CASTRIGNANO DEL CAPO : CRISI MISTICA DEL SINDACO FRANCESCO PETRACCA
Oct 7, 2026
CASTRIGNANO DEL CAPO : CRISI MISTICA DEL SINDACO FRANCESCO PETRACCA
Ho saputo da una signora che Fabio Martinucci avrebbe lasciato tutti a bocca aperta portando all’Associazione La Cornula di Castrignano del Capo ogni ben di Dio, accompagnato anche da un ulteriore buono spesa, proprio in occasione della Festa dei Nonni. Naturalmente, pensare che sia già cominciata la campagna elettorale sarebbe malizia, anche perché Fabio non ha cariche politiche. Potrebbe trattarsi semplicemente di attenzione verso gli anziani, di sensibilità sociale e, ben venga, di una coincidenza perfettamente casuale con l’avvicinarsi delle elezioni del 2027. Del resto, in politica bisogna sempre lasciare spazio al beneficio del dubbio.
Nel frattempo, però, pare che anche il sindaco Francesco Petracca abbia cominciato a prendere la Comunione ogni domenica e questo, francamente, appare molto più sospetto. Anche in questo caso sarebbe certamente malizioso stabilire un collegamento con le prossime elezioni. Potrebbe trattarsi semplicemente di un ritrovato fervore religioso, di una nuova consuetudine personale o, più banalmente, di una coincidenza. Nei piccoli paesi, però, le coincidenze hanno spesso una curiosa abitudine: vengono notate e derise.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante. Perché, al di là delle intenzioni personali che soltanto i diretti interessati potrebbero spiegare, emerge una considerazione più generale sulla politica locale e sulla trasformazione demografica dei nostri paesi. In una realtà che invecchia, con sempre meno giovani, meno famiglie e un progressivo spopolamento, gli anziani rappresentano una componente elettorale numericamente importante, stabile e profondamente inserita nelle reti familiari e sociali. Non sono soltanto elettori: sono spesso genitori, nonni, persone che mantengono rapporti quotidiani con figli e nipoti e che continuano ad avere un ruolo significativo nella vita della comunità.
Da questo punto di vista, la Festa dei Nonni, il buono spesa, il momento conviviale e la presenza nelle occasioni religiose appartengono a due linguaggi differenti, ma entrambi profondamente radicati nella politica di prossimità. Da una parte c’è il gesto concreto, materiale, immediatamente percepibile: qualcosa che arriva nelle mani delle persone e che può essere apprezzato nella quotidianità. Dall’altra c’è la presenza simbolica: partecipare alla vita religiosa e comunitaria, frequentare la chiesa, condividere i rituali tradizionali attraverso i quali un paese riconosce se stesso.
Non è necessario sostenere che dietro ogni gesto ci sia una strategia elettorale. Sarebbe una conclusione che richiederebbe ben altro. Ma tra i due c’è una differenza che non mi sembra secondaria. Fabio Martinucci non è nuovo a iniziative di carattere filantropico e, soprattutto, non ricopre cariche politiche. Non è quindi facile attribuire a un gesto di questo genere una precisa finalità elettorale, anche perché non si tratta, almeno per quanto mi risulta, di una novità assoluta nel suo comportamento.
Diverso è il discorso per chi oggi ricopre la carica di sindaco e si avvia verso una nuova stagione elettorale. Qui ogni cambiamento nella presenza pubblica può inevitabilmente essere osservato con maggiore attenzione.Sopratutto in presenza dell’Assessore riciclato Mina De Maria, il diavoletto di quartiere, E quando a questo si aggiunge una partecipazione domenicale alla Comunione che, se effettivamente rappresenta una novità rispetto alle abitudini precedenti, appare improvvisamente più assidua, è inevitabile che qualcuno se ne accorga.
È però altrettanto evidente che non si può trasformare una Comunione in una prova di strategia elettorale. La fede appartiene alla sfera personale e ciascuno è libero di viverla come ritiene. Ma la politica, soprattutto nei piccoli comuni, vive anche di percezioni, di simboli e di memoria. E quando una persona ricopre una carica politica, anche i suoi comportamenti personali che si manifestano nello spazio pubblico possono inevitabilmente essere osservati e commentati.
La questione diventa ancora più curiosa quando si mettono a confronto due modalità apparentemente opposte di costruire una presenza nella comunità. Fabio, per come viene raccontato questo episodio, sarebbe quello del gesto concreto: beni, buono spesa, attenzione materiale. Petracca, invece, quello della presenza religiosa: la partecipazione domenicale alla Messa e la Comunione. Il primo comunica vicinanza attraverso qualcosa che si può toccare; il secondo attraverso un gesto che appartiene alla dimensione spirituale. Due linguaggi diversi, due forme diverse di presenza pubblica.
Ed è qui che la crisi demografica diventa una chiave di lettura interessante. In territori dove la popolazione anziana aumenta e quella giovane diminuisce, è inevitabile che anche la politica si confronti con questa trasformazione. Investire sulla terza età significa parlare a una componente consistente della popolazione; ma significa anche entrare in contatto con famiglie, reti parentali e comunità locali nelle quali gli anziani continuano spesso ad avere un peso sociale rilevante. È una dinamica che non riguarda soltanto un singolo comune: è una delle conseguenze della trasformazione demografica italiana.
