IERI GLI AGNELLI E CADAVERI OGGI I BERLUSCONI E CADAVERI; POVERA ITALIA
Apr 12, 2026
Non so se l'avete saputo, ma la politica italiana è in pieno rinnovamento, si vede proprio, non solo Fratelli d'Italia, ma anche Forza Italia, grazie a Marina Berlusconi che ha fatto saltare il capogruppo Maurizio Gasparri, ingrata con tutte le leggi che Gasparri ha fatto per salvare le sue aziende, per sostituirlo con una tenera virgulta, una nuova promessa della politica. Stefania Craxi, 65 anni, nonna dei due nipotini, ma soprattutto figlia di cotanto padre Bettino Craxi.
Stefania Craxi sta in Parlamento solo da vent'anni, quindi diciamo che è nuova, i giornali hanno subito colto questa ventata di novità, parlando di svolta, la spinta di Marina, il bene e il rinnovamento della classe dirigente di Forza Italia, il ruolo saldo di Taiani, la figlia del Cavaliere dalla scossa al partito, la manager Mondadori vuole il rinnovamento, scossa dei Berlusconi, la telefonata di Marina a Giorgia sembra un cambiamento del partito, la manager testa mulè per la leadership, Marina ridisegna Forza Italia, Taiani blindato da Marina, il piano Berlusconi, anzi il piano B per Forza Italia, questi sono i titoli di Corriere Repubblica, Stampa e Giornali, in effetti la botta di novità c'è tutta.
La figlia di un ex Premier pregiudicato per frode fiscale che ha finanziato la mafia per almeno 18 anni, pluriprescritto in vari processi dove si era abolito il reato o si era abbreviato la prescrizione, fa campagna elettorale per il Si al referendum, lo straperde nonostante abbia violato con le sue televisioni in tutto e per tutto le regole della parcodicia e poi quando viene sconfitta fa mea culpa battendo però il petto di Gasparri e lo sostituisce o lo fa sostituire dalla figlia di un altro ex Premier pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito che era scappato all'estero per sfuggire a due condanne per un totale di 10 anni di galera e un'altra decina di processi, una scossa, una spinta, un cambio di passo che non si vedeva da anni.
MARCO TRAVAGLIO
https://www.facebook.com/watch/?v=1849179142437125
...
Lo snobismo torinese, la diffidenza per Roma e i politici, l’ottima predisposizione a incamerare soldi pubblici con qualunque governo. La vocazione internazionale del gruppo Fiat, dall’Argentina alla Russia al Brasile, sempre sotto il cappello di regimi dittatoriali (non ultima la Libia del dittatore Gheddafi). Il declino del settore auto e il passaggio alla finanza con Romiti, fino al famoso “maxi-dividendo”. I guai con il fisco dell’Avvocato, i rapporti privilegiati con politici, sindacalisti, banchieri, magistrati, giornalisti, spesso trattati alla stregua di (volonterosi) cortigiani. La “fuga” da Torino degli Agnelli comincia nel 2005, quando vengono venduti al pubblico trecentomila metri quadrati dell’area di Mirafiori.
La questione del "maxi-dividendo" Stellantis, intrecciata all'uso di risorse pubbliche, non è solo un tema di cronaca finanziaria, ma rappresenta uno dei nodi etici e politici più intricati dell'economia italiana moderna. Al centro della disputa c’è un paradosso difficile da digerire per l’opinione pubblica: da un lato, un colosso industriale che macina utili record e distribuisce miliardi ai propri soci; dall’altro, un sistema produttivo nazionale che sopravvive grazie a massicce iniezioni di denaro pubblico e ammortizzatori sociali.
