CASTRIGNANO DEL CAPO, IL POTERE CHE NON SI RINNOVA
Oct 8, 2026
CASTRIGNANO DEL CAPO, IL POTERE CHE NON SI RINNOVA
Come si spiega che in un piccolo Comune del Sud come Castrignano del Capo, in vista delle elezioni amministrative del 2027, si vociferi che nella dirigenza del Partito Democratico, più che nella sua base, continuino ad aleggiare i nomi di Francesco Petracca e Antonio Ferraro? Perché si dovrebbe pensare di riproporre figure politiche legate a esperienze amministrative deleterie che meritano un bilancio rigoroso, proprio mentre restano aperti interrogativi sulla gestione della cosa pubblica, sui lavori pubblici e sulla qualità delle scelte disastrose compiute negli anni?
La questione non riguarda soltanto i nomi, ma il metodo con cui si costruisce e si conserva il potere. Nel caso di Antonio Ferraro, il quadro politico comprende anche la presenza della figlia nell'amministrazione comunale, con gli incarichi di vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici. Una circostanza che, pur non costituendo di per sé prova di irregolarità se non nel ruolo deficitario e complice di controllo delle opere, pone una questione di opportunità politica e di ricambio della classe dirigente che non si realizza. Quando ruoli, relazioni e continuità amministrativa si intrecciano, i cittadini hanno diritto di chiedersi quali criteri guidino la selezione dei rappresentanti e quanto contino il merito, i risultati e la capacità di rendere conto del proprio operato.
A Castrignano del Capo, le contestazioni sulla gestione dei lavori pubblici non possono essere liquidate con una generica contrapposizione fra maggioranza e opposizione. Se, come sostenuto dagli oppositori, esistono documenti relativi a opere contestate, lavori eseguiti male o non completati, spese da chiarire e possibili discrepanze fra quanto previsto e quanto realizzato, è necessario che ogni questione venga esaminata sulla base degli atti e lo è stato per il lavoro instancabile della opposizione Lo stesso vale per gli eventuali esposti presentati alla Procura: un esposto non dimostra la responsabilità di chi viene chiamato in causa, così come l'assenza di una conclusione giudiziaria non cancella la necessità di spiegazioni politiche e amministrative.
Il vero problema è capire come possa consolidarsi una simile continuità politica nonostante le contestazioni e le domande rimaste senza risposta. Da dove nasce la fiducia nella possibilità di ripresentarsi agli elettori senza un preventivo rendiconto pubblico? È soltanto il risultato di un consenso personale, della debolezza degli avversari e della fedeltà elettorale, oppure esistono dinamiche di dipendenza, scambio di favori o pressione che meritano di essere approfondite? Sono interrogativi legittimi, ma le eventuali ipotesi di ricatto, condizionamento o protezione devono essere sostenute da elementi concreti: non possono essere considerate dimostrate sulla base delle sole voci. Proprio la gravità di tali interrogativi impone di distinguere le impressioni dai fatti documentabili.
Forse sarebbe opportuno chiedersi se i gruppi ai quali le opposizioni fanno riferimento siano realmente strutture politiche operative o se la loro attività si esaurisca soprattutto nelle pubbliche esternazioni, nei comunicati e nelle prese di posizione.
Perché un conto è intervenire quando c’è una questione da denunciare, un altro è svolgere un lavoro politico quotidiano: seguire gli atti, raccogliere documenti, controllare appalti e lavori pubblici, coinvolgere i cittadini, elaborare proposte e verificare nel tempo gli effetti delle proprie denunce. Avere una sede seria visibile e presente.
Che cosa accade, dunque, quando si spengono le luci? Esiste una struttura che continua a lavorare, con riunioni, compiti e una strategia comune, oppure, terminata l'esternazione pubblica, ciascuno torna alle proprie occupazioni in attesa della prossima occasione? È una domanda importante soprattutto in vista del 2027: un'opposizione non si misura soltanto da quanto protesta, ma da quanto è capace di organizzarsi per diventare una reale alternativa di governo.
