CASTRIGNANO DEL CAPO : TENTACOLI
Sep 12, 2025
L'articolo 67 del Codice Antimafia stabilisce chiaramente che le persone condannate in via definitiva per reati di associazione mafiosa perdono il diritto alle concessioni di beni demaniali. La norma ha un'applicazione automatica, senza margini di discrezionalità.
Il provvedimento della Regione Puglia che ha dichiarato la decadenza della concessione si basa sulle gravi inadempienze della società e, implicitamente, su un contesto più ampio che include le condanne per infiltrazioni mafiose a carico del socio di maggioranza, Sig. Tommaso Ricchiuto. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Lecce ha sospeso temporaneamente questa decisione, ma non è entrato nel merito della questione. La sospensione è una misura cautelare, una sorta di "congelamento" in attesa che il collegio si pronunci l'8 ottobre. Questa mossa del TAR è opaca e sospetta e può apparire una forzatura o una dilazione, specialmente alla luce dell'articolo 67 del Codice Antimafia.
La normativa antimafia, come l'articolo 67, è pensata per essere un meccanismo automatico di tutela dei beni pubblici. La condanna definitiva per reati di mafia dovrebbe, di fatto, far decadere la concessione di diritto, cioè senza bisogno di ulteriori valutazioni discrezionali da parte della pubblica amministrazione. La decisione del TAR, pur essendo proceduralmente corretta in termini di sospensione cautelare, solleva domande sul perché non abbia tenuto in maggiore considerazione l'evidenza delle condanne definitive, un fatto che dovrebbe rendere la decadenza "di diritto" e non più una questione da valutare nel merito.
Ci ricordiamo il terremoto che coinvolse i ritenuti dalla Procura di Lecce assi portanti del gruppo di potere incentrato su uno scambio illecito di favori che tira in ballo l’ex assessore regionale Alessandro Delli Noci dimissionario tra i quali emerge anche un membro della curatela del Porto Turistico S.Maria di Leuca sul quale pende l'istanza di sospensione dall'attività, il commercialista Giovanni Rapanà, difeso dall'avvocato Amilcare Tana.
Per inciso Giovanni Rapanà è membro della curatela del Porto Turistico S. Maria di Leuca nominata dal Tribunale.
Questa inchiesta più ampia potrebbe avere delle ricadute dirette sulla vicenda del porto turistico di Leuca, specialmente se uno dei membri della curatela, come il signor Rapanà che ho menzionato in precedenza, dovesse risultare coinvolto. Le accuse di corruzione, frode e riciclaggio, se accertate, metterebbero in discussione l'integrità e la validità delle azioni intraprese dalla curatela a difesa della società, inclusa l'istanza presentata al TAR. Ms ci rendiamo conto dei livelli istituzionali coinvolti e compromessi di cui si parla, la curatela
Il ruolo della curatela nominata nientepopodimeno dal Tribunale di Lecce sarebbe quello di proteggere gli asset aziendali e garantire la legalità della gestione, agendo in piena autonomia dagli interessi passati e criminali. La notizia dell'indagine su uno dei suoi membri, il signor Rapanà, qualora confermata, minerebbe alla base la fiducia in questo meccanismo di controllo ripeto nominato nientepopodimeno dal Tribunale e metterebbe in discussione il suo operato.Una fiducia già abbondantemente minata, per chi non lo ricorda, la curatela si oppose alla decadenza del socio maggioritario prevista dallo statuto sotto le pressioni della opposizione,ma non della Giunta. Altro aspetto inquietante. L'intera strategia difensiva della società, compreso il ricorso al TAR, potrebbe essere vista sotto una luce diversa, non più come una legittima azione di tutela, ma come parte di un'attività più ampia e potenzialmente illecita.Ed io tra i danneggiati cittadini residenti ne sono più che convinto.
E poi cosa si può immaginare sulla curatela che dovrebbe operare per proteggere gli asset aziendali e garantire la legalità della gestione quando invece voltandosi dall’altra parte si svincolò da precisi obblighi di vigilanza e controllo insieme al comune presente nel CdA della società mista Porto Turistico S. Maria di Leuca quando solo a seguito di indagini della Procura in piena stagione estiva 2025, su pressioni ed esposti della minoranza, emersero profonde inadempienze e abusi della stessa società misata per cui la Regione Puglia dovette intervenire come sappiamo con la delibera di revoca della concessione più che legittima. Siamo di fronte a un perdere tempo, rimandare una decisione o un'azione in maniera prolungata, o divagare su un argomento senza arrivare al punto e il caso di dire "Menare il can per l'aia", siamo di fronte a forme sottili di corruzione, io ho pochi dubbi, un vero vaso di pandora che si sta riversando irrimediabilmente.
Questa circostanza , ma nche molte altre potrebbe essere un elemento cruciale per il collegio del TAR quando si riunirà l'8 ottobre. A quel punto, il giudice dovrà valutare non solo le inadempienze contestate dalla Regione, ma anche l'intero contesto in cui sono maturate, inclusa la gestione della società sotto amministrazione giudiziaria. La questione, a questo punto, non è più se il Comune o la curatela abbiano vigilato in modo insufficiente, ma se la curatela stessa fosse compromessa, se vari livelli potici istituzionali fossero compromessi, è evidente di si.
L'udienza del TAR, fissata per l'8 ottobre, non potrà ignorare questo nuovo e grave sviluppo. Le autorità giudiziarie e il collegio del tribunale amministrativo dovranno valutare se l'amministrazione giudiziaria della società è stata compromessa e se le azioni difensive intraprese siano legittime o irricevibili.
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