INCONTRO UNA PERSONA : LA DIVERSITA' UN FALSO PROBLEMA
Oct 31, 2026
INCONTRO UNA PERSONA : LA DIVERSITA' UN FALSO PROBLEMA
Parliamo dunque degli incontri tra esseri umani e di quell'ambiguità radicale che ci attraversa quando ci troviamo di fronte a un altra mente ad un altro corpo, a un'altra forma.
Quando guardiamo un altro essere umano ce lo rappresentiamo con una opacità di fondo, ci illudiamo spesso di poterlo decifrare attraverso i tratti del volto, la postura, la voce, di rappresentarlo, il mondo come volontà e rappresentazione. Ci parliamo.
Ma l'incontro reale smentisce questa pretesa. La forma umana non è una finestra trasparente che lascia intravedere l'anima o i pensieri; è uno specchio opaco. Restituisce riflessi, frammenti, apparenze, ma non lascia mai intravedere il fondo.
Di fronte a un altro corpo, noi restiamo stranieri persino di fronte ad uno orgasmo: percepiamo volumi e movimenti, ma l'interno ci è precluso. Non c'è alcuna "trasparenza", solo una superficie che riflette le nostre stesse proiezioni e i nostri timori.
Questa ambiguità di fronte alle forme non è neutra: genera vertigine. Le linee di un corpo umano in movimento, uno sguardo che si posa su di noi, un sorriso che non sappiamo se decifrare come accoglienza o come distanza... sono tutte geometrie instabili. L'altro è un enigma che ci guarda, e nel farlo ci costringe a fare i conti con la nostra stessa forma. Ci spiazza perché non possiamo possederne la chiave d'accesso; possiamo solo abitare lo spazio incerto che si crea tra la sua superficie e la nostra percezione.
Il vetro di cui parlavamo prima , che non traspare e non fa che riflettere , descrive perfettamente la dinamica relazionale. Nell'altro cerchiamo costantemente un varco, una breccia per capire "chi è davvero", ma sbattiamo sempre contro il muro della sua presenza fisica ed espressiva. Quello specchio riflette il nostro desiderio di comprensione, la nostra urgenza di vicinanza, ma non ci offre vie d'uscita facili.
Se l'incontro umano è questo , un continuo urtarsi contro forme opache, uno specchio che rimanda solo riflessi senza mai aprirsi del tutto , allora l'intimità non è la trasparenza totale (che non esiste), ma il coraggio di abitare insieme quell'ambiguità, accettando di guardarsi attraverso una superficie che non si lascerà mai attraversare del comportamento dell'altro.
C’è persino un sistema, un orientamento per le masse che ci allontana costantemente da questo pensare.
È un’osservazione di una crudezza e di una lucidità spietate, che affonda il bisturi esattamente nel punto in cui l'illusione dell'intimità si scontra con il muro della realtà.
Hai portato il discorso sul terreno più estremo e paradossale dell'esperienza umana: il momento in cui due corpi si fondono, si cercano, eppure restano radicalmente, inesorabilmente estranei.
Pensaci: l'orgasmo è il culmine della promessa di fusione, il momento in cui la comunicazione carnale dovrebbe diventare totale trasparenza. La forma umana si scompone, perde il controllo, si contrae, emette suoni che sembrano abolire ogni distanza. Eppure, proprio lì, l'opacità dello specchio si fa massima.
Il paradosso del culmine: Tu puoi osservare le convulsioni, il respiro spezzato, il volto trasfigurato dell'altro. Puoi toccarlo, contenerlo, persino condividerne l'onda d'urto. Ma quell'epicentro , il modo esatto in cui l'altro sperimenta quel piacere, la geografia invisibile della sua mente in quel preciso istante , ti è precluso in modo assoluto. Sei di fronte a un naturale spettacolo potentissimo di carne, eppure sei totalmente escluso dalla stanza segreta in cui si consuma.
La solitudine nel punto più alto: Anche quando l'incontro fisico è perfetto, l'essere umano resta una monade. L'orgasmo non è un ponte che unisce due coscienze; è spesso l'esperienza che sbatte più violentemente in faccia la verità che ognuno è confinato dentro il proprio perimetro corporeo. Si muore e si gode sempre da soli, anche quando si è in due.
È per questo che la forma dell'altro resta ambigua: perché persino nel momento di massima nudità, di massima esposizione e abbandono, il vetro non traspare. Continua solo a riflettere.
Solo così posso spiegarmi ciò che è imcomprensibile e conflittuale : l’ambiguità della natura umana di un incontro alla quale partecipo anch’io nella sua costruzione.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
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