FEMMINICIDIO
Oct 19, 2025
COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO : IN TEMA DI FEMMINICIDIO
PERDONATE IL TITOLO PROVOCATORIO, MA DI FRONTE ALLA RETORICA CHE PREGNA I COMUNI SUD SALENTINI IN RIFERIMENTO ALLA VIOLENZA DI GENERE PIU’ ESATTAMENTE DEFINITA VIOLENZA CONTRO LE DONNE DA PARTE DEGLI UOMINI URGE ANCHE IN QUESTO AMBITO UNA TARATURA MIGLIORE DELLE LENTI DISTORSIVE IN AUGE CHE OFFUSCANO PERSINO IL RIGORE DEGLI SCIENZIATI SOCIALI E DEI MEDIOCRI CHE SI FANNO PROTAGONISTE DI CAMPAGNA PUBBLICITARIE DI FATTO IDEOLOGICHE CHE TARDANO NEL TRATTARE LA COMPLESSITA' DEL FENOMENO CON MIGLIOR RIGORE E ONESTA’.
LA VIOLENZA FEMMINILE SI MANIFESTA IN FORME MOLTEPLICI E SPESSO INVISIBILI, SFIDANDO LA NARRATIVA DOMINANTE CHE LA RIDUCE A UN FENOMENO ESCLUSIVAMENTE MASCHILE. LE CRONACHE ITALIANE RIPORTANO EPISODI DI VIOLENZA FISICA, PSICOLOGICA E PERSINO LETALE COMMESSI DA DONNE, SPESSO IN CONTESTI FAMILIARI O AFFETTIVI.
1. Ecco alcuni esempi recenti
Questi casi evidenziano che la violenza femminile è reale, concreta e spesso invisibile, e che la percezione dominante, centrata esclusivamente sugli uomini come aggressori, offre una visione incompleta e distorta della realtà. Sulle statistiche vi sono pareri discordanti dato che la misura quantitativa non è rigorosa per molteplici criticità persino di natura ideologica e culturale. Di fatto la violenza è violenza e non può certo avere un approccio diverso in relazione al genere o al dato quantitativo del maggiore e minore, errore molto diffuso.
• Moglie uccide marito a Forcella, l'amica: "Cresciute insieme, sono sotto shock".
• Moglie uccide il marito: in carcere per omicidio volontario.
• Uccide i figli neonati e li nasconde nell'armadio.
• Donna uccide il compagno a San Severo.
• Lorena Venier uccide il figlio Alessandro insieme alla nuora.
• Violenza psicologica e manipolazione: Numerosi casi di madri che esercitano un controllo psicologico sui propri figli, anche di relazioni precedenti, danneggiandone la personalità e creando dinamiche familiari disfunzionali.
• Violenza domestica e maltrattamenti: Donne coinvolte in relazioni con partner alcolisti o tossicodipendenti, che possono generare comportamenti violenti, sia fisici che psicologici, nei confronti dei figli o dei compagni.
• Omicidio di Alessia Pifferi (2022): Condannata all'ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola a casa da sola per sei giorni. RaiNews.
• Omicidio di Isabella Internò (1989): Condannata in primo grado nel 2024 per l'omicidio dell'ex fidanzato Denis Bergamini, centrocampista del Cosenza. Sky TG24
• Maltrattamenti su anziani: Nel 2022, un'infermiera è stata arrestata per aver maltrattato e abusato di anziani in una casa di riposo nel sud Italia.
• Violenza psicologica e manipolazione: Numerosi casi di madri che esercitano un controllo psicologico sui propri figli, anche di relazioni precedenti, danneggiandone la personalità e creando dinamiche familiari disfunzionali.
• Violenza domestica e maltrattamenti: Donne coinvolte in relazioni con partner alcolisti o tossicodipendenti, che possono generare comportamenti violenti, sia fisici che psicologici, nei confronti dei figli o dei compagni.
2. Scarsità di dati ufficiali e invisibilità sistemicaIn Italia, la violenza femminile è largamente invisibile nei dati ufficiali:
• Gli strumenti statistici (ISTAT, Ministero dell’Interno, numero antiviolenza 1522) si concentrano sulle donne come vittime, lasciando quasi del tutto non monitorati i casi in cui le donne sono autrici di violenza.
• Non esistono studi nazionali continuativi che misurino con rigore la frequenza, la gravità e il contesto della violenza femminile.
• I casi emergono principalmente da cronaca, studi locali o osservazioni sul campo, e vengono trattati come episodi isolati, non come fenomeno strutturale.
Conseguenze:
1. La violenza femminile resta percepita come rara o eccezionale, anche quando può avere effetti gravissimi.
2. Le politiche di prevenzione, intervento e monitoraggio non possono basarsi su dati affidabili, riducendo l’efficacia degli strumenti di protezione e supporto.
3. Percezione sociale e distorsioni ideologicheLa narrativa dominante tende a leggere la violenza come “violenza maschile contro donne”, creando:
• Invisibilità sistemica: episodi reali di violenza femminile, psicologica o fisica, restano non visibili.
• Distorsione ideologica: la dicotomia uomo-aggressore / donna-vittima semplifica la realtà, marginalizza la violenza femminile e può servire interessi politici o sociali.
• Effetto pratico: cronaca e servizi sociali seguono modelli selettivi, rafforzando la percezione distorta e impedendo interventi equilibrati.
4. Esempi estremi di violenza femminile
Contesti militari e terroristici:• Donne soldato italiane, americane e israeliane in missioni operative letali.