Il termine "maxi-dividendo" descrive quelle cedole straordinarie che il gruppo stacca regolarmente a favore dei suoi azionisti, in primis la holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Queste somme, che spesso superano i due o tre miliardi di euro in una sola soluzione, vengono giustificate dall’azienda come la giusta remunerazione per chi investe nel capitale. Tuttavia, il contesto in cui questi pagamenti avvengono solleva dubbi sulla sostenibilità morale di tale operazione, specialmente quando la sede legale e fiscale del gruppo si trova in Olanda, lontano dal fisco italiano.
Il punto di rottura nel dibattito riguarda la provenienza indiretta di questa ricchezza. È un dato di fatto che l’ex galassia Fiat, oggi Stellantis, abbia costruito la propria stabilità storica su una rete di aiuti pubblici. Si va dalla Cassa Integrazione, che permette all'azienda di tagliare i costi del personale scaricandoli sulle spalle dell’INPS e quindi dei contribuenti, fino agli incentivi statali per l'acquisto di auto nuove, che servono a sostenere artificialmente la domanda di mercato. A questo si aggiungono operazioni di garanzia pubblica, come il celebre prestito SACE da oltre sei miliardi di euro concesso durante la pandemia: un paracadute statale attivato mentre, contemporaneamente, si pianificavano dividendi miliardari legati alla fusione con i francesi di PSA.
Questa dinamica alimenta l'accusa di una "socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili". Il timore, espresso spesso anche a livello governativo, è che lo Stato italiano stia finanziando involontariamente i dividendi degli azionisti attraverso il sostegno agli stabilimenti e agli operai. Mentre i profitti volano verso le casse dei soci, la produzione in Italia subisce rallentamenti, Mirafiori vive periodi di incertezza e la transizione verso l'elettrico minaccia migliaia di posti di lavoro nella filiera dell'indotto.
In definitiva, il maxi-dividendo è diventato il simbolo di uno sbilanciamento profondo: quello tra un'impresa che opera su scala globale, ottimizzando i profitti dove le tasse sono più basse, e una nazione che continua a considerare quell'impresa "di bandiera", proteggendola con i soldi dei propri cittadini senza però avere più un controllo reale sulle sue scelte strategiche. Il dibattito resta aperto: è giusto che lo Stato continui a sostenere un privato che, nei fatti, non ha più bisogno di aiuti per premiare i propri proprietari?
Anni fa Ennio Flaiano, quando era ancora vivo, disse che se i sederi dei potenti fossero fatti di carta vetro, metà dei giornalisti italiani sarebbero privi di lingua.
Questa regola vale in particolare per tutti coloro che si sono inerpicati nell'esplorazione del pianeta Agnelli. Pensate che c'era una tale autocensura in Italia per cui potevano accadere anche delle cose davvero spiritose e uniche al mondo. Io sono certo che ricorderete un bellissimo film di qualche anno fa con Jodie Foster e con Anthony Hopkins.
Lui è Annibbale lo ricordate? Quell'assassino spietato che è il cannibale. Lei è una giovane agente dell'FBI che va in carcere per cercare di capire i meccanismi che lo avevano spinto a questi delitti tremendi, anche perché c'era il rapimento della figlia di una senatrice e quindi lei cercava di capire attraverso le parole di questo grande assassino se poteva dargli qualche traccia. Annibbale a un certo punto dice a Jodie Foster, tu per tutta la vita ti porterai dietro una cosa che ho capito di te, ti porterai dietro i belati disperati, gli stridi disperati degli Agnelli che tuo padre nella fattoria nel Wisconsin aveva e che periodicamente portava al macello durante la notte, quindi questi Agnelli che sapevano di andare a morire lanciavano questi stridi disperati.
Il film era tratto da un best seller americano che si chiamava The Silence of the Lambs, Il silenzio degli Agnelli. Il film naturalmente si chiamava The Silence of the Lambs, in Francia si è chiamato Le silence des Agneaux, Il silenzio degli Agnelli, perché erano gli Agnelli che strillavano. In Spagna Lo silenzio de los Corderos, in Italia Il silenzio degli Innocenti.