Naturalmente, ridurre gli anziani a un semplice “target elettorale” sarebbe altrettanto sbagliato. Le persone anziane non sono un blocco indistinto da fidelizzare. Hanno esigenze, opinioni, storie e orientamenti diversi. Proprio per questo la politica dovrebbe interrogarsi non soltanto su come ottenere il loro consenso, ma su come affrontare concretamente i problemi che accompagnano l’invecchiamento della popolazione: servizi sociali, assistenza, sanità territoriale, trasporti, isolamento, sostegno alle famiglie e qualità della vita.
E qui il sindaco e la giunta hanno molto da farsi perdonare. È bastato assistere all’intervento di Francesco De Nuccio (link in basso) per farsi almeno una parziale idea del modo di operare di una giunta accusata di carenze sul piano della trasparenza, della correttezza e dell’adeguatezza nei confronti dell’elettorato di Castrignano del Capo. Un disastroso epilogo che oggi sembra correre verso il perdono e la salvezza morale, ma che non cancella le questioni accumulate durante l’amministrazione del sindaco Francesco Petracca, comprese quelle che hanno riguardato l’impiego del denaro pubblico e che sono state portate o richiamate davanti alla Corte dei conti e al Tribunale di Lecce. Sono proprio queste le “spade di Damocle” che pesano politicamente molto più di una semplice presenza domenicale in chiesa.
E tuttavia, nei paesi piccoli, esiste anche una dimensione quasi teatrale della politica. Il paese osserva. Chi distribuisce qualcosa viene visto. Chi partecipa alla festa viene visto. Chi entra in chiesa viene visto. Chi improvvisamente comincia a frequentare luoghi che prima frequentava meno viene visto. E soprattutto vengono osservati i tempi: perché proprio adesso? Perché proprio in questo momento? Perché proprio in prossimità delle elezioni?
Fabio Martinucci, invece, non è nuovo a queste iniziative di carattere filantropico e dunque non appare, almeno sotto questo profilo, un particolare indiziato. Non ha cariche politiche, non deve difendere un'amministrazione e non deve presentarsi davanti agli elettori per chiedere un giudizio sul proprio operato amministrativo.
Al contrario, l’attuale sindaco Francesco Petracca, se davvero la partecipazione domenicale alla Comunione rappresenta una novità rispetto alle sue abitudini precedenti, sarà inevitabile che qualcuno la noti e la interpreti. Ma anche qui sarebbe troppo facile parlare di “conversione elettorale” o di calcolo politico senza conoscere le sue motivazioni personali. Il fatto che un politico frequenti la Messa non dimostra alcuna strategia elettorale.Ma a pensar male la si azzecca!Il paradosso, semmai, sta proprio nella percezione pubblica. In un piccolo paese, chi frequenta la chiesa da una vita difficilmente confonderà una presenza consolidata con una presenza improvvisamente comparsa. La memoria comunitaria è lunga. E non servono grandi analisi sociologiche: basta una frase davanti a un bar, una conversazione sul sagrato, una battuta tra conoscenti.
“Ma da quando viene tutte le domeniche?”È così che nasce, spesso, la politica dei piccoli centri: non dai sondaggi, ma dalle osservazioni quotidiane.Lo stesso vale per il buono spesa. Un aiuto concreto può essere un gesto autentico di solidarietà e, nello stesso tempo, produrre consenso. Le due cose non si escludono necessariamente. Il problema nasce soltanto quando il sostegno sociale viene concepito principalmente come strumento di consenso anziché come politica strutturale. Ed è una distinzione importante: un buono spesa può aiutare una famiglia oggi, ma non risolve il problema della povertà domani.
E comunque Fabio Martinucci non ha cariche politiche né, per quanto mi risulta, una responsabilità amministrativa da difendere davanti agli elettori. Per lui il gesto può essere semplicemente quello che appare: un gesto di solidarietà. Per un sindaco, invece, ogni iniziativa pubblica viene inevitabilmente inserita dentro il bilancio più ampio della propria esperienza amministrativa.
Forse, allora, la vera domanda non è se Fabio stia già facendo campagna elettorale o se Petracca abbia improvvisamente riscoperto la Comunione. Questo lo potranno eventualmente spiegare soltanto loro.La domanda interessante è un’altra: che cosa rimane dei gesti politici quando finiscono le elezioni? Per Fabio questo problema, politicamente, non si pone nello stesso modo. Per Petracca sì.Perché un buono spesa dura il tempo in cui viene utilizzato, una presenza a una festa dura una giornata e una fotografia davanti a un tavolo o in chiesa dura il tempo di essere pubblicata. Una politica sociale seria, invece, dovrebbe durare molto di più. Dovrebbe lasciare servizi, opportunità, sostegno alle famiglie, assistenza agli anziani e prospettive per i giovani.
E soprattutto dovrebbe lasciare una cosa che nessuna fotografia, nessun buono spesa e nessuna Comunione possono garantire da soli: un bilancio amministrativo capace di resistere al giudizio degli elettori.In fondo, la campagna elettorale dei piccoli comuni ha sempre avuto anche questo lato curioso: non comincia necessariamente con i manifesti e i comizi. Può cominciare molto prima, con una festa, un pranzo, un buono spesa, una stretta di mano, una visita, una presenza in più alla Messa.E magari non significa assolutamente nulla.
Ma quando tutte queste coincidenze cominciano ad accumularsi, è inevitabile che il paese inizi a farsi qualche domanda.E fare domande, almeno in democrazia, non dovrebbe essere ancora considerato malizia.
INTERVENTO DEL CONSIGLIERE DI OPPOSIZIONE FRANCESCO DE NUCCIO
UNA NON UNICA DELLE IMPRESE DEL SINDACO FRANCESCO PETRACCA : IL MEDICO RIDICOLO
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