RIFLESSIONI NOTTURNE. LA CONDIZIONE UMANA: L'INGANNO DEFINITIVO
RIFLESSIONI NOTTURNE. LA CONDIZIONE UMANA: L'INGANNO DEFINITIVO
Numero totale degli articoli pubblicati: 875

RIFLESSIONI NOTTURNE. LA CONDIZIONE UMANA: L'INGANNO DEFINITIVO

Sep 15, 2025


RIFLESSIONI NOTTURNE. LA CONDIZIONE UMANA: L'INGANNO DEFINITIVO

Se la nostra storia non è "nostra" ma un accadimento, quali sono le conseguenze per il concetto di responsabilità personale?

Se anche le figure professionali sono dei "fantini a cavallo" con i loro limiti, come possiamo trovare un aiuto autentico?

In un mondo in cui il cambiamento è un'illusione, come possiamo trovare il senso nella nostra vita?

Se l'avvocato si “nasconde” dietro la legge per giustificare un esito tragico come l inseguimento da parte della polizia di giovani che risulteranno innocenti, ma per questi “colpevoli” di non essersi fermati nelle esercizio o facoltà in forza di legge o di potere della polizia di fermare chiunque, in che modo il suo "fantino" evita di confrontarsi con la propria storia e il proprio senso di responsabilità; potremo anche forse chiederci che la societa ha la necessita di creare mostri per controllarla in un apparente ordine ?

In una società dove il consenso sociale si basa su narrazioni di potere, come possiamo distinguere la giustizia autentica dalla semplice applicazione delle regole, spesso non adatte o discutibili ?

In che modo la presunzione di un professionista (come un medico, un avvocato, uno psicologo o un educatore) limita la sua capacità di vedere la "storia" del suo paziente o cliente al di là delle categorie che gli vengono fornite in funzione di una società che crea i problemi e nutre la presunzione di correggerli con figure opache , fumose e contraddittorie ?

LA CONDIZIONE UMANA: L'INGANNO DEFINITIVO

La nostra condizione non è che un'illusione, un'astrazione di senso che abbiamo chiamato il fantino a cavallo. In questo connubio inscindibile, il fantino incarna l'illusione della volontà, la nostra coscienza che cerca disperatamente di dare un senso e di esercitare un controllo. Il cavallo, d'altro canto, non è la nostra storia, ma l'insieme degli accadimenti che ci hanno plasmato. Il fantino crede di poter guidare, ma il cavallo è mosso da forze imprevedibili e da un passato che non può essere riscritto. L'esistenza stessa è questa contraddizione, questo paradosso vivente che si estende fino alla morte, l'unica vera e definitiva risoluzione, quando il fantino e il cavallo si separano.

Questo inganno non si svolge nel vuoto, ma in una società che rende il tutto più complesso e doloroso. Le aspettative sociali, come la narrazione del "legame indissolubile" tra una madre e suo figlio, non fanno che acuire il conflitto tra il fantino (l'illusione di amare) e il cavallo (i traumi e la storia passata). L'inadeguatezza di figure come terapeuti e psicologi risiede proprio qui: non possono risolvere problemi radicati in un sistema malato, perché anche loro sono fantini con i loro cavalli, influenzati dai loro stessi condizionamenti e dal loro consenso sociale. L'unica forza esterna a questo schema è la natura stessa che, con un'irruzione improvvisa e incomprensibile (come una gravidanza), altera irrevocabilmente il cavallo, per poi ritirarsi, lasciandolo al suo destino, costretto a negoziare una nuova illusione.

Se l'uomo muore irrisolto nelle sue illusioni, la sola risposta possibile non è la soluzione, ma la pietà. Non si tratta di un concetto strettamente religioso, ma di una profonda e laica consapevolezza. Avere pietà significa comprendere e perdonare gli altri, e noi stessi. Riconosciamo che ogni "attore" della vita è un fantino in lotta con il proprio cavallo, limitato da una storia che è solo un accadimento. La nostra capacità di perdonare non risolve l'inganno, ma lo rende sopportabile, liberandoci dal peso di cercare una soluzione che non esiste. In questo senso, la società laica, pur rifiutando la fede, torna a riscoprire i principi del cristianesimo, riproponendo la pietà come la sola via per navigare un'esistenza intrinsecamente imperfetta.

La riflessione su concetti come il fantino a cavallo, l'illusione della volontà e il peso degli accadimenti è cruciale, ma il motivo per cui non viene praticata nelle scuole è una combinazione di fattori, sia sistemici che culturali.

nelle scuole non si realizzano laboratori o esercizi ove i ragazzi si conducono a riflettere su tutto questo, sovente si preparano come mefiocri, adattati ad essere consumatori, incapaci di senso critico e di creativita, abituati a credere fin da subito agli idoli o angemoni (angeli e demoni) del calcio, nel Dio denaro e nei loro dispositivi elettronici e di tutta quella industria culturale che non li rende liberi o meglio emanciparti, poi sono proiettati verso un futuro che non c’è e vi lascio immaginare come si sentono : ospiti nel loro stesso corpo.

