COMUNE DI CASTRIGNANO DEL CAPO E I FONDAMENTI DELLA LORO CASA
Jan 2, 2026
In molti piccoli comuni italiani, il Comune di Castrignano del Capo è emblematico, la politica locale continua a muoversi lungo binari che hanno poco a che vedere con il rinnovamento democratico e molto con la conservazione del potere. Il caso che analizziamo mette in luce una dinamica ormai strutturale: da un lato la formazione “guidata” di nuovi Amministratori e Consiglieri, dall’altro la trasmissione ereditaria del consenso politico. Due modelli apparentemente diversi, ma che finiscono per convergere nello stesso risultato: un sistema chiuso, autoreferenziale e scarsamente rappresentativo.
Il primo modello è quello della gavetta vigilata. Giovani consiglieri come Oronzo Papa con deleghe parziali su Leuca vengono inseriti nei meccanismi amministrativi come uditori silenziosi, senza storia politica poichè imbarcati sulle navi da guerra per una vita, poi andando in pensione apprendono in una infarinatura il linguaggio tecnico e le procedure, frequentano passivamente per mesi i Consigli Comunali su suggerimento dell’attuale Sindaco Francesco Petracca per poi con esso candidarsi ed entrare nelle stanze del potere senza incidere realmente sulle decisioni. È una forma di apprendistato che non valorizza la competenza, ma che nasce spesso da una cooptazione dall’alto, più legata alla fedeltà al candidato Sindaco che all’autonomia politica nella necessità di creare il numero necessario.
Il secondo modello è quello del diritto di sangue. Qui la legittimazione non passa attraverso un minimo di apprendimento o di esperienza nei consigli comunali, nemmeno da una storia politica precisa, ma attraverso l’eredità del consenso. E’ il caso di Valeria Ferraro vicesindaca. Il cognome diventa un capitale politico, il voto un bene trasferibile di generazione in generazione. In questo schema, la politica non è servizio pubblico, ma patrimonio familiare da preservare.
A rendere più facile questo meccanismo è un dato cruciale: l’astensionismo. In un comune di circa 5.000 abitanti, il fatto che un cittadino su due non vada a votare produce un effetto distorsivo enorme. La democrazia resta formalmente in piedi, ma sostanzialmente svuotata.
Quando metà della popolazione ben informata e consapevole del vuoto democratico si auto-esclude dalla partecipazione, il peso dei piccoli pacchetti di consenso organizzato diventa decisivo. Non vince chi convince di più, ma chi riesce a mobilitare le reti residue: familiari, nostalgici, fedelissimi. In questo contesto, il consenso “storico” di un ex sindaco o di una vecchia sigla di partito può ancora fare la differenza, anche se rappresenta una minoranza assoluta rispetto alla popolazione complessiva.
In questo quadro si inseriscono le carriere lampo. Amministratori che, in pochi mesi, ottengono deleghe strategiche e ruoli di rilievo all’interno della Giunta e del partito. Le deleghe non sono neutre.
I Lavori Pubblici rappresentano la leva del consenso visibile: cantieri, manutenzioni, spesa immediatamente percepibile. Sono anche il centro di gravità dei flussi economici comunali.
La Cultura, spesso, diventa una delega d’immagine: eventi, comunicazione, relazioni pubbliche. Insieme, queste competenze costruiscono visibilità, reti e posizionamento politico.Ed è il caso di Valeria Ferraro.
La politica locale smette così di essere uno spazio di servizio e diventa un ascensore sociale rapido, utile a consolidare ruoli e relazioni ben oltre i confini del comune. La politica diviene l’unica speranza per i figli di una carriera per una classe media spazzata via o in crisi
L’arrivo dei fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha ulteriormente accentuato queste dinamiche. Sebbene spesso venga presentato come un’occasione irripetibile, il PNRR non è privo di costi: una parte significativa delle risorse si traduce in debito sulle generazioni future che produrranno aumenti delle tasse ,riduzione ddei servizi nei prossimi anni.Chi oggi governa domani non ne risponderà.
Senza una visione strategica, il rischio è che il PNRR diventi un doping finanziario: si spende perché “bisogna spendere”, si moltiplicano i progetti, si duplicano le voci di costo. I cantieri diventano strumenti di consenso immediato, più che investimenti strutturali. E chi controlla i lavori pubblici controlla, di fatto, il cuore del sistema.
In un piccolo centro costiero, il porto rappresenta quasi sempre l’asset economico principale. Quando attorno a questo bene pubblico si accumulano opacità, polemiche, scandali, inadempienze e corto circuiti amministrativi il problema non è più episodico ma strutturale sino a far traballare i pilastri della giustizia e del diritto.
La gestione del porto diventa il banco di prova della trasparenza amministrativa. Se il bene pubblico appare piegato a interessi ristretti, il sospetto è che non serva allo sviluppo del territorio, ma al consolidamento di una rete di potere economico. politico e giudiziario. In contesti così ridotti, il conflitto di interessi non è un’eccezione: è la costante.
Più l’amministrazione appare opaca, più i cittadini si allontanano. Ma meno cittadini votano, più il sistema si rafforza. È un circolo vizioso perfetto.
L’astensione non punisce il potere locale, lo protegge. Consente a una minoranza organizzata di governare senza reale opposizione, con il consenso effettivo di una quota ridotta della popolazione totale. Si crea così una democrazia a bassa intensità, dove le decisioni che impegnano il futuro di tutti vengono prese da pochi in un oligopolio.
Il quadro che emerge è quello di una feudalità amministrativa moderna. Il potere si trasmette per via familiare o per cooptazione controllata e i consiglieri di maggioranza ne sono un esempio nel Comune di Castrignano del Capo, le competenze tecniche fungono da paravento, la spesa pubblica alimenta reti di consenso, i controlli si indeboliscono.
In queste condizioni, la crisi della partecipazione non è un effetto collaterale, ma il presupposto stesso del sistema. E finché metà dei cittadini resterà fuori dalle urne, la politica locale continuerà a essere governata non dalla maggioranza, ma da una minoranza organizzata che amministra risorse, debiti e futuro di un’intera comunità.
ABUSO DI POTERE, PRIMA O POI SI PAGA UN PREZZO : TREMA MEDIASET E SIGNORINI
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