L'ITALIA ALLA DERIVA: COME INTERPRETO VANNACCI
Aug 4, 2026
L'ITALIA ALLA DERIVA: COME INTERPRETO VANNACCI
Apri i social e sembra che tutti vivano a Dubai, tra Lamborghini, resort di lusso, orologi da centomila euro e cocktail a bordo piscina. Ti raccontano che lavorano cinque minuti al giorno con un MacBook affacciato sul mare e che guadagnano il cinquecento per cento al mese grazie alle criptovalute o a un algoritmo segreto che nessuna banca conosce. La realtà è quasi sempre molto diversa: auto noleggiate per qualche ora, conti demo spacciati per investimenti reali, piattaforme abusive e una lunga serie di tecniche studiate per svuotare il conto corrente di chi sogna una vita migliore. Cambia il prodotto, ma il meccanismo resta sempre identico: vendere una scorciatoia.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, inizia anche il ragionamento politico.
L'Italia continua a registrare uno dei livelli più bassi di educazione finanziaria in Europa. Non è un caso. Quando un Paese vive salari stagnanti, precarietà, difficoltà nel costruire un futuro e un crescente senso di sfiducia, la promessa di una soluzione facile diventa irresistibile. È su questa fragilità che prosperano i truffatori, gli influencer della "finanza miracolosa", i venditori di corsi milionari, ma anche chi costruisce consenso politico facendo leva sulle stesse emozioni.
Il problema, quindi, non è soltanto economico. È culturale.
Ci stiamo lentamente abituando all'idea che ogni problema complesso debba avere una soluzione semplice. Se una dieta richiede sacrificio, qualcuno prometterà di perdere venti chili in un mese. Se investire richiede studio e competenza, arriverà chi garantirà rendimenti impossibili. Se la politica appare incapace di dare risposte, spunterà inevitabilmente qualcuno che assicurerà di sistemare tutto con poche parole d'ordine e qualche slogan efficace.
È sempre lo stesso schema psicologico.
Anche le istituzioni, troppo spesso, rincorrono il problema invece di prevenirlo. L'Europa ha iniziato a regolamentare il mondo digitale con strumenti come il Digital Services Act e il Digital Markets Act, ma la velocità con cui nascono nuove truffe supera quella della burocrazia. Lo stesso paradosso emerge nel gioco d'azzardo: da una parte si finanziano campagne contro la ludopatia, dall'altra lo Stato continua a incassare enormi entrate fiscali provenienti proprio dal settore che dichiara di voler contrastare. Sono contraddizioni che alimentano la sfiducia dei cittadini.
Quando la fiducia nelle istituzioni si sgretola, le persone cercano inevitabilmente qualcuno che restituisca loro sicurezza. È in questo vuoto che nasce il successo di figure come il generale Roberto Vannacci.
Non credo che Vannacci sia la causa del problema.Credo piuttosto che ne rappresenti il sintomo.
Così come il falso trader promette ricchezza senza fatica, una parte della politica promette di risolvere problemi enormemente complessi attraverso l'uomo forte, il leader capace di ribaltare il sistema da solo. Cambia l'oggetto della promessa, ma non cambia il bisogno psicologico che la alimenta. Si continua a cercare una scorciatoia, qualcuno che faccia il lavoro al posto nostro, qualcuno a cui consegnare speranze e delusioni.
La storia insegna che nessuna società cresce affidandosi alle scorciatoie. La crescita passa attraverso lo studio, il lavoro, il senso critico, la partecipazione democratica e la capacità di affrontare la complessità. Eppure è proprio la complessità che oggi molti rifiutano, preferendo la narrazione più semplice, quella che individua un nemico, propone una soluzione immediata e rassicura l'elettore.
Per questo il successo di Vannacci non mi sorprende. Mi preoccupa.
Perché non è il successo di un uomo, ma il riflesso di un Paese sempre più disorientato, che fatica a distinguere tra realtà e rappresentazione, tra competenza e propaganda, tra chi offre strumenti per comprendere il mondo e chi vende l'illusione di poterlo cambiare con uno slogan.
Alla fine, il meccanismo è identico in ogni ambito. C'è sempre qualcuno che vende una promessa straordinaria e qualcuno disposto a crederci perché la realtà è diventata per le famiglie e i singoli troppo difficile da sopportare. Che si tratti di una piattaforma di trading, di un influencer o di un leader politico cambia poco. Se continuiamo a preferire le scorciatoie alla conoscenza, saranno sempre gli illusionisti a trovare il loro pubblico.
NON CONTE, NON M5S, MA BEPPE GRILLO
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