Il rischio, allora, è che l’opposizione finisca per apparire soltanto di facciata, o comunque venga percepita come tale: molto visibile nelle esternazioni pubbliche, ma poco riconoscibile nel lavoro politico quotidiano che dovrebbe seguirle. Perché un’opposizione non si misura soltanto dalle denunce che rende pubbliche, ma anche dalla continuità dell’attività che svolge quando le luci si spengono e non mi riferisco agli incontri a porte chiuse, ma alle iniziative visibili e correlate sul territorio..
C'è poi una questione che riguarda direttamente il Partito Democratico. Se davvero nella sua dirigenza circolassero candidature riconducibili a esperienze amministrative già note e deludenti, sarebbe legittimo chiedere sulla base di quali criteri si intenderebbe compiere questa scelta. Si partirebbe dai risultati conseguiti, dalla qualità delle opere pubbliche, dalla trasparenza nella gestione delle risorse e dalla capacità di rispondere alle contestazioni? Oppure prevarrebbero gli equilibri interni, le relazioni personali e la conservazione di posizioni consolidate? E quale spazio sarebbe riservato alla base del partito, ai militanti e a quanti, pur condividendone i valori, potrebbero non riconoscersi nelle scelte dei gruppi dirigenti che non prendono posizione precise ?
Un partito che si richiama alla tradizione democratica e progressista dovrebbe affrontare queste domande prima della definizione delle candidature, non dopo. Il rinnovamento non consiste semplicemente nel sostituire un nome con un altro, ma nel modificare il metodo di selezione della classe dirigente, rendere trasparenti le decisioni e subordinare le ambizioni personali alla valutazione dei risultati amministrativi. Se questo passaggio viene ignorato, il rischio è che il partito finisca per identificarsi con una cerchia ristretta di persone, allontanandosi dalla propria base e dalla comunità che dovrebbe rappresentare.
IL PORTO TURISTICO DI SANTA MARIA DI LEUCA: UNA VICENDA CHE NON PUÒ ESSERE DIMENTICATA
La riflessione diventa ancora più significativa se si guarda alla vicenda del porto turistico di Santa Maria di Leuca, che costituisce un caso distinto, ma altrettanto rilevante per comprendere quanto siano importanti la vigilanza amministrativa, la trasparenza e la continuità del controllo politico.
La concessione demaniale alla società Porto Turistico Marina di Leuca S.p.A., rilasciata nel 2008 con scadenza al 31 dicembre 2058, prevedeva il completamento, il mantenimento e la gestione dell'approdo turistico. Nel marzo 2025 cinque consiglieri di minoranza presentarono un esposto, sollevando contestazioni relative, fra l'altro, al completamento delle opere e alla gestione della partecipazione pubblica. Nel settembre dello stesso anno la Regione Puglia dichiarò la decadenza della società dalla concessione, richiamando diverse criticità, fra cui il mancato avvio di opere di completamento per un importo indicato in oltre sei milioni di euro.
Sono passaggi amministrativi rilevanti, che devono essere letti insieme agli atti e alle eventuali contestazioni della società interessata. Non autorizzano, da soli, a formulare conclusioni sulle responsabilità penali dei soggetti coinvolti, ma dimostrano che la vicenda ha assunto una dimensione ben più ampia di una semplice controversia politica locale.
Parallelamente, la vicenda ha avuto sviluppi giudiziari. Nel 2025 furono riportate dalla stampa indagini relative a ipotesi di abusi edilizi e violazioni del Codice della navigazione, riferite a interventi realizzati fra il 2015 e il 2024. Nell'aprile 2026 è stata inoltre riportata la decisione del giudice per le indagini preliminari di disporre ulteriori approfondimenti dopo una richiesta di archiviazione della Procura. Anche in questo caso occorre attenersi agli atti: la richiesta di archiviazione non è una condanna, mentre la decisione di svolgere ulteriori indagini non costituisce una prova di colpevolezza.
La vicenda ha conosciuto anche un distinto contenzioso amministrativo. Nel giugno 2026 il TAR di Lecce ha annullato un provvedimento comunale relativo a una CILA Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata presentata per il mantenimento temporaneo di strutture amovibili nel porto, ritenendo insufficiente la motivazione dell'atto. Si tratta, tuttavia, di un esito riferito a quello specifico provvedimento comunale e che non deve essere confuso con la distinta decisione regionale riguardante la concessione demaniale.