Il libro si chiama Il silenzio degli Agnelli, il film si chiama Il silenzio degli Agnelli, perché avete cambiato nome? Capisco che Innocenti a Lambrate faceva delle macchine un po' più sfigate di quelle della Fiat, ma vi pare il caso di alterare addirittura? Perché non si sa mai, non che Agnelli telefonasse per dire mi raccomando non mettete il mio cognome nel film? No, non c'era bisogno che chiedesse. Quindi quando è morto Gianni Agnelli nel gennaio del 2003, sono già passati 12 anni, chissà se oggi fosse ancora in vita se sarebbe contento o no, sicuramente gli girerebbero le scatole perché c'è qualcuno che si è imbertato il suo patrimonio. Alle due eredi non è andato tutto il patrimonio, stasera vedremo anche le prove di quello che dico, lo dicono dei magistrati, lo dicono degli atti, lo dicono delle lettere.
In secondo luogo gli girerebbero le scatole perché la Fiat, contrariamente a quello che era stato il suo lascito morale, mi raccomando dovete fare quello che ha detto mio nonno a me prima di morire, cioè la Fiat non deve mai smettere di produrre automobili. Ora non so se Marchione e Gennaro ne abbiano capito male, comunque ieri per esempio hanno festeggiato la 1500, 1500 uscita dagli stabilimenti TC della Polonia. Il vecchio Agnelli diceva non dobbiamo smettere di produrre automobili e non aveva avuto bisogno di aggiungere in Italia.
La 500 viene prodotta anche tantissimo a Belgrado, quando c'è stato il Papa che è andato negli Stati Uniti, vi ricordate quel corteo da Washington fino alla località dove il Papa doveva alloggiare e c'era questa 500 L scelta dal Papa circondata da questi gipponi dell'FBI, della Chevrolet, dei servizi segreti e qualcuno ha scritto ovviamente il Corriere della Sera, la stampa che sono i giornali della famiglia, l'orgoglio italiano, ma quale orgoglio italiano? Era una macchina prodotta in Serbia quella, prodotta vicino a Belgrado, i camion dell'Iveco vengono prodotti anche loro in Polonia, Tiscio, in Spagna, il gran numero delle automobili della Fiat che non si chiama neanche più Fiat, si chiama FCA, viene prodotto in Messico e in Brasile, in Italia vengono prodotti dei modelli di automobili famosissimi, ma che appartengono al grande passato, la Tipo, la Panda, sapete quanti giorni lavora il più grande stabilimento manifatturiero che esiste in Italia? La Fiat Mirafiori che occupa un intero quartiere di Torino con i suoi capannoni, la Fiat Mirafiori viene aperta per 3 giorni al mese, 3 giorni al mese avete capito bene, e dei 3 mila addetti della Fiat Mirafiori vanno a lavorare quei 3 giorni, vanno a lavorare, ma non possiamo dire lavorare perché in pratica in uno stabilimento che apre solo 3 giorni al mese cosa vai, a togliere delle ragnatele, della polvere, a scopare per terra, di quei 3 mila addetti vanno a lavorare a rotazione 500, facciamo un esempio, se io sono andato a lavorare a gennaio, sono andato poi a lavorare a luglio e andrò a lavorare a gennaio dell'anno prossimo, quindi tutto l'anno lavorerò 3 e 3, 6 giorni, gli altri giorni naturalmente mi vengono regolarmente pagati, 12 mesi di tappio la tredicesima e chi è che li paga? L'Inps, noi, chi è che in questi anni ha pagato milioni e milioni, miliardi di contributi a fondo perduto della Cassa del Mezzogiorno, che è un ente pubblico, finanziato da noi cittadini per costruire degli stabilimenti che sono in gran parte chiusi o fermi nel sud, Termini Merese, Pomigliano d'Arco, Melfi, Termoli, noi, chi è che ha regalato l'Alfa Romeo alla Fiat anziché venderla alla Ford? Il professor Romano Prodi, Presidente dell'IRI, chi è che ha approvato le politiche per gli incentivi della rotavazione che quindi favorivano la Fiat? Chi è che fino a qualche anno fa aveva messo delle leggi che costituivano delle barriere doganali perché c'era il contingentamento delle importazioni delle auto straniere in Italia, cioè non potevate importare auto straniere in Italia oltre un certo limite? Chi è che ha deciso e puntato sulla politica delle autostrade, quindi del trasporto su gomma anziché su rotaia o via mare? Ebbene a fronte di tutta questa massa enorme di denaro pubblico, gli economisti, i sociologi, e voi dovete sempre difidare da chi parla difficile, perché chi parla difficile non vuole farvi capire, invece dovete amare le persone che parlano in maniera molto semplice e comprensibile.
