IL SINDACO GIANFRANCO MELCARNE E' INNOCENTE !!!
Jun 7, 2026
IL SINDACO GIANFRANCO MELCARNE E' INNOCENTE !!!
La Procura di Lecce, attraverso il sostituto procuratore Massimiliano Carducci, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sette persone per una serie di presunti illeciti avvenuti a Gagliano del Capo e fra questi anche il sindaco Gianfranco Melcarne, fresco di rielezione. Due sono i filoni investigativi che intrecciano questioni di natura urbanistica e mancate risposte da parte della macchina amministrativa locale.
Si tratta, in ogni caso, di una fase ancora preliminare: l'avviso ex art. 415-bis c.p.p. abilita gli indagati a esercitare le proprie prerogative difensive (memorie, documenti, richiesta di interrogatorio) prima che il pubblico ministero assuma le determinazioni finali circa l'esercizio dell'azione penale o la richiesta di archiviazione.
Se l'istanza del consigliere Antonio Ercolani che sta correndo per realizzare un incontro pubblico nelle modalità infantili come per dire alla cittadinanza tutta (da perdente alle recenti elezioni amministrative) o levarsi il sassolino : "avete visto cosa bolliva nel Comune di Gagliano del Capo e non mi avete dato fiducia ?" era una mera richiesta di accesso documentale , «accedere e ottenere copia di alcuni atti amministrativi», come riporta l'articolo , il destinatario naturale dell'obbligo di risposta sono i dirigenti degli uffici che detengono i documenti, non il sindaco.
Il primo filone (abuso edilizio e falso ideologico)
Il primo capitolo dell’inchiesta si concentra su presunti reati di abuso edilizio e falso ideologico in atto pubblico. Al centro delle contestazioni vi sono i lavori di adeguamento di un complesso produttivo e il relativo cambio di destinazione d’uso da artigianale a commerciale, finalizzato all’esposizione e alla vendita di articoli vari e alimentari.
Secondo gli inquirenti, tali opere sarebbero state realizzate in assenza dei necessari titoli abilitativi validi. L’area interessata, situata a Gagliano del Capo, all’angolo tra via Unità d'Italia e via Massimo Troisi, ricade infatti in una zona classificata come “verde agricolo produttivo E1” in base al piano di frazionamento comunale e alle varianti del piano regolatore generale.
Per questi fatti risultano indagati i proprietari e committenti dei lavori, ovvero Pasquale De Solda, di 65 anni e Assunta Ciullo, di 59 anni, di Gagliano del Capo. Insieme a loro è coinvolto Dionino Giangrande, 73 anni, di Torre Santa Susanna, in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico comunale. A quest’ultimo viene contestato di aver rilasciato due provvedimenti unici autorizzativi nel corso del 2023, attestando falsamente la conformità dei lavori allo strumento urbanistico locale e ignorando un precedente divieto di cambio d’uso sancito da una convenzione del 2006.
Il secondo filone (omissione di atti d'ufficio)
Il secondo filone d’indagine riguarda invece il reato di omissione di atti d’ufficio e coinvolge direttamente i vertici politici e amministrativi del Comune di Gagliano del Capo.
Sotto la lente della Procura sono finiti il già citato sindaco Gianfranco Melcarne, 52 anni, e il segretario generale Davide Bisanti, 56 anni, di Gagliano del Capo. L’accusa si estende anche a due responsabili di settore dell’ente: Manuela Russo, 44 anni, di Gagliano del Capo, in qualità di responsabile del settore economico-finanziario, e Gianfranco Marino, 56 anni, di Gagliano del Capo, in qualità di responsabile del settore gestione del territorio.
Agli amministratori e ai dirigenti viene contestato di non aver risposto entro trenta giorni a una diffida ricevuta il 16 giugno 2024 dal consigliere comunale Antonio Ercolani, rappresentato nella vicenda dall’avvocato Silvio Verri. Il consigliere aveva formalmente richiesto l’accesso e il rilascio di copia di alcuni atti amministrativi fin dal 13 maggio 2024, istanza rimasta del tutto inascoltata e priva di giustificazioni riguardo ai motivi del ritardo.