Ma il punto politico è un altro: come si garantisce che vicende di questa portata non scompaiano progressivamente dall'attenzione pubblica mentre gli accertamenti proseguono? Chi segue gli sviluppi, chi pretende risposte, chi informa i cittadini con continuità e chi verifica che gli interessi pubblici siano effettivamente tutelati?
I TEMPI BIBLICI DELLA PROCURA E IL RISCHIO CHE TUTTO FINISCA NELL'OBLIO
È proprio qui che entra in gioco il problema dei tempi della giustizia. Quando una vicenda si trascina per anni fra esposti, verifiche, procedimenti amministrativi e accertamenti giudiziari, la vita politica e amministrativa non si ferma. Le opere producono i loro effetti, le risorse pubbliche vengono impegnate, gli equilibri di potere si consolidano e, nel frattempo, possono arrivare nuove elezioni.
I cittadini, invece, rischiano di rimanere sospesi fra contestazioni che non hanno ancora trovato una conclusione definitiva e spiegazioni che non sempre arrivano con la necessaria chiarezza. È questo uno degli aspetti più frustranti: quando gli accertamenti richiedono tempi lunghi, l'attenzione pubblica tende a diminuire, la memoria collettiva si indebolisce e questioni che avrebbero richiesto un confronto continuo finiscono per essere sostituite da altre emergenze.
Il trascorrere del tempo non può diventare una forma di assoluzione politica preventiva, così come una denuncia non può essere trasformata in una condanna anticipata. La responsabilità giudiziaria e quella politica seguono percorsi diversi. La prima richiede accertamenti, garanzie e decisioni degli organi competenti; la seconda impone agli amministratori di spiegare le proprie scelte, documentare i risultati e rispondere delle decisioni assunte nell'esercizio delle loro funzioni.
Se un'opera pubblica presenta criticità documentate, non è necessario attendere una sentenza penale per chiedere conto della sua qualità, dei costi sostenuti, dei tempi di realizzazione e delle ragioni di eventuali ritardi. Se una concessione viene dichiarata decaduta, è legittimo interrogarsi sulle verifiche effettuate in precedenza, sulla tempestività degli interventi e sulla tutela dell'interesse collettivo. Se un procedimento è ancora in corso, è doveroso rispettarne gli esiti senza rinunciare alla vigilanza democratica. L’opposizione è stata sempre impegnata in questo, ma se ancoara echeggiano i soliti nomi Petracca e Ferraro di quella classe politica che ha causaro i danni una domanda è lecito farsela.
Il problema dei tempi biblici della Procura, dunque, non riguarda soltanto chi attende una decisione giudiziaria. Riguarda anche la capacità delle istituzioni e della politica di impedire che, nel frattempo, si produca un vuoto di responsabilità pubblica.
E LE OPPOSIZIONI? DENUNCIARE NON BASTA
A questo punto è inevitabile interrogarsi anche sul ruolo delle opposizioni. Se le contestazioni sui lavori pubblici sono state documentate, se sono stati presentati esposti e se alcune questioni sono state portate all'attenzione degli organi competenti, bisogna chiedersi quali risultati abbia prodotto questa attività sul piano del controllo democratico.
Un'opposizione non può sostituirsi alla magistratura, né può essere ritenuta responsabile dei tempi degli uffici giudiziari. Ma non può neppure considerare concluso il proprio compito con la presentazione di un esposto o con la pubblicazione di un comunicato. Il controllo politico richiede continuità: seguire gli appalti, confrontare gli importi impegnati con i lavori realizzati, esaminare le varianti, i collaudi e i pagamenti, chiedere chiarimenti sugli eventuali scostamenti e aggiornare i cittadini sugli sviluppi. L’opposizione lo fa, certo, ma è sufficente ?
Occorre inoltre rendere accessibili le informazioni. Non basta che una documentazione esista o sia conosciuta da pochi addetti ai lavori: deve essere spiegata in modo comprensibile, affinché la comunità possa valutare le questioni senza dipendere esclusivamente dalle dichiarazioni di una parte o dell'altra.
La domanda, quindi, non è se l'opposizione abbia il potere di risolvere ogni problema. È se abbia utilizzato fino in fondo gli strumenti a sua disposizione per mantenere alta l'attenzione pubblica, pretendere risposte e costruire un'alternativa credibile.