Allora i sociologi e gli economisti hanno sempre detto che la Fiat è il classico esempio di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, diciamolo un po' in termini più comprensibili, se ci sono delle perdite le paghiamo noi, se ci sono dei profitti se li intascano loro.
Ora noi non dobbiamo mai dimenticarcele quelle cose, perché quando l'ingegnere Marchione decide di fare la famosa fuga all'estero, perché uno che cambia nome ha un'azienda italiana, che trasferisce la sede legale da Torino in Olanda, la sede fiscale a Londra vuol dire che non paga, ammesso che pagasse le tasse non più in Italia, ma in Inghilterra con l'aliquota del 20% o meno e soprattutto sposta la sede finanziaria, che temporaneamente è ancora per qualche cosa in Italia, ma vedrete che presto se ne andranno completamente a New York, allora c'è da chiedersi come mai nessuno dica niente, anzi il Presidente del Consiglio Renzi quando va a Detroit e ci ha dato molte volte e stringe la mano a Marchione dice anche lei caro Marchione è un esempio per gli industriali italiani, come un esempio per gli industriali italiani?
Una sera in uno di questi incontri in provincia di Modena a Formigine si alzò un signore e disse vede io sono amico di un imprenditore, di un piccolo imprenditore che due anni fa, due estati fa è stato sbattuto in prima pagina su tutti i giornali, in tutte le televisioni e l'epiteto più bello che gli hanno dato è stato delinquente, poco di buono, farabutto, perché il primo giorno di ferie ad agosto aveva approfittato della chiusura della fabbrica per caricare su un camione i suoi macchinari, i suoi torni e trasferire l'azienda in Romania, il giorno dopo passò un operaio in bicicletta, vide tutti i cancelli aperti, andò a vedere non c'era più niente, venne fuori uno scandalo gigantesco, ebbene quel mio collega imprenditore vorrebbe sapere e mi ha chiesto di venire stasera a chiederglielo come mai lui è un farabutto, è stato editato come un farabutto mentre il Presidente del Consiglio va a dire che Marchionne è un esempio per gli industriali italiani quando invece di un camion di torni o di macchine ha trasferito tutto il baraccone, perché noi vorremmo sapere per esempio tutti gli impiegati, visto che non ce ne erano più di operai che lavoravano presso la direzione Fiat di Torino, cosa han fatto?
Fanno i pendolari con l'Olanda tutte le mattine avanti e indietro? Con la Ferrari è lo stesso, avete notato lì è più sfacciata la cosa, state tranquilli che non toccheranno il capannone a Maranello perché è un simbolo, i simboli non si toccano, anche se se ne sono fregati di cambiare il nome alla Fiat che è infondere un simbolo, è l'ultima cosa che si fa quando divendero un simbolo.
La Ferrari avete visto? In quale borsa è stata quotata? A Milano o a New York? A Milano o a New York? Allora che cosa vuol dire? È o non è un'americanizzazione, un trasferimento all'estero di una cosa che è italiana ?
