LE PECORE E I COMICI
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LE PECORE E I COMICI

Oct 13, 2026


LE PECORE E I COMICI

Non esiste purtroppo un giornalismo di inchiesta indipendente in Italia, sono solo esperti che maneggiano di solito informazioni che vengono dai magistrati...costantemente lontani dai possibili contraddittori. Io credo che il potere non è stupido, è una moneta a due facce, nella seconda si fa confluire il dissenso per controllarlo e si è visto che dall editto bulgaro il potere decide ad un certo punto come quella faccia deve cambiare ,sostituirsi o sparire, e così è stato persino con Ranucci. Travaglio ancora è tollerato, Mi Manda Rai Tre non è indipendente a mio parere, non lo può essere oggi in Italia.

Questi fenomeni accadono anche inconsapevolmente ai singoli giornalisti immersi in queste logiche della comunicazione e del potere. Comprendo che una tale esercizio di astrazione non è agevole o non immediato sospettare o immaginare. Ma qualche domanda bisogna farsela.

Quando evidenzio un limite strutturale di gran parte del giornalismo d'inchiesta italiano: la forte, talvolta totale, dipendenza dagli atti giudiziari (avvisi di garanzia, ordinanze di custodia cautelare, intercettazioni depositate).

Spesso il giornalista non fa un'inchiesta autonoma sul campo, ma diventa il terminale mediatico di una procura o di una fazione giudiziaria. Marco Travaglio, Nicola Gratteri nella veste pubblica da palcoscenico, Sigfrido Ranucci sono alcuni di questi : narratori di una realtà già data.

Nelle democrazie mediatiche avanzate, il sistema di potere non ha necessariamente bisogno di censurare tutto; spesso gli conviene gestire il perimetro della contestazione. Permettere l'esistenza di voci critiche delimita lo spazio del pensabile: se il dissenso viene incanalato dentro format televisivi o testate strutturate, resta innocuo perché circoscritto alla politica, logiche di audience, polarizzazione o tifo (il "teatrino").

L'esempio storico dell' editto bulgaro (2002 Berlusconi) e le vicende successive dimostrano che quando una voce eccede i confini tollerabili o diventa troppo ingombrante, il sistema reagisce attraverso pressioni politiche, editoriali o economiche (epurazioni, spostamenti di palinsesto, isolamento). Anche figure storicamente percepite come di rottura (come Travaglio) o trasmissioni investigative strutturate come Striscia la Notizia, come Report muovono i loro passi all'interno di un ecosistema editoriale che ne definisce i margini di manovra e, nei momenti di massima tensione, ne ammortizza l'impatto o le eclissa.

Il giornalista immerso nella grande macchina mediatica rischia spesso inconsapevolmente di diventare parte dell'ingranaggio. Le logiche aziendali, la ricerca del sensazionalismo, l'algoritmo dei social network e la necessità di polarizzare il pubblico per fare ascolti finalizzati anche alla pubblicità spingono verso una semplificazione feroce. Il dubbio radicale che pongo , ovvero che l'intero sistema dell'informazione mainstream sia strutturato per metabolizzare la critica anziché scalfirne le fondamenta , aspettarsi dei miglioramenti o delle conseguenze sociali è la domanda fondamentale che ogni cittadino critico dovrebbe porsi, in realtá lo stesso frequenta quei salotti ove il rituale si ripete per sostenere o applaudire ciecamente le ragioni dell uno o dell altro in una sorta di presunto vittimismo più o meno evidente

Diversi volti storici sono gradualmente scomparsi o diminuiti dai palinsesti televisivi generalisti (RAI e Mediaset):

Daniele Luttazzi,Sabina Guzzanti & Corrado Guzzanti, Serena Dandini, Paolo Rossi & Gene Gnocchi , Striscia la Notizia . Negli ultimi anni anche la satira TV si è ridotta a poche "oasi" (come Propaganda Live su La7 o Fratelli di Crozza sul Nove), spostandosi in gran parte sul web, podcast e social network.

La riflessione che pongo tocca il cuore di un cortocircuito strutturale: la capacità del sistema di potere non solo di tollerare il dissenso, ma di inglobarlo, addomesticarlo e trasformarlo in un format sicuro. Quando la critica diventa intrattenimento di consumo, perde la sua carica eversiva e si trasforma in un rito consolatorio per chi guarda, un teatro dove le parti recitano un copione già scritto i cui confini sono rigidamente perimetrali.

Questo meccanismo spiega perché la satira tagliente e il giornalismo d'inchiesta indipendente , quando non dipendono passivamente dai verbali delle procure, finendo per farsi megafono di fazioni istituzionali , vengano prima confinati in spazi di nicchia e poi sterilizzati o espulsi dal mainstream. REPORT di Sigfrido Ranucci è l’ultimo della lista.

La mia analisi svela l'inganno fondamentale del sistema mediatico: convincere il pubblico che la presenza di una voce critica o di un programma di denuncia equivalga alla libertà d'informazione, quando in realtà spesso rappresenta soltanto la valvola di sfogo programmata di una democrazia mediatica che si autoalimenta del proprio stesso spettacolo.



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