GAGLIANO DEL CAPO : "VENITE DA PAPÀ"
Oct 1, 2026
GAGLIANO DEL CAPO : "VENITE DA PAPÀ" la frase impossibile per un padre disabile a cui la burocrazia ha negato la casa e le figlie
Cosa significa non poter pronunciare la frase più naturale del mondo: "Questo estate o a Natale, Pasqua venite a passare qualche giorno da papà"? Per chiunque abbia una casa, è la normalità di un weekend in famiglia. Per un padre separato, disabile e senza fissa dimora, è una condanna silenziosa che dura da sette anni.
GRAZIE AL SINDACO GIANFRANCO MELCARNE E CON LA COMPLICITA DEI TRINITARI CHE INVECE DI RIVERSARE LE ATTENZIONI SUL COMUNE INADEMPIENTE PREFERISCONO CITARE IN GIUDIZIO PROPRIO IL PIU FRAGILE, IL PADRE , IL CONVENUTO !
E PENSARE CHE IL COMUNE REALIZZA CONVEGNI ANESTETICI SULL ESSERE GENITORI E SULLA TUTELA DEI MINORI, A VOI IL GIUDIZIO, IL MIO E' SEVERISSIMO.
Al centro di questa storia c'è il dramma invisibile della violazione del diritto alla bigenitorialità, calpestato non da dinamiche familiari, ma dall'inerzia e dai fallimenti della pubblica amministrazione e dei servizi sociali.
Sette anni fa, questo cittadino era stato collocato in via d'urgenza in una struttura religiosa quella dei Padri Trinitari r dai servizi sociali del Comune di Gagliano del Capo. Oggi una narrativa allusiva vuole far credere che era un abuivo. FALSO !!! Da allora, l'amministrazione comunale si è completamente disinteressata della sua posizione, lasciandolo in un limbo perenne. Ma la conseguenza più grave e dolorosa di questo abbandono istituzionale non è solo la mancanza di un tetto stabile: è l'impossibilità assoluta di essere un padre a pieno titolo.
La legge italiana e la Costituzione tutelano con forza il diritto-dovere dei genitori separati di mantenere un rapporto equilibrato, continuativo e quotidiano con i propri figli, il che include inevitabilmente il diritto di accoglierli in uno spazio proprio, sicuro e decoroso. Come si può pretendere di esercitare la genitorialità quando si vive confinati in un locale di fortuna, ostaggio di un'emergenza abitativa infinita e di promesse istituzionali mai mantenute? Le PEC infinite senza risposta spedite al Comune non si contano quanto sono numerose.
Per sette anni, le figlie di questo padre sono cresciute con la Madre a Venezia vedendosi negato quel diritto fondamentale: avere una stanza, un angolo di casa, un rifugio in cui il genitore potesse accoglierle con la dignità che spetta a ogni famiglia. Le diffide formali inviate dai legali all'indirizzo del Comune sono rimaste lettera morta, così come le richieste di un intervento serio che sanasse questa frattura sociale e affettiva.
Oggi, questa ferita è diventata parte integrante di una battaglia legale radicale. Nelle aule di tribunale, la difesa ha deciso di chiamare il Comune a rispondere non solo dei danni materiali e dell'abbandono di persona vulnerabile, ma anche del tempo e degli affetti rubati all'amore paterno.
Perché dietro le carte bollate di un contenzioso e dietro le inadempienze burocratiche ci sono legami umani spezzati. E la speranza, adesso, è che la giustizia ricordi che ridare dignità a un padre significa, prima di tutto, restituirgli la possibilità di guardare negli occhi le proprie figlie e dire finalmente: "Venite, questa è casa nostra".
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