IL CONFRONTO CHE SCOTTA: CASTRIGNANO DEL CAPO E GALLIPOLI
May 29, 2026
Su segnalazione di un nostro concittadino che ringraziamo.
In un’epoca in cui la tutela del paesaggio costiero dovrebbe essere la priorità assoluta di chi amministra il territorio di Leuca, ci troviamo spesso di fronte a un paradosso stridente: mentre il privato virtuoso dimostra che è possibile integrare strutture funzionali nell’ambiente marino senza deturparlo, il pubblico sembra ancora ancorato a modelli obsoleti, invasivi e, soprattutto, inquinanti.
La gestione del territorio di Leuca è segnata da un’ipocrisia istituzionale inaccettabile: a fronte di privati virtuosi capaci di un’integrazione paesaggistica rispettosa, l'amministrazione pubblica persegue un modello di sviluppo obsoleto, invasivo e inquinante. Si configura così un sistema a due pesi e due misure: un rigore repressivo e punitivo verso il cittadino comune, contrapposto a una tolleranza compiacente verso quelle imprese che, essendo bacini di consenso politico, agiscono indisturbate. Questo clientelismo non solo devasta il bene pubblico, ma danneggia la stessa economia locale, sacrificando l’immagine e il valore del paesaggio sull’altare dell’opportunismo elettorale.E tutto mentre l'opposizione si sveglia a tratti
Il legno non lascia traccia (ma solo se lo togli)
Osservare interventi realizzati sugli scogli dove i pali di legno poggiano direttamente a terra ,senza cemento e senza fissaggi metallici ,è una lezione di rispetto ambientale. Si tratta di strutture che non lasciano cicatrici, che non soffocano la roccia e che non rilasciano ruggine.
Ma il vero valore aggiunto di questo approccio non è solo nel materiale bio-compatibile: è nella sua natura temporanea. L'obbligo (e la prassi) di smontare completamente le strutture a fine stagione è l'unico vero atto di rispetto verso il mare. Permettere alla scogliera di tornare libera, di "respirare" durante i mesi invernali e di non essere un ostacolo alle dinamiche naturali della costa è la vera differenza tra una gestione intelligente e una puramente commerciale.
Il confronto che scotta: Castrignano (Leuca) e Gallipoli
La riflessione sorge spontanea guardando alle realtà locali, come il confronto tra l’approccio virtuoso di alcune zone (come Castrignano) e la gestione di altre realtà come Gallipoli.
Perché si continua a tollerare la presenza di strutture permanenti che, dopo pochi inverni, diventano cimiteri di ferro arrugginito, plastiche degradate e materiali che inquinano la roccia? La ruggine che cola sulla pietra bianca non è solo un danno estetico; è il segno tangibile di una gestione che ha smarrito la stagionalità. Se un’opera non può essere smontata, se lascia "ferite" permanenti o residui di cantiere, allora non dovrebbe essere autorizzata.
La sfida agli amministratori: smontare per conservare
Gli amministratori delle nostre marine devono smetterla di pensare alle strutture come a qualcosa di fisso nel tempo. La transizione ecologica deve tradursi in un diktat amministrativo chiaro:
- Bio-compatibilità: niente ferro, niente cemento, solo materiali naturali.
- Reversibilità totale: a fine stagione, la scogliera deve tornare intatta.
Non servono grandi opere mastodontiche che restano lì a marcire tutto l'anno. Serve una visione che integri il turismo con la stagionalità naturale. Chi amministra le nostre coste deve capire che la vera bellezza di un luogo non è data dalla quantità di strutture installate, ma dalla pulizia del paesaggio quando queste vengono rimosse.
Il mare non ha bisogno di altre strutture permanenti. Ha bisogno di amministratori che abbiano il coraggio di imporre lo smontaggio a fine stagione, restituendo al territorio la sua veste originaria.
È tempo di smetterla di "sporcare" gli scogli con infrastrutture pigre. Il mare si rispetta anche, e soprattutto, quando si tolgono le mani di dosso.
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