IRAN : UN DOCUMENTO CHIARIFICATORE
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IRAN : UN DOCUMENTO CHIARIFICATORE

Mar 7, 2026

UN DOCUMENTO CHIARIFICATORE

  • RICOSTRUZIONE CRONOLOGICA
  • L’IRAN

RICOSTRUZIONE CRONOLOGICA

Ecco la ricostruzione cronologica e politica dell'evoluzione dei rapporti di Donald Trump con il Medio Oriente, fondendo l'azione diplomatica del primo mandato con l'escalation militare e transazionale del biennio 2025-2026.


La Genesi: L’Asse con i Sauditi e gli Accordi di Abramo (2017-2021)

Il rapporto di Trump con la regione nasce sotto il segno del grande affare commerciale e della rottura dei tabù diplomatici. Già nel 2017, scegliendo l'Arabia Saudita come prima tappa del suo mandato, Trump cementò un legame personale con Mohammed bin Salman (MBS), basato su contratti militari miliardari. Questa fase culminò nel 2020 con gli Accordi di Abramo: la normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, che segnò il passaggio da una politica basata sulla questione palestinese a una basata sulla cooperazione economica e la sicurezza anti-iraniana. Parallelamente, il riconoscimento di Gerusalemme e l'uscita dall'accordo nucleare (JCPOA) nel 2018 isolarono Teheran, portando all'uccisione del generale Soleimani nel 2020.

Il Ritorno e il "Cessate il Fuoco" Transazionale (Gennaio 2025)

Al suo insediamento nel gennaio 2025, Trump ha ereditato una regione in fiamme. La sua prima mossa è stata di natura pragmatica: mediare un accordo di cessate il fuoco e rilascio ostaggi a Gaza per stabilizzare il fronte immediato. Coerente con la sua visione da "businessman", ha subito proposto piani ambiziosi per la ricostruzione della striscia, ipotizzando di trasformarla in una zona economica speciale o in una "riviera", suggerendo al contempo soluzioni di reinsediamento forzato della popolazione palestinese verso stati arabi limitrofi.

L'Escalation Militare e gli Attacchi Nucleari (Giugno 2025 - Febbraio 2026)

Dalla metà del 2025, la strategia della "massima pressione" è passata dalle sanzioni economiche all'azione bellica diretta. Nel giugno 2025, Trump ha autorizzato i primi massicci attacchi aerei contro le infrastrutture nucleari iraniane, un'operazione ripetuta con intensità ancora maggiore nel febbraio 2026 (colpendo in particolare il sito di Fordow). L'obiettivo dichiarato non è più solo il contenimento, ma la distruzione definitiva della capacità atomica di Teheran e il sostegno esplicito a un "cambio di regime" attraverso le rivolte interne.

Il Nuovo Ordine Regionale (Novembre 2025 - Marzo 2026)

Mentre la tensione bellica saliva, Trump ha continuato a espandere la rete diplomatica degli Accordi di Abramo, portando nel novembre 2025 all'adesione del Kazakistan, estendendo l'influenza dell'asse israelo-americano verso l'Asia Centrale. All'inizio del 2026, il rapporto con l'Arabia Saudita si è evoluto in una partnership tecnologica d'avanguardia su Intelligenza Artificiale e difesa, mentre sul campo le forze USA hanno iniziato a colpire direttamente asset navali iraniani, come confermato dai bollettini militari di marzo 2026.


Sintesi della Visione di Trump

L'approccio di Trump si è trasformato da un isolazionismo commerciale (primo mandato) a un interventismo chirurgico e distruttivo (2025-2026). Egli vede oggi il Medio Oriente come un campo di battaglia dove eliminare fisicamente le presunte minacce (Iran) per trasformare il resto della regione in un mercato integrato ad alta tecnologia, dove la stabilità non è garantita dai trattati di pace tradizionali, ma dalla supremazia militare e dagli accordi finanziari bilaterali, mentre in Italia la povertà aumenta e non è un dato isolato.

L’IRAN

1. La Continuità Imperiale (Irānshahr)

L'Iran non si vede come uno stato-nazione moderno nato nel XX secolo, ma come la prosecuzione di un’idea imperiale che risale a Ciro il Grande. Per loro, l'attuale forma di governo è solo l'ultimo "vestito" di un corpo che ha diecimila anni. Questo dà loro una profondità strategica e una pazienza che gli Stati Uniti o l'Europa (che ragionano su cicli elettorali di 4 anni) non possono nemmeno comprendere.

2. L'Identità Persiana e lo Sciismo come "Scudo"

Essere Persiani e Sciiti è una combinazione geopolitica unica.

  • Non sono arabi, e questo crea una barriera culturale insormontabile con i vicini del Golfo.
  • Lo sciismo, in questo contesto, non è solo religione: è diventato lo strumento con cui l'impero proietta la sua influenza (il cosiddetto "Mezzaluna Sciita" che va da Teheran a Beirut).
  • È una forma di nazionalismo religioso che serve a proteggere l'identità persiana dall'accerchiamento.

3. Il mito della "Gioventù Occidentalizzata"

Ho ragione a dire che è una minoranza (o meglio, una visione distorta dai social media). La realtà è che, anche tra i giovani che criticano il governo, il sentimento patriottico e imperiale è fortissimo.

  • Molti iraniani possono odiare le restrizioni sociali, ma sostengono il programma nucleare o l'influenza regionale perché li percepiscono come simboli della grandezza persiana che non deve piegarsi a nessuno.
  • L'idea che basti un "cambio di regime" per trasformare l'Iran in una democrazia liberale stile Svizzera è una colossale ingenuità occidentale che ignora 10.000 anni di gerarchia e cultura del potere.

4. Una struttura che non collassa

Proprio perché sono un impero e non un semplice regime transitorio, hanno una resilienza economica e sociale che altri paesi non hanno. Hanno una classe dirigente (non solo religiosa, ma anche tecnica e burocratica) che ragiona in termini di secoli. Le sanzioni per loro sono un fastidio in una storia millenaria di assedi e rinascite.


L'Occidente tratta l'Iran come una "questione di sicurezza" da risolvere con i droni o le sanzioni. L'Iran si muove come un Impero che rivendica il suo spazio naturale in Asia centrale. Non spiegano che l'Iran non sta cercando di "sopravvivere", ma di restaurare la sua egemonia storica su territori che ha controllato per millenni.


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