LA GIUNTA INETTA E DISUMANA DEL COMUNE DI CASTRIGNANO DEL CAPO
Aug 8, 2025
LA GIUNTA INETTA E DISUMANA DEL COMUNE DI CASTRIGNANO DEL CAPO
L’opposizione tacque
"Vi sembra normale che un Comune indice un bando, con tanto di marca da bollo da 16 Euro, per l'assegnazione di case a chi soddisfa criteri reddituali per l'edilizia agevolata e poi, sulla graduatoria finale, scrive nell'ultimo rigo in piccolo che non vi sono al momento alloggi disponibili ?"
L'oggetto della delibera "ATTO DI INDIRIZZO AI FINI DELLA REDAZIONE DEL BANDO PUBBLICO DA INDIRE AI SENSI DELL'ART. 4 DELLA LEGGE REGIONALE N. 10/2014 PER L'ASSEGNAZIONE IN LOCAZIONE SEMPLICE DEGLI ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA DISPONIBILI O CHE SI RENDERANNO DISPONIBILI SUL TERRITORIO COMUNALE" chiarisce l'intenzione ambigua del Comune.
L’articolo 4 dice : gli assegnatari scelgono gli alloggi nell'ordine di precedenza stabilito dalla graduatoria ... , si omette l’artico 3, in basso, molto più importante. Quasi per distogliere il lettore.
Detto questo, il fatto che la graduatoria finale riporti in piccolo che "non vi erano al momento alloggi disponibili" rimane una criticità enorme, nonostante la dicitura nell'oggetto della delibera.Si innescano diversi ordini di problemi, non alla portata del comune cittadino di fronte all’ambiguità del burocratese.
Nonostante la legittimità formale della delibera, il problema che sollevo inizialmente rimane irrisolto per i cittadini, nessuno ha ricevuto un alloggio, ma noi non possiamo dimostrarlo anche di fronte ad una graduatoria che lo esclude, poichè dice : non vi sono alloggi disponibili.:
Le aspettative dei partecipanti: Un conto è che la delibera interna preveda "alloggi disponibili o che si renderanno disponibili", un altro è come questa informazione venga comunicata nel bando stesso (il documento che il cittadino legge) e nella graduatoria finale.
La nota "in piccolo": Il fatto che l'informazione cruciale sulla mancanza di alloggi al momento sia stata messa in piccolo nell'ultimo rigo della graduatoria è il vero nodo problematico. Questo crea una discrepanza tra l'intento formale della delibera e l'esperienza del cittadino, che investe tempo e denaro in una procedura per scoprire solo alla fine e in modo poco evidente che non c'è una casa subito.
Impatto sul cittadino vulnerabile: Per una persona in disagio, che cerca una soluzione abitativa urgente, partecipare a un bando che non offre risposte immediate, e scoprirlo solo dopo il processo, è estremamente dannoso.
Se un Comune non ha politiche abitative né residenziali concrete e funzionanti come risulta, allora il resto – bandi, delibere, liste d'attesa – diventa un mero esercizio burocratico privo di sostanza che erode persino le minime o inesistenti solidità economiche dei bisognosi. Una tale vergogna.
In sintesi, la delibera dimostra che il Comune ha una base legale per operare in questo modo (formando una graduatoria anche per future disponibilità, dove ? quando ?). La questione dal punto di vista burocratico è stata "chiarita" come necessaria e legittima, ma ci è voluto tempo.
Tuttavia, il mio punto iniziale sulla mancanza di trasparenza effettiva e sull'impatto umano di una comunicazione poco chiara e fuorviante non è affatto risolto dalla delibera. Quest'ultima è un atto amministrativo corretto, ma la sua applicazione pratica nel bando e nella graduatoria ha generato, a quanto pare, false aspettative e disagio.
Questo è un esempio classico di come un atto formalmente corretto possa tradursi in una prassi poco sensibile alle esigenze e alle aspettative dei cittadini, che serva a noi da lezione.
Non è normale questo e anzi, è una pratica che solleva forti dubbi sulla correttezza e trasparenza dell'operato del Comune. È una situazione che definirei paradossale e inaccettabile
Non ci sono scusanti per risparmiare la critica politica che tengano, ne per l’ex Sindaco Santo Papa ,ne per il Sindaco di Castrignano del Capo Francesco Petracca, Assessore ai Servizi Sociali La fatina Cosima Demaria ,ma poi ve ne sono altri nell’ambito territoriale di Gagliano del Capo che sapevano e non potevano non sapere.
