LO STATO DELLA MATERIA UMANA
Feb 12, 2026
Se Zygmunt Bauman aveva teorizzato la "liquidità" come l'incapacità delle strutture sociali di mantenere una forma, oggi assistiamo all'evoluzione estrema di quel processo: la liquidazione della coscienza stessa. Siamo passati da una società solida, fatta di luoghi e tempi definiti, a una realtà dove il dispositivo tecnologico non è più uno strumento, ma una protesi cognitiva che frammenta l'individuo.
La coscienza umana, che per millenni si è formata nell'attrito sensoriale con il mondo, nell'hic et nunc del qui e ora, è stata proiettata in una delocalizzazione perenne. Questo fenomeno altera le relazioni e la capacità naturale di stare nel mondo con i propri sensi, sostituendoli con le appendici imposte dalla tecnologia. Silenziosamente, si afferma un dramma senza precedenti e una deriva dell'uomo che abita costantemente un'assenza, proiettato nei media consultabili in ogni momento, molto più di quanto accadesse nell'epoca ormai arcaica della TV generalista.
Questo disorientamento antropologico genera un sentire inadeguato, un’incapacità di percepire la nostra profonda natura. Si crea così un'alterità che produce fragilità invisibili ma pericolose, dove l'altro smette di essere un prossimo per diventare un'immagine piatta sullo schermo.
Molti fatti di cronaca odierni trovano una correlazione diretta con questa alterazione: dall'indifferenza di chi filma una tragedia invece di intervenire, alla perdita del senso del limite, tutto è sintomo di una strage dell'umano.
Un sistema così strutturato non si limita a tollerare tale disagio, ma lo trasforma nell'alimento necessario per giustificare la propria espansione. Il disorientamento dell'individuo diventa la "materia prima" per un'architettura di controllo: ti si rende fragile per poi venderti la soluzione sotto forma di protocolli, algoritmi o assistenza burocratica, trasformando la tua perdita di autonomia nella solida sopravvivenza del potere stesso.
In questo vuoto pneumatico della coscienza, assistiamo al pullulare di psicologi e "tecnici dell'anima" che si propongono in rete incessantemente.
La fiducia che oggi viene data a questi saltimbanchi della psiche in assenza di episteme era impensabile solo dieci anni fa e rappresenta l'ultima tappa della delega totale. Non si cerca più la verità o la guarigione, ma tecniche di adattamento per continuare a funzionare in un mondo alienante. Questi professionisti della "pillola digitale" mercificano la fragilità, insegnando a gestire l'ansia o altro senza mai metterne in discussione le cause sistemiche. È un totalitarismo terapeutico che anestetizza la rivolta interiore e trasforma ogni dolore in una patologia individuale da curare, espropriando l'uomo della propria esperienza vissuta.
Tale meccanismo pone immediatamente nel fallimento qualsiasi proposta politica che non appaia fisicamente per strada e nel quotidiano, ma resti mediata in un dibattito vuoto e a veloce combustione.
Siamo di fronte a una dinamica storica che evoca spettri del passato: come il nazismo ebbe a nascere o essere accettato dalle masse tedesche poiché dava una speranza in un mondo posto in crisi, oggi accadrà qualcosa di simile attraverso la delega al sistema tecnologico e sanitario. Quando l'uomo perde il proprio radicamento e vive in uno stato di inadeguatezza perenne, diventa terreno fertile per chiunque prometta un ordine, anche se quell'ordine coincide con la sua definitiva sottomissione. La politica attuale, ridotta a una passerella di personaggi costantemente filtrati dagli schermi e lontani dal vissuto reale, gioca esattamente su questo vuoto.
È una distanza siderale che segna il declino definitivo, il conto presentato dalla tecnologia di cui il Novecento ci mise profeticamente in guardia: da Heidegger e l'uomo ridotto a "fondo", a Pasolini e alla mutazione antropologica, fino a Günther Anders e alla nostra antiquatezza di fronte alle macchine.
Il saldo finale è la morte dell'esperienza. Dieci milioni di poveri compressi dalla società sono destinati ad aumentare, mentre ogni possibilità di sabotaggio o di organizzazione viene cancellata dal costo proibitivo del dissenso, che ha relegato al silenzio le forze nuove e gli intellettuali. Se qualcuno conserva ancora la possibilità di operare liberamente, è solo quella piccola parte di ricchi che detiene i mezzi materiali, mentre la massa rimane schiacciata in un presente di pura sopravvivenza digitale e radicate convinzioni in definitiva : sogni ed illusioni. L'organizzazione richiede risorse che sono state sottratte, e il dissenso viene riassorbito come rumore di fondo.
Il destino di questa massa crescente, privati della capacità di incidere sulla realtà e frammentati nella coscienza, è quello di spegnersi nel silenzio.
Un silenzio che avvolge il singolo e la collettività, dove la consapevolezza dell'inganno resta l'ultimo, amaro rifugio prima della definitiva irrilevanza.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
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