il suolo pubblico viene calpestato, non c'è "storia personale" o "blasone politico" che tenga. Restano solo i fatti, la burocrazia e il dovere di denunciare chi pensa, ancora oggi, che lo spazio comune sia un privilegio privato.
Il decoro urbano non si difende con le parole, ma con il rispetto delle regole. E per chi si sente "offeso" dalla legalità, la porta è aperta: basta uscire dal suolo pubblico che avete occupato.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
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