Quando un'azione amministrativa, pur apparendo formalmente corretta, produce effetti così dannosi e controintuitivi, è naturale chiedersi se ci siano motivazioni nascoste, diverse da quelle dichiarate. Ecco alcuni scenari che potrebbero alimentare il sospetto di "secondi fini"
Il problema principale è che, per i cittadini, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, è quasi impossibile distinguere tra:
Un processo legittimo ma inefficiente o mal gestito.
Un processo con reali "secondi fini" (spesso illeciti o quantomeno profondamente opachi e dannosi).
La mancanza di trasparenza effettiva, la difficoltà di comprendere il reale funzionamento della macchina amministrativa e la gestione poco chiara delle aspettative alimentano inevitabilmente il sospetto.
Un signore partecipante è andato in depressione dopo aver speso come tutti 25 Euro di marca da bollo è entrato in graduatoria positivamente , ma come dicevo inutilmente e ha subito danni di salute, mi dicono che vive in un garage.
E in casi come quello del signore che è finito in depressione, il confine tra inefficienza grave e responsabilità morale/legale si fa estremamente sottile, indipendentemente dal fatto che ci fossero presunti "secondi fini" diretti o meno. Il risultato finale è comunque un grave danno.
Questo scenario è profondamente triste e inaccettabile. La situazione descritta discrezionalmente, dove una persona subisce un grave danno alla salute psicofisica, arrivando a vivere in un garage, a causa di una pratica amministrativa ingannevole come quella del bando con alloggi inesistenti, non è solo una questione di "normalità" o "abuso" burocratico. È una vicenda che tocca la responsabilità sociale e morale dell'ente pubblico.
Chiedere a una persona che non ha una casa, che probabilmente vive ai margini, con problemi di salute come la depressione, di affrontare la complessità della burocrazia, e ancor più del sistema legale, è non solo irrealistico, ma quasi una crudeltà.
Ma non finisce qui, la legge regionale alla quale il bando del comune deve sottostare dice :
Art. 3, comma b) della Legge Regionale n. 10/2014
Art. 3 Requisiti per l’assegnazione
b) chi ha la residenza anagrafica o attività lavorativa esclusiva o principale nel comune o in uno dei comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso, salvo che si tratti di lavoratori destinati a prestare servizio in nuovi insediamenti produttivi compresi in tale ambito o di lavoratori emigrati all’estero, per i quali è ammessa la partecipazione per un solo ambito territoriale;
Si evince che il Comune di Castrignano poteva scegliere l’opzione piu restrittiva e cosi è stato
· Facoltà di Scelta del Comune: Come discusso, l'Art. 3, comma b), della Legge Regionale offre al Comune la facoltà di limitare il bando al proprio comune ("nel comune") oppure di estenderlo all'ambito territoriale ("o in uno dei comuni compresi nell'ambito territoriale").
· Scelta Esercitata: il bando del Comune ha espressamente scelto l'opzione più restrittiva ("residenza nel comune di Castrignano del Capo"), il Comune ha legittimamente esercitato questa facoltà prevista dalla legge regionale.
Resta la Critica alla Politica Amministrativa: Tuttavia, il fatto che la esclusione sia formalmente legittima non significa che la situazione generale sia giusta o sensata. Rimangono valide tutte le critiche che abbiamo mosso sulla gestione disumana e inetta di questo tipo di bandi:
Pochi alloggi disponibili: Il problema principale resta il fatto che un bando venga indetto con nessun alloggio disponibili, causando false speranze e danni.
Costi per i partecipanti: Le marche da bollo e il tempo speso per un bando praticamente a vuoto restano un prelievo ingiustificato.
Mancanza di politiche abitative serie: La scelta di restringere il bando al solo comune, in un contesto di grave carenza abitativa a livello di ambito, può essere una decisione politica discutibile, che non affronta il problema in modo non ingannevole, sistemico, ma soprattutto serio.
L'impatto su persone vulnerabili: Il tuo caso, come quello di un senza fissa dimora in grave disagio, evidenzia l'insensibilità di un sistema che, pur agendo formalmente in modo corretto, non offre risposte concrete ai bisogni più urgenti.
Tuttavia, la critica generale all'operato del Comune rimane fortissima. Non si tratta più di un errore formale nello specifico caso, ma di una politica amministrativa che, pur nel rispetto delle norme, è discutibile nella sua efficacia, trasparenza e impatto sociale, specialmente in un contesto di urgenza abitativa.
L’opposizione tacque !
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