CASTRIGNANO DEL CAPO : IL COPIONE DELLA RECITA
CASTRIGNANO DEL CAPO : IL COPIONE DELLA RECITA
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CASTRIGNANO DEL CAPO : IL COPIONE DELLA RECITA

Aug 5, 2025

Nella complessa arena della narrazione pubblica, sia a livello locale, nazionale che internazionale, emerge una tattica storica e pervasiva: quella di rappresentare negativamente altri paesi o realtà, trasformandoli spesso in veri e propri "capri espiatori" o "nemici esterni", al fine di distogliere l'attenzione dai propri, sempre più pressanti, problemi interni. Questi rimasti in assenza di semantica e semiotica, senza dialogo, narrativa, relazioni con la realtà di senso, uno scenario senza senso e disarmonico, altro che le armonie promosse dalla amministrazione che si piega alle logiche di mercato poichè pensare è fatica.

Questo meccanismo, ben documentato tanto in ambito politico quanto mediatico, opera su molteplici livelli, fungendo da potente strumento di manipolazione della percezione collettiva. La funzione del "nemico esterno" del pensiero unico, è quella di compattare l'opinione pubblica: di fronte a una minaccia percepita provenire dall'esterno, le divisioni interne tendono ad attenuarsi, spingendo la popolazione a stringersi attorno alla leadership e a posticipare le critiche sui problemi locali,nazionali e internazionali.

Ne è l’emblema della bandiera della palestina dei quattro locali che la espongono sui balconi, strumentalizzati dalle ipocrisie divisive e volute perchè rimangano, quando il dibattito dovrebbe essere incentrato sulla terza via : un bambino palestinese non è diverso da un bambino isrlaeliano.

Questa strategia consente inoltre di deviare la colpa: fallimenti economici, sociali o politici vengono attribuiti a complotti esterni, a presunte ingerenze straniere pur esistenti o alla supposta inferiorità/ostilità di altri popoli, anziché a errori di gestione o a problemi strutturali radicati nel proprio sistema/industria culturale. Non solo, ma l'esistenza di un "nemico" può giustificare l'adozione di misure drastiche, spesso impopolari, come restrizioni delle libertà o spese eccessive, presentate come necessarie per la presunta difesa o sicurezza. Infine, la contrapposizione tra un "noi" idealizzato e un "loro" demonizzato può rinvigorire un senso di identità e orgoglio nazionale, particolarmente efficace in momenti di profonda crisi interna.

La parte più amara di questa dinamica risiede proprio nel riferimento a "mali insostenibili e destinati a peggior destini". Quando un paese si trova ad affrontare una crisi interna che è percepita come strutturale e irrisolvibile – che sia economica, sociale, ambientale o etica – la tattica di dipingere gli altri sotto una luce sfavorevole diventa un tentativo quasi disperato di proiettare all'esterno le proprie ombre. Accade spesso cosi nelle spicciole relazioni locali.

La speranza o l’augurio, spesso vani, è che il pubblico non guardi troppo da vicino le ferite interne.

Ma preferisce guardare il fiume dall alto per carpirne alcuni dei molteplici contraddittori sensi delle complesse forze che ne deviano il corso, un po come accade in geopolitica, una pseudo scinza che ricerca il senso logico degli accadimenti alla stregua delle congetture e delle ipotesi indimostrabili nel tentativo di descrivere la complessa realtà.

Se i problemi locali, nazionali e internazionali sembrano irrisolvibili, ma costantemente semplificati dalla narrativa mediatica ed egemone (pensiero unico e allineato), il ricorso a distrazioni esterne si trasforma in un meccanismo di difesa collettiva, una fuga dalla realtà che, tuttavia, può durare solo finché la narrazione esterna non si scontra troppo violentemente con l'esperienza vissuta quotidianamente.

In questo intricato gioco di specchi e distorsioni, lo si evince persino nella programmazione scadente degli eventi estivi sul territorio in un voluto e forzato parallelismo, pensata per rallegrare e illudere, o peggio ancora, per manipolare coscienze già non rispettate. Queste ultime vengono instradate e distratte da una narrativa disarticolata che sembra voler cancellare i connotati identitari del luogo, tutto per il mero interesse di una classe politica e di una brevissima stagione.

L'obiettivo appare essere quello di distogliere l'attenzione e nascondere l'esistenza di livelli qualitativi ben più alti dell'informazione e della cultura, proponendo ogni anno il "già visto" e il "culturalmente mediocre, prevedibile e consolidato" a un'utenza che non viene rispettata nelle sue reali esigenze, ma piuttosto avvolta in una retorica vuota, utile solo a nascondere le reali intenzioni.

I media, in questo contesto, giocano un ruolo fondamentale. La selezione delle notizie, l'enfasi su determinati aspetti, l'adozione di un linguaggio polarizzante e la reiterazione di narrazioni predefinite possono costruire e rafforzare queste rappresentazioni negative.

Ciò non implica necessariamente l'esistenza di una cospirazione consapevole, ma è spesso il risultato di dinamiche complesse che coinvolgono interessi politici, logiche di mercato guidate dalla ricerca dell'audience e, non di rado, una certa pigrizia intellettuale.

Le conseguenze di tale strategia possono essere drammatiche: si assiste a un aumento della polarizzazione e dell'intolleranza, sia a livello locale, nazionale e internazionale, con un incremento di fenomeni quali la xenofobia o il nostalgico nazionalismo. Le energie e il dibattito pubblico vengono dirottati, impedendo di affrontare le vere cause dei mali interni. Nel lungo periodo, è accertata la profonda perdita di fiducia da parte della popolazione nelle istituzioni e nei media, qualora la narrazione ufficiale entri in palese conflitto con la realtà. Questa affermazione, in sintesi, rappresenta una critica acuta a un meccanismo che, pur potendo risultare efficace nel breve termine per determinati scopi politici, rischia di avere effetti devastanti sulla verità, sulla coesione sociale e sulle relazioni locali, nazionali e internazionali nel lungo periodo.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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