ELEZIONI REGIONALI FUFFA.
ELEZIONI REGIONALI FUFFA.
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ELEZIONI REGIONALI FUFFA.

Nov 4, 2025

Elezioni regionali fuffa. La disattesa terza via dell’informazione. I Salentini traditi nuovamente si accingono a non votare.

Nel Sud Salento, ogni tornata elettorale sembra una sagra: cambiano i manifesti, non i volti.
Candidati sempre uguali, spesso ultra cinquantenni, che si riciclano come se bastasse un nuovo slogan per cancellare decenni di immobilismo.
Promettono di “rifondare la sanità”, ma intanto gli ospedali cadono a pezzi e i cittadini devono spostarsi chilometri per un’analisi.


Dietro la riduzione dei fondi pubblici c’è una logica chiara: spingere verso la sanità privata, dove chi ha soldi si cura e chi non li ha si arrangia.
Intanto il medico di famiglia lentamente scompare e diventa un algoritmo e l’intelligenza artificiale prescriverà pillole al posto suo. Mentre lo Stato raccoglie sempre, anche dai Salentini , le tasse che alimentano la sanità nazionale, il suo sperpero, le sue disfunzioni...le sue corruzioni, un mondo persiste : chi si può curare e chi no.


Sul palco, i soliti nomi , Pagliaro in testa, ma non solo , fanno la loro passerella, sorridenti e ottimisti.
Paolo Pagliaro il piccolo berlusconi del Sud Salento, prima rincitrullisce i Salentini con la sua televisione poi qundo si rende certo della manipolazione avvenuta fa la scalata alla Regione promettendo cambiamento, mare, monti e sanità e gli altri candidati non sono da meno.

E qualcuno ancora ci crede, o forse finge di crederci.


Nel frattempo, la gente vera, quella che lavora, che soffre, i giovani senza futuro, aspetta una"vera visita", un vero dibattito, un vero incontro, da anni , mentre il paese lentamente rotola in basso sempre di più..
E non perché manchino i medici, ma perché manca la volontà di curare davvero il Sud, non solo in campagna elettorale.


1. Introduzione: la realtà come costruzione


Nei media contemporanei, che riflettono e amplificano le narrazioni delle persone, si evidenzia una polarizzazione crescente: da un lato, un’informazione che si autodefinisce “vera”, dall’altro, una contro-narrazione che accusa la prima di falsità e manipolazione. Ogni giorno assistiamo a un conflitto permanente tra il “vero” e il “presunto falso”, in cui la certezza si dissolve nella molteplicità dei punti di vista.


In questo scenario, la mia riflessione propone una terza via: il vero e il falso non sono poli opposti, ma prodotti dello stesso potere, di un unico meccanismo che genera e controlla l’infosfera. Quest’ultima è lo spazio simbolico dove tutti, consapevolmente o meno, si abbeverano delle stesse narrazioni, costruendo una percezione condivisa e, dunque, controllabile della realtà.


In altre parole, la produzione della verità , tanto quella istituzionale quanto quella alternativa , diventa una necessità del potere stesso per mantenere equilibrio e consenso, per raccogliere le coscienze dentro uno stesso recinto simbolico.

2. L’infosfera del potere e la costruzione della realtà


Le radici teoriche di questa visione si possono rintracciare in testi classici come La realtà come rappresentazione di Erving Goffman e La costruzione sociale della realtà di Berger e Luckmann, fino alle riflessioni più recenti di Byung-Chul Han e Jean Baudrillard.
Tutti convergono su un punto: la realtà non è un dato oggettivo, ma una costruzione, un processo di negoziazione sociale e simbolica.
Oggi questa costruzione è amplificata dai media digitali e dai social network, dove ogni opinione può assumere la forma del fatto e ogni narrazione può rivendicare lo statuto di verità. La distinzione tra informazione e propaganda diventa sottile, quasi impercettibile, e il cittadino , più spettatore che attore , rischia di perdere la capacità critica di discernere, accontentandosi di “credersi informato”.