E il governo, la classe politica che cosa fa? Dice? Prende posizione? Parla? Oppure teme di inimicarsi i padroni del Corriere della Sera, della stampa e di gran parte delle televisioni italiane finanziate attraverso la pubblicità, che è in gran parte, lo vedete quali sono le pubblicità in televisione, le automobili, la moda, i telefonini o i computer, ma soprattutto, lo ripetiamo, i profumi per uomo, profumi per uomo è un periodo che va molto il profumo per uomo, più di donna, mai di donna, profumo per uomo, c'è un'ondata in Italia che all'improvviso in questi anni ci siamo accorti, anche grazie alla Poelcan e a Marrazzo, che l'uomo italiano si è un po' girato, ha perso un po' la trebisonda, perché un tempo partivano nugoli di bellissime signore dalla Scandinavia per venire sulla riviera Adriatica, per venire a Jesolo, sulle spiagge, in Liguria, in Toscana, poi l'anno dopo nascevano dei piccoli Cosimo, Salvatore, Vincenzo etc., all'improvviso il maschio italiano attraverso il caso Lapo e il caso Marrazzo ci siamo accorti che dopo averlo preso in quel posto tutto il giorno dai vigili, dal traffico, dalle tasse al ristorante etc., anche alla sera paga per cercare qualcuno di questi brasilianoni dalle braccia possenti, che secondo me se gli fai arrabbiare ti rompono la mascella, giusto?
Mi scuso per i bambini che sono qui presenti, signora lei poi glielo spiegherà bene che cosa intendo dire, ecco, ho cominciato a parlare di questo. Io partirei da Donna Virginia, chi è Donna Virginia? Donna Virginia, anzi la principessa Virginia Bourbon del Monte, è la mamma di Gianni Agnelli e in tutto di sette figli, i sette nipoti del vecchio senatore Agnelli, non c'è soltanto Gianni, c'è Clara che è la primogenita che ancora viva a 95 anni, vive in un albergo di Abano Terme all'hotel Ritz, Gianni c'era, Maria Sole, Cristiana, Susanna Agnelli ve la ricordate, ministro repubblicano, ministro degli esteri, Umberto il papà del Presidente della Fiat e un altro di cui si sono perse le tracce, voi non l'avete mai sentito nominare, c'è anche un terzo maschio tra i fratelli Agnelli oltre a Umberto e a Gianni, Giorgio, il quale è stato completamente cancellato dalla famiglia, perché ha avuto il torto di lanciarsi da una finestra dal terzo piano di un ospedale psichiatrico in cui era stato ricoverato in Svizzera con un trattamento sanitario obbligatorio richiesto da due dei suoi fratelli. Sono tante le persone della famiglia Agnelli cancellate, tra pochi giorni, tra due giorni ricorrerà il quindicesimo anniversario della morte di Edoardo Agnelli, tutti voi dite quello che si è lanciato dal ponte, io direi di stare attenti alla terminologia perché l'unica cosa sicura di Edoardo è che è morto, io non dico che non sia suicidato, non dico che è stato suicidato, non dico che è stato ucciso, l'unica cosa sicura è che è morto, è morto quindici anni fa e io vi invito tra due giorni a cercare sul Corriere della Sera e sulla stampa dove ci sono i necrologi, quelli che quando li facciamo noi paghiamo a 300, 400, 500, se ci sono un necrologio, tre righe che ricordano l'anniversario della morte del figlio dell'avvocato Agnelli, anche lui cancellato, leggetevi gli ultimi sei capitoli del mio libro, sono andato alla procura della Repubblica di Mondovì, sono riuscito ad avere il fascicolo con l'inchiesta mai fatta sulla morte di Edoardo Agnelli e voi potrete leggere i risultati e io vi fornisco delle informazioni senza trarre le conclusioni, perché le conclusioni le potete trarre voi.
