COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO : CINQUE ANNI DI PROGETTI
COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO : CINQUE ANNI DI PROGETTI
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COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO : CINQUE ANNI DI PROGETTI

Sep 25, 2025

Sono passati cinque anni.

Cinque anni di progetti annunciati e mai realizzati, di colloqui su colloqui, di promesse che si sono sciolte come neve al sole. Cinque anni in cui mi sono dato da fare con serietà, costanza, disponibilità, senza mai sottrarmi, eppure sempre e solo scontrandomi con la stessa realtà: fallimenti, ritardi, disinteresse, burocrazia.

Il PUC della Biblioteca Comunale, aperto e poi richiuso come una farsa (ho lavorato due anni nella Biblioteca Universitaria di Trento),oggi la Biblioteca Comunale risulta aperta, ma io non ci sono in nessun tipo di coinvolgimento, bene ; i progetti nell’Ambito Territoriale del Next Generation a Specchia e Depressa, decollati e poi rovinosamente estinti di fatto, nonostante visite mediche e colloqui che mi hanno fatto perdere tempo, trattato come cittadino di serie Z. La fiducia che mi avevate chiesto, le aspettative che avevate alimentato, la speranza stessa: tutto dissolto. Nemmeno la legge sembra valere quando si tratta di queste iniziative, perché la burocrazia diventa un muro contro cui sbattere senza fine. Ieri forse aveva un senso oggi, non lo so, il tempo cambia gli scenari.

E ancora oggi, dopo cinque anni, in sopraluogo con Dalila Urso mi viene proposta una camera in un progetto di Housing con riserva. Ma io ho visto quelle stanze: piccole, compresse, più simili a camere di degenza ospedaliera che a spazi di vita. Non c’è posto per le proprie cose, non c’è dignità nell’abitare.Un altra caserma. Un bagno da condividere in cinque, una scala senza passamano (e so bene quanto può essere pericoloso: sono caduto persino in Comune e mi sono salvato solo grazie al passamano).

Mi viene chiesto di versare 50 euro al mese, ma nessuno sa dirmi se per sei mesi o due anni. Ho protocollato lettere, ho scritto via PEC, ho chiesto chiarimenti precisi, e da oltre un mese non ricevo alcuna risposta. L’incertezza regna sovrana: non si sa chi sia davvero l’interlocutore, se il Comune o qualcun altro. È un limbo, e io ci vivo dentro da anni.

Nel frattempo vedo che il piano terra è stato arredato senza badare a spese, oggi è arrivata una costosissima stampante fotocopiatrice, con attrezzature e accessori da ufficio. Ma io? Io non so nemmeno se avrò un tavolo. Non l’ho visto. È stato solo immaginato o teorizzato. Quello promesso dal Sindaco si è perso per strada. Ma con la fantasia, è noto, ci siamo spinti persino su Marte e si parla di improbabili colonie umane.

E poi la televisione: strumento invasivo, manipolatorio, deleterio che mi preoccupa profondamente. Non è un capriccio : la televisione crea dipendenza, plasma le coscienze, ed io non voglio esserne vittima, né essere circondato da chi vive per sbavare dietro il calcio o altre futilità, tenendo conto che il suono della televisione supera le porte chiuse. Ma si dice che esiste un regolamento e non mi ci vedo uscire dalla stanza e pregare di abbassare la voce, la musica o la televisione. No grazie.

Non saremo in cinque a convivere, ma in dieci, perché c’è anche un secondo appartamento collegato al primo piano. Dove sta la qualità della vita? Dove sta la cura della persona? Non c’è una palestra, non c’è un laboratorio per piccoli lavori manuali, non c’è uno spazio per coltivare passioni e capacità. Non sono fantasie: un progetto serio deve tener conto delle persone a cui si rivolge. E in molti mi dicono in sordina che non è un luogo adatto a me. Ma voi mi ci volete introdurre attraverso i Vostri pregiati rappresntanti o venditori di spazi ? Scusate la battuta.

Io non sono un peso da piazzare da qualche parte. Io sono una persona con competenze e passioni:

  • lavoro non retribuito e mi aggiorno continuamente con il computer e con uno schermo gigante, sono un programmatore informatico;
  • ho bisogno di tre postazioni (due Windows, una Linux), passo il tempo a progettare sperando nella fortuna;
  • Il mio ultimo progetto sociale in costruzione su dominio provvisorio https://www.leucale.com/memoriedelcapo/
  • riparo cellulari per passione;
  • ho esperienza di vario genere informatiche ed elettroniche;
  • conduco un blog, studio,ricerco e scrivo quotidianamente;
  • ho una base culturale di tutto rispetto.
  • adoro sperimentare o strimpellare sul piano elettrico, purtroppo con le cuffie.

Ho chiesto anche, più volte, uno spazio per poter dire alle mie due figlie alienate: “potete venire quando volete”. Non mi interessa l’incontro occasionale e forzato, ma lo stare insieme. Nessuna iniziativa è stata mai presa su mia richiesta riguardo all interfacciamento con i servizi sociali di San Donà di Piave (Venezia) ove sono residenti. Anni di silenzio, fino alla rinuncia forzata.

Persino una raccolta fondi, nata con il supporto del Sindaco, è fallita. Stiamo cercando di riprenderla nuovamente. Doveva servire per acquistare un camper usato, darmi un’abitazione indipendente e autonoma, e permettermi di stare per lunghi periodi con le mie figlie. Un’idea semplice, concreta, che avrebbe dato davvero respiro e dignità. Anche quella è naufragata, per negligenze che non mi soffermo nemmeno a elencare.

Oltre a tutto questo, sono anche invalido civile accertato. Ma nonostante tutto, nonostante le difficoltà, io non mi sono mai arreso: ho sempre cercato di costruire, di fare, di proporre, di impegnarmi.


Conclusione

E allora mi chiedo: dopo cinque anni così, sono io l’irrazionale ?
Oppure è questo sistema che prende in giro, che spreca, che non ascolta, che crea illusioni e poi le calpesta?

Io la risposta ce l’ho chiara: non sono io l’irrazionale.
Irrazionale sarebbe accettare, ancora una volta, di umiliarmi in un contesto che non mi migliora, che non è sensibile, non rispetta né la mia storia, né le mie inclinazioni, che non tiene conto dei miei bisogni, che non mi dà alcuna garanzia. Sono altri che ne traggono il beneficio migliore.

Per questo motivo domani non andrò , non mi presenterò al colloquio delle 12:00 . Mi scuso per Maria Rosaria il referente
Non mi mortifico ancora. Non partecipo a un’altra presa in giro di cui non vi è alcun riscontro scritto.

Con il dovuto e sentito rispetto

Walter Petese
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