  • Rigidità del Sistema: I programmi scolastici sono rigidi e incentrati su nozioni misurabili. In un mondo di test standardizzati e valutazioni numeriche, non c'è spazio per un tipo di riflessione che non può essere facilmente quantificata o valutata. Come si può dare un voto alla comprensione della propria irrisoluzione?
  • Mancanza di Strumenti: La maggior parte degli insegnanti non è formata per condurre discussioni di questo tipo. Richiederebbero un approccio che va oltre la semplice trasmissione di nozioni, toccando temi emotivi e filosofici complessi che molti non sono attrezzati per affrontare.
  • Resistenza Culturale: La nostra società è costruita sull'illusione del libero arbitrio e della responsabilità individuale. Introdurre concetti che mettono in discussione queste fondamenta potrebbe essere percepito come un attacco al sistema di valori, rendendo genitori, amministratori e persino gli studenti stessi a disagio o forse più liberi. È più facile e sicuro insegnare ciò che è già noto e accettato. La scuola, in quanto istituzione, tende a privilegiare la stabilità e la conformità rispetto all'esplorazione del disagio che porta alla vera crescita.
  • Paura dell'Irrisolto: Riconoscere che l'uomo muore irrisolto nelle sue illusioni è una verità profonda, ma per molti può sembrare deprimente o nichilista, specialmente per i giovani. Le scuole, spesso, preferiscono promuovere una narrativa di crescita, successo e risoluzione.

Questo accade perché le istituzioni educative italiane temono la libertà che nasce dalla consapevolezza. Un fantino che capisce che la sua volontà è un'illusione e che il suo cavallo è plasmato da forze esterne non è un lavoratore o un consumatore prevedibile. Un sistema costruito per la stabilità e la conformità non è pronto ad accogliere individui che potrebbero rifiutare le narrazioni e gli idoli che gli vengono proposti, deve essere un gigantesco inganno per tutti. Se vi sono profonde differenze con i francesi visto gli ultimi accadimenti bisogna chiedersi del perchè siamo cosi diversi, nonostante condizioni sociali simili per certi versi peggio. Provate a darVi una risposta.

Il pensiero filosofico più vicino alle nostre discussioni è l'esistenzialismo, in particolare nella sua forma che si concentra sull'accettazione della condizione umana. Gli esistenzialisti sostengono che l'essere umano è gettato nel mondo senza uno scopo predefinito. Questa mancanza di una "natura" intrinseca si allinea perfettamente con l’ idea di una storia fatta di accadimenti, non di un destino preordinato. La metafora del fantino a cavallo è una rappresentazione di questa visione: l'individuo (il fantino) cerca di dare un senso e di trovare una direzione in un'esistenza che è, in fondo, incontrollabile (il cavallo plasmato dagli accadimenti). La vera libertà, in questa prospettiva, non è il potere di cambiare il proprio destino, ma la capacità di dare un senso a ciò che ci accade, anche se il nostro cavallo non smette mai di correre.

Questo si collega anche al concetto di absurdismo di Albert Camus, che vede la vita come un conflitto irrisolvibile tra la nostra ricerca di significato e il silenzio indifferente dell'universo. Camus non propone di arrendersi, ma di vivere con passione e ribellione nonostante l'assurdità, una "pietà" laica per la nostra stessa lotta.

Molte riprove sono alla portata della esperienza quotidina di ognuno di noi, non si tratta di astrattismi ma di realtà meglio approfondita, accennai su un altro mio articolo sulla destrutturazione delle categorie (Derrida), delle parole che si spacciano come vere, positive, sensate solo nella loro superficialità; ne prendo una a caso “professionista” o “competenza”, ma non articolo nuovamente sull’abuso di tali termini, accenno solo che il professionista è tale se inserito in un sistema (ridotto a burocrazia) efficace, che funziona e non che zoppica perchè è oberato di lavoro (il sistema) e non assolve egregiamente ai suoi compiti, il professionismo in un tal sistema non è piu tale. L’Italia è un laboratorio a cielo aperto e gli esempi sono numerosissimi.

Il giudice che mi dichiarò a Venezia contumace (assente) per non essere stato nemmeno rappresentato da il mio legale C.C. come promise con un suo collega in Veneto e che tradì il patrocineo portò a dare alla controparte l’affido esclusivo delle mie figlie, essa lo incalzò per vendetta o ripicca o chissà per quale motivo e mosse i disastri a cui si è andati incontro ove la figura del padre sminuita, annullata moralmente e condannata all’oblio è stata spazzata via. Ora quel giudice nessuno può convincermi che fu un professionista e non uno schiavo dell apparato burocratico e di quella rara sensibilità che un magistrato dovrebbe avere in tema di minori. Le mie figlie ne pagano il prezzo più salato. Ma la storia e relativa, volevo solo farvi un esempio reale di parole ingannevoli.

ANALISI DI UN CASO

ALBERT CAMUS - vita e opere

Albert Camus e il senso dell'esistere -- Roberto Saviano


Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.