• Donne nelle Brigate Rosse o in altri gruppi terroristici, coinvolte in omicidi e rapimenti.Crimini di guerra e collusioni storiche:
• Donne italiane accusate di collaborazionismo con nazisti e di crimini contro prigionieri durante la Seconda guerra mondiale.
Maltrattamenti e violenza letale su civili:
La cronaca italiana riporta, con minore enfasi rispetto ad altri fenomeni, diversi casi in cui la violenza è perpetrata da donne.Si tratta di episodi reali, talvolta estremi, che mostrano come la violenza non appartenga a un genere, ma a una condizione umana complessa e trasversale.
• Infermiere e badanti italiane accusate di maltrattamenti su anziani o persone fragili, spesso in strutture residenziali, con esiti anche letali o permanenti.(Si ricordano casi a Reggio Emilia, Palermo, Grosseto, Parma e Napoli, documentati da indagini dei NAS e cronache locali).
• Madri o figure femminili che esercitano violenza psicologica, manipolatoria o punitiva sui figli, inclusi quelli nati da precedenti relazioni dei partner.Queste dinamiche di potere familiare – spesso invisibili – possono produrre danni duraturi alla personalità e alla stabilità emotiva dei minori.
• Casi di infanticidio o abbandono neonatale, in cui madri decidono di liberarsi del neonato abbandonandolo per strada, nei cassonetti o in ambienti isolati.(Episodi segnalati negli ultimi anni a Roma, Catania, Milano, Lecce e Napoli).
• Aborti clandestini o autoprocurati, oppure eliminazione del feto in condizioni di solitudine o disperazione, spesso nelle toilette pubbliche o domestiche, con una drammatica sottovalutazione del problema psicologico e sociale che ne è all’origine
5. L’illusione delle operatrici nei servizi contro il femminicidio.
Molte operatrici , assistenti sociali, psicologhe, educatrici , credono sinceramente di essere in prima linea nel contrasto alla violenza di genere.Tuttavia, nella pratica quotidiana, spesso finiscono intrappolate in un sistema burocratico e ideologico che ne svuota l’efficacia e le riduce a funzionarie del consenso istituzionale.
a.Formazione ideologica e non fenomenologica
Le linee guida dei centri antiviolenza e degli ambiti sociali territoriali derivano da paradigmi già ideologizzati (spesso di matrice sociologica o femminista), che descrivono la violenza come asimmetria uomo-carnefice / donna-vittima.
Questo riduce la complessità e impedisce una lettura multidimensionale dei casi (economica, psicologica, relazionale, culturale).
b.Burocrazia e auto-referenzialità
Molte operatrici trascorrono più tempo su piattaforme digitali, a compilare schede e report, che in contatto reale con le persone.Il lavoro viene standardizzato, le storie schematizzate e l’intervento sociale si riduce a adempimento procedurale.L’obiettivo implicito diventa mantenere in vita il progetto, non risolvere i problemi.
c. Illusione di potere e reale impotenza
Sebbene le strutture appaiano “femminili”, le decisioni di fondo (fondi, strategie, protocolli, indirizzi politici) restano in mano a uomini, ossia ai vertici amministrativi e politici.Le operatrici credono di agire per emancipazione, ma in realtà riproducono gerarchie maschili e modelli autoritari dentro un apparato che le strumentalizza.d. Scarsa autovalutazione e incapacità di confrontoRaramente esiste un sistema di valutazione indipendente che misuri l’efficacia dei servizi.
Questo produce una illusione di efficienza e un auto-convincimento di centralità, mentre sul territorio gli effetti restano scarsi, le vittime non trovano risposte e molti casi degenerano.e. Il rischio del “femminicidio amministrativo”In certe situazioni, la lentezza e la rigidità dei servizi possono contribuire indirettamente all’aggravarsi dei conflitti familiari — un paradosso che nessuno affronta pubblicamente.È un “femminicidio istituzionale” nel senso più ampio: un sistema che promette protezione, ma produce dipendenza e disillusione
6. Conclusione critica
• La violenza non è una prerogativa maschile: la capacità di infliggere danno esiste in tutte le persone, indipendentemente dal genere.
• La scarsità di dati e la narrazione ideologica dominante creano un’invisibilità sistemica della violenza femminile, impedendo una comprensione completa del fenomeno.
Una lettura onesta e rigorosa richiede di partire dai dati reali, dagli esempi concreti e dalla comprensione delle dinamiche individuali e contestuali, senza semplificazioni di genere.
Sintesi finale:
LA VIOLENZA È VIOLENZA E VA COMBATTUTA INSIEME ALL IPOCRISIA CHE FA FINTA DI NON VEDERLA IN UNA VISIONE DI INSIEME E ACCANTO A NOI. LA CATEGORIZZAZIONE DI GENERE PUÒ ESSERE UTILE PER ANALISI SOCIALI MIRATE, MA NON PUÒ OSCURARE LA REALTÀ: DONNE E UOMINI POSSONO ESERCITARE VIOLENZA IN MODI CONCRETI E DEVASTANTI. IGNORARE QUESTA COMPLESSITÀ SIGNIFICA RIDURRE L’EFFICACIA DI POLITICHE, PREVENZIONE E INTERVENTI REALI E SPESSO DIETRO IL VELO DELLA RETORICA E DEI SERVIZI O INIZIATIVE COMUNALI DEL SUD SALENTO COSI ORCHESTRATO ACCADE PROPRIO QUESTO.
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