IL COMUNE E I TRINITARI: UNA VICENDA CHE HA DISTRUTTO LA MIA AUTONOMIA
Jul 28, 2026
Il racconto di una lunga perdita di autonomia tra istituzioni che, pur conoscendo la situazione, non hanno trovato una soluzione concreta.
La mia vicenda ha origine dal giorno in cui sono stato allontanato dalla casa coniugale, perdendo non soltanto un luogo di vita, ma anche lo spazio professionale nel quale svolgevo la mia attività e costruivo la mia autonomia.
In quella circostanza i servizi sociali erano a conoscenza della mia situazione personale e professionale. Era noto il mio percorso lavorativo, la mia attività di consulente informatico, il laboratorio attrezzato nel quale operavo e che rappresentava una fondamentale fonte di autonomia economica e personale.
Quella realtà era conosciuta anche dalla comunità dei Padri Trinitari e da coloro che frequentavano quegli ambienti. Era quindi evidente che la perdita di quello spazio avrebbe avuto conseguenze non soltanto abitative, ma anche lavorative, economiche e relazionali.
Negli anni successivi ho cercato in ogni modo di ricostruire una prospettiva. Mi sono rivolto alle istituzioni e alla struttura religiosa chiedendo non privilegi, ma condizioni minime che mi consentissero di riprendere un percorso di autonomia, anche nell'interesse del rapporto con le mie figlie.
Ho avanzato proposte, idee e soluzioni concrete, arrivando anche a ipotizzare possibili utilizzi di spazi disponibili all'interno della struttura religiosa, mettendo a disposizione le mie competenze professionali.
La mia condizione, quindi, non era sconosciuta. Era una situazione conosciuta da soggetti istituzionali e religiosi che avevano rapporti con la mia presenza e con la mia storia personale.
Nel frattempo, la perdita del laboratorio e degli strumenti di lavoro ha prodotto conseguenze pesanti. Il venir meno di quel punto di riferimento professionale ha progressivamente ridotto i rapporti con i clienti e compromesso la continuità della mia attività lavorativa.
La perdita dello spazio professionale non ha significato soltanto perdere un luogo fisico, ma perdere una parte fondamentale della mia autonomia e della mia possibilità di reinserimento.
Anche successivamente ho continuato a proporre iniziative e progetti finalizzati alla ripresa lavorativa. Ancora una volta, tuttavia, le proposte presentate e protocollate non hanno trovato, a mio giudizio, quella attenzione e quella valutazione che ritenevo necessarie.
Dopo anni di richieste, comunicazioni e tentativi di dialogo, la mia percezione è quella di essermi trovato davanti a un muro istituzionale, nel quale ogni tentativo di ricostruzione personale e professionale è rimasto privo di una risposta concreta. Un muro frutto soltanto di inerzia e incapacità organizzativa, oppure una situazione voluta e orchestrata?
La parola "resilienza", in queste condizioni, rischia di diventare un concetto vuoto se viene richiesta soltanto alla persona in difficoltà senza che parallelamente vi sia un'assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti.
Oggi ritengo che ogni limite sia stato superato.
Non si tratta più soltanto di chiedere attenzione per un progetto o per una situazione personale. Si tratta di chiedere che vengano finalmente riconosciuti anni di difficoltà vissuti nella consapevolezza di molti soggetti.
Per questo ho ritenuto necessario procedere formalmente nei confronti del Comune, affinché vengano chiarite le responsabilità, valutate eventuali omissioni e affrontata una vicenda che non riguarda soltanto un singolo cittadino, ma il rapporto tra istituzioni e persone in condizioni di fragilità.
La diffida non nasce quindi da un impulso polemico, ma dalla necessità di porre un limite a una situazione protrattasi troppo a lungo e di chiedere finalmente un confronto basato sui fatti.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.