Vedete questo libro è basato soltanto su documenti, se io mi fossi permesso di non avere il supporto di documenti mi avrebbero già mangiato vivo, mi avrebbero già mangiato vivo e non lo hanno fatto, questo è il secondo libro, il primo era intitolato I lupi e gli Agnelli, serata da lupi, questi dicevi prima, ma chi ha letto I lupi e gli Agnelli che è introvabile, come è introvabile questo, perché è successa una cosa strana per questi due miei libri, sono state fatte sei ristampe ciascuno, ma da un sondaggio che abbiamo fatto con le librerie, limitatamente a Torino, le grandi librerie, la Copp, la Feltrinelli, la Mondadori, la Giunti, eccetera, ci davano questa risposta, ogni volta che arriva il rifornimento delle copie nuove ristampate arrivano 5 o 6 persone, le stesse e ne ordinano, ne comprano 200 copie a testa, io non sono così fesso da pensare che ci siano delle persone che regalano 200 copie, la mia domanda è le hanno bruciate o le hanno buttate nel po', se non lo dicevano forse riuscivamo a risparmiare sulla carta, sulla deforestazione in Amazzonia, facevamo un buono per un totti di copie, ecco, non lo trovate, fate la prova, andate, andate nelle librerie, sono sempre cortesi nelle librerie, vi risponderanno, dopo aver ravanato sul computer, non c'è, lo ordiniamo, tra una settimana, tra una settimana tornate, vi daranno qualche risposta larga, ecco io perché giro città, paesi, località di tutta Italia, invitato da tutte le parti a parlare di questo libro, perché è l'unica maniera per riuscire a venderlo, perché voi facciate da tam tam, perché voi diciate agli altri, ho letto queste cose che non avevo mai saputo sulla famiglia Agnelli e io come ho fatto a saperle, dove ho trovato i documenti?
Io ho dovuto aspettare, quando è morto l'avvocato Agnelli, mai più avrei immaginato di scrivere un libro sull'avvocato Agnelli, non c'era nessuno spazio perché erano stati scritti soltanto libri adulatori, la saliva dei giornalisti e degli scrittori italiani era andata esaurita nel creare questo mito, pensate che c'è uno che ha scritto 30 cartelle, 30 pagine per spiegarci perché l'avvocato Agnelli portava la cravatta sopra il pullover e l'orologio sopra il polsino della camicia, non c'era bisogno di scrivere 30 pagine, bastava andare in Liguria, Genova e li spiegavano perché portano l'orologio sopra il polsino, per non consumare il polsino, giusto?
Così dura più a lungo il polsino, oggi voi se andate da una camiciaia a comprare una camicia in un negozio e chiedete la camicia con i polsini e il colletto di ricambio vi mandano via brutto barbone, vai via di qua e comprati due camicie. Allora, mentre ci hanno spiegato perché portava, o hanno tentato di spiegarci perché non avevamo bisogno di saperlo da loro, portava la cravatta sopra il pullover e l'orologio sopra il polsino, si erano dimenticati di vedere l'altra parte oscura del pianeta Agnelli, è possibile che andasse tutto bene, che costruisse delle macchine bellissime, che fosse l'uomo più conteso del mondo, che avesse delle donne bellissime, le barche bellissime, l'elicottero e tutto il resto, è possibile che non ci fosse qualcosa di negativo, di oscuro?
Io me le ponevo queste domande, ma non c'erano elementi per rispondere, fino a che 4 anni dopo la sua morte, gennaio 2003, maggio 2007, sua figlia, sua figlia Margherita, erede universale al 50% insieme a sua madre Donna Marella, dell'immenso patrimonio paterno, decide di fare una cosa incredibile, una notizia clamorosa, decide di rivolgersi al Tribunale Civile di Torino, contro i 3 che considera e considerava gli amministratori del patrimonio di suo padre, chiedendo che il Tribunale ordini loro di fare il rendiconto, di dare il rendiconto, voce per voce, da che cosa era costituito il patrimonio paterno. Io mi sono detto ma se una figlia, la figlia niente meno che di Agnelli, l'erede di Agnelli, si rivolge a un tribunale costretto a farsi l'avvocato e a fare causa, in tribunale non ci si presenta con le chiacchiere da bar, in tribunale bisogna andare con dei documenti, degli atti, delle lettere, delle testimonianze, delle prove e dato che, se mi permettete, io purtroppo non sono bravo come Travaglio, però cerco di fare il possibile, tutti i giorni cerco di imparare qualcosa alla mia età da Travaglio, perché lui è il nostro faro, la nostra luce, scherzo naturalmente, che cosa faccio?
