CASTRIGNANO DEL CAPO.IL MANIFESTO DELL'INQUISITORE: QUANDO LA POLITICA DIVENTA UN'OPERAZIONE DI POLIZIA
Jun 27, 2026
CASTRIGNANO DEL CAPO. IL MANIFESTO DELL'INQUISITORE: QUANDO LA POLITICA DIVENTA UN'OPERAZIONE DI POLIZIA
Il manifesto affisso in paese non è un semplice comunicato stampa, ma un autentico atto di guerra politica e giudiziaria. Quando un ex sindaco, oggi consigliere in carica, sente il bisogno di tappezzare le mura cittadine con le proprie vicende legali, smette di vestire i panni dell'uomo delle istituzioni per indossare quelli dell'attore in un dramma personale dal sapore stantio. C’è, in questo gesto, la cifra distintiva di chi ha trascorso una vita in divisa, abituato a gestire il potere come una gerarchia rigida: il generale in quiescenza non accetta il confronto democratico, cerca la sottomissione dell'interlocutore. Non siamo di fronte a un cittadino che chiede giustizia, ma a un politico che trasforma le aule di tribunale in una clava da scagliare contro i suoi avversari.
Il linguaggio utilizzato è la prima spia di un’ossessione: la tecnica del contrattacco istituzionale. Il consigliere non si limita a dichiararsi innocente, ma brandisce articoli del Codice Penale e sentenze come fossero scudi sacri. Citando meticolosamente il Tribunale di Lecce, il PM e il GIP, egli sposta deliberatamente il piano del confronto dal terreno politico – dove il consenso si guadagna con le idee – a quello giudiziario, dove l'autorità sostituisce il dialogo. È la mentalità di chi, non potendo più impartire ordini gerarchici, usa la burocrazia e il tecnicismo per ristabilire un ordine di rango. Il messaggio implicito è chiaro: egli non parla a concittadini, ma a dei sottoposti. È un monito, non una spiegazione.
Nella foga di ripulire la propria immagine dall’accusa di sessismo, il personaggio non esita a giocare la carta della vittima. Tirando in ballo il precedente del "frutto esotico", egli tenta di normalizzare il proprio comportamento, dipingendo la vicenda come una squallida schermaglia tra pari.Aggiungo dando al magistrato il pretesto per non condannare un proprio simile, anzi scivolando in una archiviazione piu innocua, che non determina precedenti in giusisprudenza, ovvero casi simili senza precedenti possono avere esiti diametrralmene opposti, L'archiviazione non determina un precedente. L'archiviazione, proprio perché non entra nel merito di un dibattimento pubblico e non produce una sentenza che faccia giurisprudenza è lo strumento perfetto . Il fatto viene "archiviato" , neutralizzato senza essere mai stato realmente giudicato, lasciando una macchia d'ombra anziché una verità cristallizzata. È una strategia comunicativa che tradisce una profonda insicurezza: il bisogno di validazione esterna è così pervasivo che, per lui, l'archiviazione non basta. Egli pretende una "assoluzione di piazza", un plebiscito che confermi la sua inattaccabilità, proprio come se dovesse redigere un rapporto di servizio in cui ogni voce deve essere "conforme".
Sotto questa corazza di tecnicismi giuridici si cela, in realtà, la fragilità di un politico che non conosce il concetto di "passo indietro" né quello di stile istituzionale. Il passato da ufficiale della Finanza, anziché conferirgli lo spessore dell'uomo di Stato, sembra avergli lasciato in eredità una forma mentis punitiva: chiunque sollevi un dubbio viene trattato come un "elemento di disturbo" da neutralizzare. È l'immagine di un uomo che, di fronte alla critica, reagisce con il riflesso condizionato del comando: incapace di gestire il dissenso se non attraverso il muro contro muro.
Questo manifesto è il segnale evidente di un equilibrio che scricchiola: il soggetto appare prigioniero di un controllo ossessivo, convinto che ogni critica sia un'insubordinazione da reprimere. Immagino in famiglia quali disastri hanno costellato la sua esistenza e lo dico di diritto poichè il suo entrare in politica ha rovinato le nostre di famiglie. La vicenda del Porto Turistico, la vicenda della variante ostacolata e tardiva, il terrorismo creato come fosse ancora in servizio presso la tributaria. Ma non gli basta, ora la morte politica gli ha bussato alla porta, con la speranza che si dedichi a tempo pieno alla campagna e lasci il posto ad un giovane competente, che liberino per sempre la Mafiopoli a Castrignano del Capo.
Invece di chiudere la partita, il manifesto finisce per avvelenare il pozzo. Affiggere i panni sporchi in piazza non trasforma il consigliere in un martire, ma in un violento, e lo espone per quello che è: un protagonista di una "guerra tra bande" che allontana. E dimostra quel profilo Etico e Morale che sottende il diritto di cui lui e qualcun altro a Lecce non capisce un cazzo.
La domanda che sorge spontanea è: in un paese, la popolazione tende solitamente a schierarsi con chi "si difende con i denti" o la stanchezza per questo tipo di comunicazioni sta portando a un distacco critico verso il consigliere? La seconda che ho detto; parafrasando il grande Guzzanti!
A RIPROVA DEI PIEDI DI ARGILLA DEL PERSONAGGIO RICORDO CHE NELLA STESSA SERATA OFFESE TUTTI NOI IN PIAZZA. MA DI COSA PRETENDE DI PARLARE IL SANTO PAPA. NON NE HA LA CULTURA POLITICA, NE LE VIRGOLE, UN ALTRO POVERETTO TRA NOI CHE ANCORA NON SI E’ SVEGLIATO DALLA ESPERIENZA ONIRICA.
https://www.leucale.com/newsleuca/blog/read/castrignano-del-capo-quando-il-sindaco-toglie-la-maschera-e-resta-solo-la-foga
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