CAPO DI LEUCA: OLTRE OGNI SCHIERAMENTO, LA VIA DELLA CONVIVENZA
CAPO DI LEUCA: OLTRE OGNI SCHIERAMENTO, LA VIA DELLA CONVIVENZA
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CAPO DI LEUCA: OLTRE OGNI SCHIERAMENTO, LA VIA DELLA CONVIVENZA

Aug 31, 2025

CAPO DI LEUCA: OLTRE OGNI SCHIERAMENTO, LA VIA DELLA CONVIVENZA

Qualcuno stupidamente espone la bandiera della Palestina, puoi dedurre molto su chi lo fa : appartenenza o dipendenza alla finta sinistra, dipendenza dalle narrazioni mediatiche, inconsapevolezza, incapacita critica, manipolazione subita dall’ altra faccia del pensiero unico e via discorrendo. Siamo tipi da stadio e tifiamo.

Ma la guerra che dura da decenni oramai non è lo stadio e quando ci sono due ragioni contrastanti solo il dialogo, la diplomazia continua, il non alimentare le divisioni, il tifo : una sola bandiera esposta sul balcone lo fa, ma si espone inevitabilmente a dissenso e critica serrata, credo invece che se proprio si vuole si dovrebbe mettere le due bandiere sul balcone , quella palestinese e quella ebrea per veicolare l idea della pace e della convivenza.

Ma qui sorge un'osservazione cruciale, spesso elusa: l'atto stesso di esporre una bandiera, per quanto mosso da nobili intenzioni di solidarietà, è intrinsecamente un atto di schieramento. Che sia allo stadio o sul balcone di casa a Leuca e dintorni, quel drappo è una dichiarazione, un'adesione a una narrazione, a un popolo, a una causa. Non è un gesto neutro, saggio,consapevole, informato. E qui si annida la complessità che la nostra "democrazia mutilata" fatica a riconoscere: questo allineamento è spesso frutto di una soggettivazione potente e subdola.

Siamo costantemente immersi in un'infosfera dominata da dispositivi mediatici che non si limitano a informarci; essi plasmamo attivamente le nostre coscienze, spesso in modo inconscio, attraverso processi logici celati. L'individuo, pur animato da empatia, può trovarsi a sposare una causa non per una libera e completa analisi, ma perché esposto selettivamente a un flusso di informazioni.

Questo fenomeno si basa su diversi meccanismi cognitivi e psicologici:


1. Il Potere dell'Immagine e dell'Empatia

Le immagini di sofferenza, specialmente quelle che coinvolgono bambini, sono incredibilmente potenti. Attivano in noi una risposta emotiva profonda e immediata: l'empatia. Siamo naturalmente portati a provare compassione per chi soffre, e questo sentimento può sopraffare la capacità di analisi critica, spingendoci a schierarci con la vittima percepita. Vedere un bambino innocente trucidato crea un legame emotivo che rende difficile mettere in discussione la narrazione che accompagna quell'immagine.


2. Il Bias di Conferma e la Dissonanza Cognitiva

Quando veniamo esposti a una narrazione unilaterale, tendiamo a cercare e interpretare le informazioni in modo da confermare ciò che già crediamo o ciò che ci è stato mostrato (bias di conferma). Se ci viene presentata solo una parte della storia, la nostra mente tenderà a rafforzare quella visione. Inoltre, affrontare informazioni che contraddicono la sofferenza che abbiamo visto (ad esempio, orrori commessi dalla parte che ci è stata presentata come vittima) creerebbe una dissonanza cognitiva, un disagio mentale che la nostra mente cerca di risolvere ignorando o minimizzando le informazioni contrastanti.


3. La Deumanizzazione del "Nemico"

Se gli orrori della parte avversa vengono nascosti o minimizzati, l'altra fazione rimane un'entità astratta o, peggio, viene deumanizzata. È molto più facile accettare che "il male" sia commesso da entità non umane o da "cattivi" senza volto, piuttosto che riconoscere la complessità di un conflitto in cui entrambe le parti possono aver commesso atrocità. Questa semplificazione è un potente strumento di propaganda.


4. La Pressione Sociale e il "Pensiero di Gruppo"

Se la narrativa unilaterale è dominante nei media o nel proprio ambiente sociale, c'è una pressione implicita ad aderire a quella visione. Andare controcorrente può portare all'isolamento o all'essere etichettati negativamente, rendendo più comodo allinearsi alla narrazione prevalente.


5. La Mancanza di Contesto e di Pensiero Critico

Una rappresentazione distorta della realtà significa che viene omesso il contesto storico, politico e sociale, così come le azioni dell'altra parte. Senza un quadro completo, è impossibile formare un giudizio equilibrato. L'individuo, spesso inconsapevole di essere esposto a una manipolazione informativa (come ho sottolineato parlando dei "dispositivi che riflettono l'infosfera"), accetta la realtà che gli viene presentata come l'unica verità.

La manipolazione dell'informazione, che amplifica certe immagini e ne nasconde altre, sfrutta le nostre risposte emotive e i nostri bias cognitivi per plasmare la percezione della realtà, rendendo assolutamente normale e comune credere alle ragioni della parte che viene mostrata in una luce esclusivamente vittimistica, senza che vengano rivelate le complessità e le responsabilità reciproche del conflitto.

Nel Capo di Leuca vi è una bassa consapevolezza generale, alimentata dalle "guerre intestine" che da tempo immemore affliggono il nostro Paese per renderlo sempre sul piede di guerra tra opinioni diverse. Queste divisioni interne, incessanti e autodistruttive, sono la conseguenza di una mancanza di politica estera per cui dal dopo guerra ci hanno resi un satellite incondizionato degli USA e del Regno Unito e non una colonia che è ben diverso, intrappolati in "falsi miti di una democrazia mancata e schiava". Non c'è traccia di un vero scatto d'orgoglio, solo la rassegnazione a una condizione di perenne dipendenza anche se imedia ci ingannano del contrario, provate a pretendere di parlare in Italiano nel mondo o negli aeroporti del mondo.

In questo contesto, le nostre stesse coscienze sono plasmate inconsapevolmente dai potenti dispositivi che riflettono l'infosfera. Attraverso processi logici celati, questi strumenti ci espongono a narrazioni distorte della realtà, amplificando un orrore (come le immagini di bambini trucidati o solo le narrazioni) e nascondendone un altro (le sofferenze inflitte alla parte avversa). In un tale ambiente, è psicologicamente inevitabile credere alle ragioni di chi viene presentato come unica vittima. Questo allineamento non è una scelta autonoma, ma il risultato di una manipolazione emotiva profonda e persistente, la stessa che accade in piccola misura nei nostri piccoli paesi

La mia visione, dunque, trascende la logica dello schieramento. Non si tratta di prendere una parte o l'altra, ma di intraprendere una "terza via": quella della convivenza equilibrata. Essa si concretizza nel desiderio di vedere, se proprio si deve scegliere un simbolo, entrambe le bandiere ,quella palestinese e quella israeliana , esposte affiancate. Sebbene il concetto stesso di "bandiere" meriti una discussione più profonda per la sua intrinseca natura divisiva, in questo gesto risiede un profondo profilo di saggezza. Sarebbe un modo per rifiutare attivamente l'antagonismo, la divisione e, di conseguenza, la logica stessa della guerra, promuovendo un messaggio inequivocabile di coesistenza e di riconoscimento reciproco.
Ma siamo in Italia e se state attenti capirete quanto le divisioni in generale sono alimentate a tutti i livelli persino negli “uffici della condivisione”, rendendo un tutto dal sapore di follia.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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