RIZZO: IL COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE
RIZZO: IL COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE
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RIZZO: IL COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE

Mar 31, 2026

RIZZO: IL COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE

Assessore Luigi Rizzo, membro della giunta Petracca a Castrignano del Capo, è insignito di un titolo cavalleresco religioso piuttosto particolare: Cavaliere del Santo Sepolcro. La situazione è complessa, perché mette in collisione la responsabilità civile legata al ruolo in Giunta con un’identità religiosa cavalleresca che porta con sé precise aspettative morali e simboliche.

Appartenere all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme non è solo un’onorificenza: la missione principale dell’Ordine è il sostegno alle comunità cristiane in Terra Santa e la promozione della pace nella regione. Da un Cavaliere ci si aspetterebbe, se non una presa di posizione politica diretta, almeno una voce chiara sulla crisi umanitaria e sulla tutela dei luoghi sacri. Del resto, di recente la polizia israeliana ha impedito a Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e a un frate cristiano, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro mentre si dirigevano alla Messa della Domenica delle Palme, un gesto definito dalle autorità ecclesiastiche come un precedente senza eguali da secoli, e che ha suscitato forte risonanza internazionale. (corriere.it)

Nel contempo, il ruolo in Giunta porta con sé logiche di prudenza politica. Un amministratore locale può sostenere che la sua competenza riguardi bilanci e infrastrutture più che questioni geopolitiche. Prendere posizione sul conflitto israelo‑palestinese oggi è estremamente polarizzante, e il timore di scontentare l’elettorato o creare attriti nella maggioranza può frenare anche le voci più sensibili.

Ma al di là della prudenza istituzionale, Rizzo si dimostra un vero e proprio burattino: non partecipa attivamente alle decisioni di Giunta, limitandosi a seguire l’andamento degli eventi senza influire sulle scelte concrete. Se poi il silenzio persiste anche di fronte a sollecitazioni evidenti, la percezione pubblica tende inevitabilmente a trasformarsi in accusa di opportunismo.

È difficile vantarsi di un Ordine che porta “Gerusalemme” nel nome e poi ignorare il conflitto più sanguinoso degli ultimi decenni o episodi concreti come il rifiuto dell’ingresso alla Chiesa più sacra del cristianesimo. Il rischio è perdere autorevolezza: un politico che sfoggia titoli etici e religiosi ma non li traduce in azione concreta appare più un collezionista di medaglie che un uomo di valori, e un burattino che si limita a muoversi dietro le quinte della politica.

In sintesi, guardare a questa posizione come ignavia è comprensibile. La prudenza istituzionale può essere giustificata, ma mantenersi neutrali di fronte a una crisi umanitaria di tale portata, con segnali concreti di restrizioni che riguardano persino il diritto alla preghiera nei luoghi sacri, rischia di svuotare di significato il mantello da Cavaliere indossato nelle cerimonie ufficiali. In politica, come nella fede, i simboli pesano: se decidi di indossarli, devi essere pronto a sostenere il loro peso anche quando il clima si fa rovente. Altrimenti, resta solo folklore.

Gli ignavi sono collocati da Dante nell'Antinferno (Vestibolo, Canto III), l'area precedente il fiume Acheronte, poiché disprezzati sia da Dio che dai demoni. Si definiscono ignavi coloro che non scelsero né il bene né il male, vivendo per sé stessi senza ideali. Il loro contrappasso è correre eternamente dietro a un'insegna bianca, punti da vespe e mosconi, con il sangue nutre vermi.


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