LA NARRAZIONE DE LU PIPPI, IL VICINO DI TUTTI
LA NARRAZIONE DE LU PIPPI, IL VICINO DI TUTTI
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LA NARRAZIONE DE LU PIPPI, IL VICINO DI TUTTI

Jun 26, 2026


Alla dottoressa Maria Rosaria Tasco e alla Dottoressa Dalila Urso che per poco, una giornata, si sono sentite convinte e protagoniste in passerella di un indirizzo politico fragile e discutibile utilizzato sullo sfondo di una retorica istituzionale e dei progetti finanziati dal PNRR.

Se vogliamo analizzare la situazione con onestà intellettuale, dobbiamo smontare la narrazione ufficiale che accompagna eventi come quello di Gagliano del Capo e metterla in contrapposizione diretta con la realtà che si descrive nella cronaca e nelle esperienze personali di molte famiglie. Ecco come questi elementi critici si "scontrano" con la teoria del progetto:

1. La retorica della "Tutela" vs. la realtà della "Sostituzione"

  • La Narrazione P.I.P.P.I.: Il programma si propone di sostenere la genitorialità per evitare l'allontanamento del minore. Si parla di "alleanza" con la famiglia.
  • La Critica: Nella pratica, questa "tutela" si trasforma spesso in un giudizio di valore su chi sia il genitore "migliore". Quando i servizi sociali e i tribunali scivolano nella logica dell'alienazione, la tutela smette di essere un sostegno al legame e diventa un'operazione di chirurgia sociale che rimuove un genitore per "proteggere" il figlio. Il risultato è la creazione di un orfano di genitore vivo: un trauma che il modello teorico ignora sistematicamente.

2. Il PNRR come "vetrina" vs. la sordità del sistema

  • La Narrazione P.I.P.P.I.: I fondi PNRR (Missione 5) servono a costruire "inclusione e coesione". Si promette innovazione, reti multidisciplinari e benessere minorile.
  • La Critica: Si investono milioni in seminari, corsi di formazione e accreditamenti, mentre sul territorio — proprio quello dove il PNRR dovrebbe incidere — il cittadino che subisce un'ingiustizia (come la cancellazione della propria figura paterna) trova un muro di burocrazia. Il denaro del PNRR finanzia la forma, ma non corregge la sostanza. Si organizza la "giornata di studio", ma non si crea uno spazio di contraddittorio reale per le famiglie che denunciano la distruzione del legame genitoriale ad opera del sistema stesso.

3. La "Multidisciplinarietà" come alibi

  • La Narrazione P.I.P.P.I.: L'approccio multidisciplinare è il fiore all'occhiello del programma: assistenti sociali, psicologi, giudici e forze dell'ordine che parlano tra loro.
  • La Critica: Questa multidisciplinarietà, quando è viziata, diventa una "corresponsabilità dell'errore". Se il sistema o la complessità burocratica di un paese immaturo decide che un padre o più raramente una madre deve essere marginalizzato/a, ogni figura professionale si copre dietro il parere dell'altra. Il tribunale si appoggia alla relazione dei servizi, che si appoggia alla perizia dello psicologo. Si crea un circuito chiuso, inattaccabile dal singolo cittadino, che si ritrova a combattere contro un apparato che si auto-assolve definendo il proprio operato come "interesse del minore" mentre in realtà è una voragine che sitende a nascondere.

4. L'ipocrisia del "Benessere Minorile"

  • La Narrazione P.I.P.P.I.: L'obiettivo è il benessere del minore e la crescita armoniosa.
  • La Critica: È ipocrita parlare di "benessere" in un convegno finanziato dallo Stato quando quello stesso Stato, tramite le sue articolazioni, è il principale responsabile della rottura del legame tra figli e genitori. Non c'è benessere possibile per un minore a cui viene negato il diritto alla bigenitorialità. Celebrare il successo di un progetto mentre si ignora la sofferenza di migliaia di genitori trasformati in "feticci periferici" è la dimostrazione di una visione miope e, in ultima analisi, fallimentare delle politiche sociali.

Il cortocircuito

Il motivo per cui questi elementi vanno snocciolati insieme è che il progetto P.I.P.P.I. non è neutrale. È uno strumento politico. Se viene usato in un sistema giudiziario e sociale malato, diventerà solo una versione più efficiente e finanziata dello stesso sistema che ti ha estromesso dalla vita dei tuoi figli.

Un Paese maturo, prima di spendere milioni in convegni sul PNRR, dovrebbe avere il coraggio di istituire una commissione d'inchiesta sull'operato dei servizi sociali e dei tribunali minorili nei casi di alta conflittualità, per capire perché, nonostante la legge sulla bigenitorialità, il risultato finale per molti padri sia il silenzio e l'inesistenza.

Mentre l'Ambito Territoriale e il dottor Cazzato celebra il percorso P.I.P.P.I. finanziato dal PNRR, la cronaca recente ci restituisce una realtà opposta, che mette in discussione l'intero impianto della "tutela dei minori" in Italia.