3. La politica locale come microcosmo della manipolazione


Se spostiamo lo sguardo sulla politica locale dei piccoli comuni del Sud, questa dinamica diventa ancora più visibile. Qui, la narrazione pubblica non è solo uno strumento di consenso, ma un dispositivo identitario e di appartenenza.
Le campagne elettorali si costruiscono su promesse ripetute e rituali, spesso lontane dalla realtà concreta: si parla di sanità da “rifondare”, di turismo da “rilanciare”, di servizi sociali da “migliorare”. Tuttavia, i cittadini vivono quotidianamente l’inadeguatezza delle strutture, l’assenza di trasparenza e la lentezza della burocrazia.
Emblematici sono i casi del porto turistico di Santa Maria di Leuca, delle gestioni discutibili dei servizi sociali comunali (mentre la vergognosa De Maria e Santo Papa occupano la giunta), o delle promesse elettorali di politici locali come Paolo Pagliaro, che si presenta come il paladino di una sanità rinnovata nel Salento.
Eppure, anche chi possiede un mezzo di comunicazione potente , come un’emittente televisiva , raramente lo utilizza per dare voce ai reali disagi dei piccoli centri, preferendo amplificare la propria immagine piuttosto che denunciare le inefficienze sistemiche.
In questo modo, la narrazione politica diventa performativa: non descrive la realtà, la crea. Il consenso non si costruisce sui fatti, ma sull’abilità di chi sa raccontarli.


4. Etica, potere e consenso nel “teatro locale”


In questi contesti, la figura del medico, del politico, del dirigente locale , spesso la stessa persona in più ruoli , diventa emblematica di un potere che confonde l’interesse pubblico con quello personale.
Il medico che si candida, il giornalista che diventa opinionista politico, il funzionario che si trasforma in mediatore di favori: tutti rappresentano la progressiva ibridazione tra professione e politica, tra servizio e consenso.
Così, il giuramento etico, il dovere deontologico e la responsabilità pubblica vengono sostituiti da un rapporto di reciprocità strumentale con il cittadino-elettore. Quest’ultimo, nella speranza di ricevere attenzione o piccoli benefici, finisce per restituire un consenso meccanico, quasi automatico, alimentando il circolo vizioso dell’assuefazione civica.


5. La moltiplicazione delle verità alternative


Parallelamente, i canali digitali e le piattaforme video come YouTube e Telegram hanno dato voce a una nuova categoria di narratori: giornalisti indipendenti, youtuber, “controinformatori”.
Essi spesso si presentano come i difensori della verità negata, costruendo una comunità di seguaci che vede nei media ufficiali un nemico e nel loro canale una fonte “pura” e libera.
Fenomeni simili emergono anche in contesti locali, dove blogger e influencer territoriali amplificano questioni come presunte irregolarità amministrative, scandali locali o complotti ambientali. Tuttavia, anche queste forme di “controinformazione” rischiano di diventare parte dello stesso sistema, riproducendo le logiche di visibilità e di consenso che vorrebbero combattere.


6. Conclusione: oltre la verità, verso la consapevolezza


Nel microcosmo dei piccoli paesi del Sud Salento, la moltiplicazione delle narrazioni non ha reso il cittadino più libero, ma più disorientato.
Il potere, oggi, non si esercita tanto attraverso la censura, quanto attraverso la saturazione del discorso pubblico: troppe voci, troppe versioni, troppa informazione che si annulla da sé.
La vera sfida, dunque, non è distinguere tra vero e falso, ma riconoscere le strutture del potere che producono entrambe. La “terza via” non è un terreno neutro, ma un atto di responsabilità: imparare a leggere criticamente le narrazioni, a capire chi le produce, per quali scopi e con quali mezzi.
Solo così la cittadinanza potrà riappropriarsi della propria autonomia culturale e politica, trasformando la narrazione da strumento di manipolazione a strumento di libertà.


7. Riferimenti bibliografici essenziali


• Berger, P. & Luckmann, T., La costruzione sociale della realtà, Il Mulino.
• Goffman, E., La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino.
• Baudrillard, J., Simulacri e simulazione, Feltrinelli.
• Han, B.-C., Nello sciame. Visioni del digitale, Notte Tempo.
• Foucault, M., Sorvegliare e punire, Einaudi.
• Debord, G., La società dello spettacolo, Baldini+Castoldi.
• Eco, U., Apocalittici e integrati, Bompiani.
• Revelli, M., Dentro e contro. Disuguaglianze, populismo, pandemia, Laterza


LA COMUNICAZIONE NOSTRANA DAI DUE SCHIERAMENTI :


CASTR. DEL CAPO – GIULIA CHIFFI “INACCETTABILI ACCUSE SESSISTE, CON GESTI ERIFERIMENTI ALLE BANANE”


CASTRIGNANO DEL CAPO - SANTO PAPA: “NON CHIEDO SCUSA ALL’EX ASSESSORA CHIFFI”

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