Cerco di trovare dei canali di comunicazione con le cancellerie dei tribunali e li trovo questi canali di comunicazione, riesco in maniera lecita, non sono come quelli del Vaticano, è bello stare seduti a casa, ti arrivano e ti portano della roba sporca sul tavolo, in Italia c'è anche un reato di cui deve tener conto sempre un giornalista che si deve recapitare dei documenti che non ha cercato e trovato lui, la ricettazione, se io pubblico dei documenti che sono stati rubati, trafugati, che sono opera di un reato o di un delitto, divento complice di questo reato, di questo delitto, sono andato a cercarli questi documenti, non li ho pagati, non li ho comprati, non ho corrotto nessuno, li ho poi verificati, ma erano di fonte giudiziaria e quindi importantissimi e ho dovuto affittare un bilocale per tutti i processi che ci sono stati, ce ne sono ancora in corso tre in Svizzera, lì è già un po' più difficile entrare nelle cancellerie, ma ci si riesce con la buona volontà e con i metodi giusti, ho trovato anche i documenti che riguardano gli atti della morte di Edoardo Agnelli alla procura di Mondovì e c'è stato un altro processo a Milano di cui parleremo questa sera e ho ancora sei faldoni che costituiranno la base del mio prossimo libro, che porterà come i primi due, I lupi e gli Agnelli e Agnelli segreti, ancora una volta la parola Agnelli, questa volta non ci mettiamo la parola innocenti come nel caso del silenzio degli innocenti e si chiamerà Agnelli, la caccia ai lupi, cioè il tentativo di risalire ai filoni dove è stato nascosto tutta questa grande quantità di denaro che non è stata ancora consegnata alle sue legittime eredi o almeno a una delle due.
Virginia è l'origine dell'Agnelli style, il vecchio Agnelli, l'uomo che venne processato nel 1908, il senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, processato perché accusato di falso in bilancio, aggiotaggio, quindi di aver portato via la Fiat con degli artifici poco corretti ai suoi soci, soci importantissimi nella nobiltà dell'epoca, Sabauda e Subalpina, il conte Caccherano di Bricherasio, Biscaretti di Ruffia, quindi i grandi nomi dell'automobilismo, il vecchio senatore Agnelli aveva due figli, Edoardo, non quello di Fossano di cui parliamo nel libro e un'altra figlia, la figlia sposa l'ingegner Nasi, fa 5 figli e muore poco dopo, quindi rimangono questi 5 orfani, Edoardo il maschio sposa la principessa Virginia Bourbon del Monte e in questo obbedisce al volere del padre Giovanni Agnelli, perché?
Perché aveva sempre detto noi siamo ricchi, ma non siamo di sangue blu, quindi cari nipoti, cari figlioli sposatevi qualcuno che ci abbia almeno due cognomi e obbediscono tutti, Gianni sposa la principessa Marella Caracciolo di Castagnetto, Edoardo il figlio di Gianni sposa la principessa Virginia Bourbon del Monte, metà sangue americano, metà sangue italiano, Clara Agnelli sposa il principe Fürstenberg, nasce ira Fürstenberg, poi in seconda nozze sposerà Giovanni Nuvoletti che conte non era, ma dirà sono conte, difatti l'avvocato lo prendeva in giro dicendo, ecco l'autonobile Fiat, perché si era autonominato conte, lo ricordate il conte Nuvoletti che viveva sulla strada del Terraglio in quella bellissima villa in Marocco?