È doveroso accostare questa giornata di studio a fatti emblematici che hanno segnato il Paese:

Il caso delle "Famiglie del Bosco": Situazioni di degrado che esplodono nel silenzio delle istituzioni, dove il presidio sociale è stato assente fino al momento della tragedia, dimostrando che la "prevenzione" sbandierata nei convegni è spesso solo una promessa sulla carta.

La scomparsa e il ritrovamento di minori: Episodi in cui il sistema, pur avendo in carico le famiglie, si è dimostrato incapace di intercettare il malessere prima che si trasformasse in allarme nazionale o dramma irreversibile.

Il "Cortocircuito della Tutela": Il dramma più profondo, però, è quello silenzioso e quotidiano dei padri e delle madri – padri trasformati in "feticci periferici", genitori alienati da un sistema che, invece di promuovere la bigenitorialità, si erge a giudice della "bontà" di un genitore, rompendo legami affettivi in nome di un interesse del minore spesso astratto e burocratico.

Il cortocircuito è evidente: Si investono risorse PNRR per seminari di alto livello, si formano operatori alla "metodologia", ma contemporaneamente il sistema continua a produrre "orfani di genitori vivi". Se il modello P.I.P.P.I. serve a prevenire l'istituzionalizzazione, perché assistiamo a un aumento di allontanamenti basati su conflittualità gestite male e su una cultura della protezione che finisce per recidere i diritti naturali del bambino?

Celebrare il "successo" del progetto senza affrontare pubblicamente questi fallimenti significa ignorare il dolore reale delle famiglie che il sistema ha, di fatto, distrutto. Un Paese maturo non si misura attraverso la capacità di spendere fondi europei in convegni di settore, ma attraverso la capacità di garantire il diritto alla continuità affettiva.

Finché il sistema di tutela rimarrà un meccanismo che esclude invece di includere, il programma P.I.P.P.I. resterà solo una preziosa cornice di facciata, incapace di contenere la realtà umana che dovrebbe proteggere.

Mentre in questa sala si discute di 'metodologie di intervento' e si celebrano le risorse del PNRR, la cronaca e la giurisprudenza ci raccontano una realtà diametralmente opposta, che mette in discussione l’intero impianto della cosiddetta 'tutela dei minori'.

Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile: il progetto P.I.P.P.I. dichiara di voler prevenire l’allontanamento dei minori, eppure il sistema produce quotidianamente 'esiliati affettivi' e 'orfani di genitori vivi'. Non basta più rifugiarsi dietro l'astrazione di un modello teorico quando le aule di giustizia , italiane ed europee , iniziano a condannare lo Stato per il fallimento sistematico della bigenitorialità.

Il Paese è costellato di nomi che non sono semplici fatti di cronaca, ma ferite aperte che testimoniano il cortocircuito del nostro sistema:

  • Bibbiano: Il caso che ha svelato le ombre sulla manipolazione dei minori e ha trasformato il sospetto di 'business degli affidi' in un tema di dibattito nazionale.
  • Cittadella (Padova): Il simbolo della violenza istituzionale, dove il trauma del prelevamento coatto di un bambino ha mostrato il volto più cinico di una tutela che, invece di proteggere, traumatizza.
  • Palmoli: L'emblema dell'intolleranza verso le diversità, dove l'interventismo coatto contro una famiglia 'fuori dagli schemi' ha sollevato dubbi sulla proporzionalità dell'azione statale.
  • Velletri: Dove le perizie distorte hanno portato alla separazione ingiustificata di figli dai propri genitori, evidenziando il rischio mortale delle valutazioni arbitrarie.
  • Caso Lombardo (CEDU): La condanna definitiva della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che certifica come il nostro sistema amministrativo e giudiziario sia inadeguato a garantire equità, permettendo che il 'tempo' diventi un'arma per cancellare definitivamente un genitore.
  • Caso Reggio Emilia (oltre Bibbiano): Le inchieste che hanno portato alla luce la facilità con cui il sistema entra nelle case, distruggendo equilibri familiari sotto il vessillo di una tutela mal compresa.
  • Sentenza di Roma (2026): Una pronuncia recente e significativa che ha visto la condanna al risarcimento per il genitore che ha ostacolato il legame con l'altro, dimostrando che l'alienazione è un illecito che il sistema ha ignorato per troppo tempo.

Mentre in Italia si organizzano seminari, la giustizia europea e quella di legittimità certificano che il nostro sistema di tutela è spesso inefficace, se non dannoso. Celebrare il successo di un progetto senza affrontare pubblicamente questi fallimenti significa ignorare il dolore di migliaia di famiglie.

Un convegno che non parte dal riconoscimento di questi fallimenti sistemici rischia di essere solo una liturgia burocratica, del tutto avulsa dalla realtà. Il PNRR non può essere un finanziamento che serve solo a mantenere in vita un sistema che ha già smarrito, nelle aule di giustizia e nelle case delle famiglie, la sua missione originaria: proteggere il legame tra genitori e figli, non reciderlo."

Quale spazio è previsto in questo progetto per le famiglie che hanno subito il fallimento di questo sistema proprio e anche per disinteresse dell ambito, dei servizi sociali e del Comune di Gagliano del Capo contro un padre che conoscono in molti ? Vi invito dopo 5 anni di indifferenza a confrontarvi con me se ne avete la capacità dialettica.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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