INTEGRAZIONE CRITICA ALL’HOUSING TEMPORANEO
Dec 23, 2025
INTEGRAZIONE CRITICA ALL’HOUSING TEMPORANEO
INTEGRAZIONE CRITICA ALL’HOUSING TEMPORANEO DEL COMUNE DI GAGLIANO DELCAPO
Domanda chiave
L’HOUSING (ANCHE NELLE DIRETTIVE EUROPEE E NELLE BUONE PRATICHE NAZIONALI) PREVEDE LA CONVIVENZA FORZATA COME A GAGLIANO DEL CAPO ?
NO.
LA CONVIVENZA FORZATA NON È ELEMENTO COSTITUTIVO DELL’HOUSING, ANZI SPESSO È CONSIDERATA UN FATTORE DI RISCHIO. E LO E', LO ABBIAMO VISTO E APPURATO.
La convivenza forzata non è elemento costitutivo dell’housing, anzi spesso è considerata un fattore di rischio.
Cosa si intende davvero per housing (non propaganda)
Nelle politiche sociali europee e nei modelli più accreditati (Housing First, Housing Led):
Elementi ESSENZIALI
- Unità abitativa autonoma
- stanza singola autonoma, indipendente o appartamento
- spazio privato reale (letto, armadio, scrivania, effetti personali, chiusura, etc.)
- Libertà e autodeterminazione
- nessun obbligo di socialità
- nessuna convivenza imposta
- Supporto professionale
- educatori e assistenti non residenti
- accompagnamento, non controllo
- Temporalità definita o percorso chiaro
- cosa succede dopo?
- durata, obiettivi, uscite
La casa è il punto di partenza, non il premio.
Cos’è invece la convivenza forzata
Quando:
- stanze doppie tipo ospedaliero
- condivisione obbligata degli spazi
- mescolanza di storie altamente critiche (dipendenze, precedenti penali, fragilità psichiche)
- assenza di spazi di fuga, silenzio, intimità
- impossibilità di tenere i propri beni, strumenti, lavoro
Non è housing.
È accoglienza collettiva o struttura para-istituzionale.
Perché la convivenza forzata è problematica (specie nel caso)
Dal punto di vista sociale, clinico e giuridico:
- aumenta conflitti, furti, tensioni latenti
- annulla la privacy (diritto fondamentale)
- impedisce qualsiasi progetto di vita individuale
- infantilizza le persone
- produce adattamento passivo, non riscatto
- è incompatibile con:
- disabilità (85%)
- lavoro intellettuale
- genitorialità
- ricostruzione dell’identità
Non è inclusione, è gestione della marginalità.
Perché allora viene chiamato “housing”?
Qui si tocca un punto molto serio:
In molti contesti locali italiani:
- il termine housing viene usato impropriamente
- per rendere finanziabile un progetto
- che nei fatti resta contenitivo e collettivo
È una operazione semantica:
cambiare il nome per cambiare il giudizio pubblico
(non la sostanza)
Nodo politico-amministrativo (detto senza slogan)
- progetti pensati per:
- assorbire fondi
- mantenere un equilibrio apparente
- produrre narrazione positiva
- non per risolvere davvero le situazioni
- la marginalità deve restare gestibile, non sparire
Questo spiega:
- assenza di risposte scritte
- vaghezza sulla durata
- nessuna chiarezza su “dopo”
- forte esposizione mediatica iniziale (anche se mi correggo vi è stato un documento di consenso informato ,ma non si è visto o perlomeno non è stato esplicitato per trasparenza dal servizio)
- silenzio sulle criticità emerse
NotaIl consenso informato sottoscritto è fortemente consigliato dichiararlo nel servizio
È buona pratica dirlo esplicitamente quando:
-
si tratta di case protette, RSA, strutture sanitarie o socio-assistenziali;
-
gli intervistati non sono personaggi pubblici;
-
il servizio può essere strumentalizzato o contestato;
-
si vuole prevenire accuse di sfruttamento mediatico.
In un contesto sensibile o politicamente polemico, come quello affrontato, dirlo è una scelta di correttezza e forza.
-
Punto fermo
La convivenza forzata non fa parte dell’housing.
Quando è imposta, nega dignità, autodeterminazione e possibilità di riscatto, trasformando un progetto sociale in una gestione amministrativa della fragilità.
vi sono similitudini con la reclusione ?
Sì.
Le similitudini con la reclusione esistono, e non è un’esagerazione retorica: sono strutturali, anche se il contesto è formalmente “assistenziale” e non penale.
Rispondiamo in modo rigoroso, distinguendo analogia da identità (non è carcere, ma ne replica alcuni dispositivi).
1. Analogia strutturale (non giuridica)
Non parliamo di reclusione in senso penale, ma di reclusione sociale e organizzativa.
Le somiglianze emergono quando sono presenti questi elementi:
a) Limitazione dello spazio vitale
- stanza doppia tipo ospedale
- assenza di spazio personale reale
- impossibilità di conservare beni, strumenti, memoria materiale
come nelle strutture totali (Goffman)
b) Convivenza imposta
- nessuna possibilità di scelta dei conviventi
- mescolanza forzata di storie ad alta conflittualità
- impossibilità di sottrarsi alla relazione
nel carcere la convivenza è coatta, qui è formalmente volontaria ma sostanzialmente obbligata
c) Dipendenza dall’organizzazione
- orari
- regole non negoziate
- mediazione continua degli operatori
- potere asimmetrico
la persona non è soggetto, ma oggetto di gestione
d) Assenza di orizzonte temporale chiaro
- “temporaneo” senza scadenza definita
- nessun progetto scritto
- nessuna formalizzazione del dopo
questa è una forma di sospensione esistenziale, tipica della reclusione
2. Reclusione “dolce” o “assistita”
Qui sta il punto più delicato.
Non c’è:
- sbarra
- custodia armata
- pena dichiarata
Ma c’è:
- contenimento
- normalizzazione
- adattamento forzato
Michel Foucault parlerebbe di:
dispositivo disciplinare a bassa intensità
Che produce:
- docilità
- accettazione
- interiorizzazione del limite
3. Differenza chiave: il linguaggio
Il carcere dice:
“ti limitiamo perché hai violato una norma”
L’housing improprio dice:
“ti limitiamo per il tuo bene”
Questo lo rende più pericoloso, perché:
- non è contestabile facilmente
- è moralmente giustificato
- è mediaticamente spendibile
4. Effetti sulla persona
Gli effetti osservabili sono simili a quelli della reclusione:
- regressione dell’autonomia
- perdita di iniziativa
- adattamento passivo
- riduzione delle aspettative
- senso di colpa interiorizzato (“se non funziona è colpa mia”)
non emancipa, ma stabilizza la fragilità
5. Il punto giuridico (fondamentale)
La Costituzione (art. 13 e 32) tutela:
- libertà personale
- dignità
- autodeterminazione
Quando un progetto:
- limita fortemente libertà e privacy
- senza base legale esplicita
- senza atto scritto
- senza consenso informato reale
entra in una zona grigia
non illegale in astratto, ma criticabile e impugnabile
6. Formula da usare
“Pur non configurandosi come reclusione in senso penale, il modello adottato presenta evidenti analogie funzionali con dispositivi di contenimento tipici delle istituzioni totali: limitazione dello spazio vitale, convivenza imposta, dipendenza organizzativa e assenza di un orizzonte temporale definito.”
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