Susanna ha sposato il conte Urbano Rattazzi, Cristiana ha sposato il conte Brando Brandolini da Palazzo Brandolini a Venezia, Umberto in prima nozze ha disubbidito e ha sposato solo l'erede dell'impero Piaggio, la signora Antonella Becchi Piaggio, ma in seconda nozze ha ubbidito e ha sposato la cugina della cognata, cioè la principessa Allegra Caracciolo di Castagnetto, la mamma di Andrea Agnelli, presidente della Fiat.
Oggi i nipoti di Gianni Agnelli sono sulla stessa strada, Gion ha sposato la principessa Lavinia Borromeo, Ginevra ha sposato il conte Gaetani da Ragona, Lapo non ha ancora sposato, non sappiamo bene se sposerà, aspetta che introducano delle nuove leggi in Italia, vediamo cosa succederà, comunque sì, la principessa Virginia Brumont del Monte è importantissima, ha una bellissima, capelli rossi, nonostante queste sette gravidanze, un fisico meraviglioso, circolava con un giaguaro al guenzaglio, ma non il giaguaro quello di Piacenza, ricordate quello di Piacenza che voleva smacchiare il giaguaro? Ricordate quello che aveva il papà benzinaio a Piacenza che diceva voglio smacchiare il giaguaro, poi si è visto come è stato smacchiato da uno che arrivava da Rignano sull'Arno in Toscana. Principessa Brumont del Monte è importantissima perché è una grande nobildonna, una grande nobildonna che rimane vedova a soli 35 anni, suo marito Umberto, il figlio del vecchio fondatore della Fiat muore in un incidente con l'idrovolante a Genova.
Ebbene questa signora, nobildonna bellissima, un mese soltanto dopo essere rimasta vedova, si lascia conquistare da uno dei più grandi cervelli che esistessero nell'Italia di quegli anni, Curzio Malaparte, lo scrittore Curzio Malaparte. E danno scandalo i due perché sulla spiaggia di Fortellino e Marmi tutti vedono Malaparte che si avvicina alla tenda bianca dove ci sono i piccoli agnelli con la mamma e con la nonna, tutti vedono quando verso le due del pomeriggio tutti i piccoli Agnelli con la mamma e le tate vanno verso la casa sul mare, la piccola casa sul mare di Curzio Malaparte. E il nonno a Torino lo viene subito a sapere che i suoi nipoti frequentano questo scrittore maledetto.
Ma le bambine, specialmente Suni e Clara, sono innamoratissime di Curzio Malaparte e dicono perché sono innamorati di lui, perché vedono che grazie a lui la loro mamma finalmente è felice e sorride. E questa donna si mette contro tutte e contro tutti pur di seguire il suo cuore, pur di seguire i suoi sentimenti, pur di seguire il suo cervello e si mette contro a quello che era l'uomo più potente d'Italia, il padrone della Fiat, il quale quando gli chiedevano ma lei politicamente da che parte sta, senatore Agnelli, lui rispondeva e questo è l'emblema un po' della Fiat, a Torino sono antifascista perché ci sono i sindacati, le fabbriche, la CGL, il Partito Comunista e gli scioperi, a Roma invece sono fascista perché c'è il Duce, il Ministero della Guerra che mi firma le commesse militari. Ebbene, quando il vecchio senatore Agnelli viene a sapere che la nuora dà scandalo sulla spiaggia di Forte di Marmi insieme a Curzio Malaparte, pensavo che era...
GIGI MONCALVO
Continua su https://youtu.be/cjmurbzShts?si=XDcLPi6rXUEII6Pk
QUI IL LIBRO : AGNELLI SEGRETI
Peccati, passioni e verità nascoste dell’ultima “famiglia reale” italiana
GIGI MONCALVO
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.