Un'opposizione può denunciare anche fatti importanti e documentati, ma se non riesce a trasformare quelle denunce in consapevolezza collettiva e non solo di un gruppo ristretto, controllo continuativo e proposta amministrativa, rischia di lasciare intatto il sistema politico che contesta. Non perché sia responsabile degli eventuali errori della maggioranza, ma perché la democrazia ha bisogno di un'alternativa capace non soltanto di criticare, ma anche di dimostrare come governerebbe diversamente.
Questa considerazione vale anche per il porto turistico. I consiglieri che hanno presentato l'esposto hanno esercitato un'iniziativa politica precisa; occorre però verificare quali ulteriori iniziative abbiano intrapreso, quali sviluppi abbiano seguito e quali proposte abbiano avanzato per garantire una gestione trasparente dell'infrastruttura e tutelare l'interesse pubblico. Il controllo non termina con la denuncia: prosegue fino a quando le questioni non vengono chiarite e le eventuali criticità affrontate.
IL 2027 NON PUÒ ESSERE SOLTANTO UNA NUOVA DISTRIBUZIONE DELLE CANDIDATURE
È in questo quadro che le indiscrezioni sulle possibili candidature per il 2027 assumono un significato politico più ampio. Se davvero si valutassero nomi già legati alle deleterie precedenti esperienze amministrative, la domanda da porre sarebbe semplice: quale bilancio viene presentato ai cittadini prima di chiedere nuovamente il loro consenso?
Non basta richiamarsi all'esperienza, alla conoscenza del territorio o alla capacità di mantenere relazioni. Questi elementi possono avere un valore, ma devono essere confrontati con la qualità delle opere realizzate, la gestione delle risorse pubbliche, la trasparenza amministrativa e la capacità di rispondere alle contestazioni. Un'esperienza lunga non costituisce automaticamente un merito; può diventarlo soltanto se produce risultati verificabili e un miglioramento delle condizioni della comunità.
Allo stesso modo, la dirigenza del PD dovrebbe chiarire quali criteri intenda adottare nella selezione dei candidati e quale ruolo riconosca alla propria base. Se la scelta dovesse dipendere prevalentemente dagli equilibri interni, dalle relazioni personali o dalla conservazione di posizioni consolidate, il rischio sarebbe quello di riprodurre le stesse logiche che il rinnovamento dovrebbe superare.
E la cittadinanza dovrebbe poter distinguere fra le responsabilità effettivamente accertate, le contestazioni ancora da verificare e il giudizio politico sui risultati amministrativi. È proprio questa distinzione a rendere il dibattito serio: nessuna condanna preventiva, ma neppure nessuna immunità dal giudizio pubblico.
La questione di Castrignano del Capo, in definitiva, non si esaurisce nella contrapposizione fra maggioranza e opposizione, né nella circolazione di alcuni nomi in vista delle prossime elezioni. Riguarda il rapporto fra potere, trasparenza, responsabilità e controllo democratico. Riguarda la capacità dei partiti di rinnovarsi, delle opposizioni di esercitare una vigilanza efficace e dei cittadini di conoscere ciò che accade senza essere costretti a scegliere sulla base di slogan o appartenenze.
Perché la vera domanda non è soltanto perché certi nomi continuino a circolare. È perché si ritenga possibile riproporli senza un preventivo e rigoroso rendiconto pubblico e perché, quando emergono contestazioni rilevanti, il dibattito politico rischi di esaurirsi molto prima che le questioni siano state chiarite.
Le elezioni del 2027 non dovrebbero diventare l'occasione per riciclare vecchi equilibri sotto nuove formule. Dovrebbero essere il momento in cui ogni aspirante amministratore, indipendentemente dallo schieramento, viene chiamato a spiegare le proprie scelte, i risultati conseguiti e le garanzie che offre per il futuro. Perché il consenso elettorale non cancella le domande rimaste senza risposta, così come una denuncia non equivale a una condanna.
Fra questi due estremi si colloca la responsabilità politica: documentare, verificare, informare e, quando necessario, cambiare. E soprattutto impedire che il trascorrere degli anni, la lentezza degli accertamenti e la debolezza del controllo pubblico trasformino questioni di interesse collettivo in vicende che tutti ricordano per un momento e che, al successivo appuntamento elettorale, sembrano non essere mai esistite.
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