FRANCIA E ITALIA: LA MALEDIZIONE DEI NUMERI
FRANCIA E ITALIA: LA MALEDIZIONE DEI NUMERI
Numero totale degli articoli pubblicati: 875

FRANCIA E ITALIA: LA MALEDIZIONE DEI NUMERI

Oct 9, 2026


FRANCIA E ITALIA: LA MALEDIZIONE DEI NUMERI

La politica contemporanea sembra aver sostituito le grandi visioni sociali con la gestione contabile. PIL, spread e deficit sono diventati i parametri attraverso cui si misura la salute di un Paese, mentre restano in secondo piano le condizioni reali dei cittadini. Ma a cosa serve un bilancio in ordine se aumentano le difficoltà a curarsi, i salari non bastano per vivere e l'accesso all'istruzione diventa sempre più difficile?

Il primo numero di qualsiasi democrazia dovrebbe essere uno: quanto resta a una persona, dopo aver lavorato, per vivere dignitosamente? Perché la crescita economica non coincide necessariamente con il benessere e la riduzione della disoccupazione non significa automaticamente la fine del lavoro povero.

La Francia dimostra come le politiche di rigore possano innescare conflitti sociali quando i cittadini percepiscono che pensioni e servizi pubblici vengono sacrificati sull'altare dei bilanci. In Italia, invece, il malessere sembra spesso tradursi in rassegnazione e adattamento individuale. La famiglia supplisce alle carenze del welfare, i risparmi assorbono le difficoltà e molti cittadini rinunciano a protestare, mentre altri rinunciano persino alle cure.

Il confronto con la Francia evidenzia il ruolo dell’istruzione e della mobilitazione collettiva nella difesa dei diritti. In Italia, invece, le proteste rischiano spesso di essere osservate come fenomeni di costume, anziché come espressione di un disagio da comprendere.

No, la popolazione italiana non sta meglio; l'assenza di una protesta sociale organizzata come quella francese nasce da una combinazione di fattori strutturali, culturali ed economici.

Scuola pubblica, cultura e informazione indipendente non sono semplici voci di spesa, ma strumenti di libertà e partecipazione democratica. Indebolirli significa ridurre la capacità critica dei cittadini, che rischiano così di diventare spettatori passivi di decisioni prese altrove.

Ma questi ammortizzatori non sono eterni. La precarietà, l'emigrazione giovanile, le difficoltà delle famiglie e la sfiducia nelle istituzioni possono erodere lentamente le fondamenta della società. La calma apparente non è necessariamente benessere: può essere anche il risultato di una collettività che ha smesso di credere nella possibilità di cambiare le cose.

In questo vuoto si inserisce una politica sempre più simile a un teatrino di fantasmi, fantocci e attori. Governo e opposizione si alternano nelle accuse, i personaggi mediatici alimentano polemiche e battaglie identitarie, mentre le questioni materiali , salari, sanità, scuola e costo della vita , continuano a chiedere risposte concrete. Cambiano i protagonisti, ma non sempre cambiano le condizioni che alimentano il malessere.

Il problema riguarda anche la cultura e l'istruzione. Una popolazione costretta a vivere alla giornata ha meno tempo ed energie per informarsi, organizzarsi e partecipare. Indebolire la scuola pubblica e gli strumenti della conoscenza significa rischiare di indebolire anche la capacità critica dei cittadini, rendendoli più esposti alla propaganda e meno capaci di incidere sulle decisioni collettive.

La vera maledizione dei numeri, dunque, non consiste nel dover rispettare i bilanci, ma nel confondere la loro stabilità con la salute della società.

Un Paese può avere conti apparentemente migliori e cittadini che vivono peggio. La domanda che la politica dovrebbe porsi non è soltanto quanto cresce l'economia, ma quale benessere produce quella crescita e come viene distribuito.

Perché il successo di una democrazia non si misura soltanto nei bilanci pubblici, ma nella possibilità concreta delle persone di vivere con dignità, curarsi, studiare, lavorare e costruire il proprio futuro.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

Offro soluzioni informatiche personalizzate, Web, Db, sviluppo software e consulenza tecnica specialistica per aziende e privati. Contattami 371 1786796 su WZ per qualsiasi esigenza legata alla programmazione e all'assistenza sistemistica.