L'articolo di stampa riferisce che il responsabile dell'ufficio tecnico avrebbe «ignorato un precedente divieto di cambio d'uso sancito da una convenzione del 2006». Questo elemento è significativo: la convenzione urbanistica, in quanto atto negoziale che regola i rapporti tra privato e pubblica amministrazione nell'ambito della pianificazione, costituisce un vincolo giuridicamente rilevante. L'aver attestato la conformità urbanistica nonostante un espresso divieto convenzionale integra, in tesi accusatoria, quel giudizio di conformità non rispondente ai parametri normativi che la giurisprudenza considera idoneo a configurare il falso ideologico.
la contestazione di falso ideologico suggerisce che l'impostazione accusatoria sia orientata verso la più grave ipotesi di assenza o difformità totale del titolo.
Quanto ai proprietari/committenti (De Solda e Ciullo), la loro posizione andrà valutata alla luce del principio per cui «per il committente privo di conoscenze tecniche che si sia affidato a professionisti, la sentenza che affermi la responsabilità senza motivare sulle specifiche doglianze relative all'assenza di strumenti per controllare la legalità dell'operato del professionista e all'affidamento riposto nei titoli rilasciati è nulla per difetto di motivazione»
Prima che qualcuno additi al Sindaco Gianfranco Melcarne responsabiltà che non ha, un punto giuridico cruciale riguarda l'individuazione del soggetto competente a rispondere. Nell'avviso di conclusione delle indagini risultano indagati quattro soggetti con ruoli diversi: il sindaco, il segretario generale e due responsabili di settore (economico-finanziario e gestione del territorio).
La Cassazione ha recentemente affermato un principio di notevole rilievo: «ai fini dell'integrazione della fattispecie di cui all'art. 328, comma 2, cod. pen., l'obbligo giuridico di risposta da parte del pubblico ufficiale non può prescindere dalla competenza dello stesso a emettere l'atto oggetto dell'istanza del privato» e che «quando la competenza a emettere l'atto richiesto spetta ad altro organo, il pubblico ufficiale interpellato non integra la fattispecie penale per il solo fatto di non aver comunicato tempestivamente la propria incompetenza» (Cass. pen., Sez. VI, n. 4526/2025).
Questo principio è potenzialmente rilevante per la difesa degli indagati, in particolare per il sindaco. L'art. 43, comma 2, TUEL attribuisce il diritto di accesso «agli uffici», mentre il comma 3 pone l'obbligo di risposta alle interrogazioni e istanze di sindacato ispettivo in capo al sindaco o agli assessori delegati. Occorrerà verificare se l'istanza del consigliere Ercolani fosse qualificabile , più probabile, come mera richiesta di accesso documentale (comma 2) , nel qual caso la competenza sarebbe degli uffici detentori dei documenti , oppure, meno probabile, come istanza di sindacato ispettivo (comma 3), con conseguente obbligo di risposta in capo al sindaco.
Un ulteriore profilo da considerare è quello dell'elemento soggettivo. La Cassazione ha precisato che «l'elemento soggettivo del reato richiede che l'imputato abbia avuto consapevolezza dell'esistenza dell'istanza e che fosse certo che su di lui gravasse il dovere istituzionale di rispondere. L'ambiguità sul destinatario della richiesta, quando non sia chiaro chi debba rispondere tra più soggetti, si riverbera inevitabilmente sull'elemento soggettivo del reato» (Cass. pen., Sez. VI, n. 4179/2026).
Dunque suggerisco ai cttadini cautela prima di pensare che il Sindaco appena eletto per il secondo mandato abbia rilevanti responsabilità anche se il Signor Antonio Ercolani (da che pulpito) lo spererebbe avendo perso le elezioni come gruppo di sostegno ombra allo sfidante Sindaco Riccardo Monteduro
Abusivismo edilizio e omissioni: fra i sette indagati anche il sindaco neorieletto
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