CAPO DI LEUCA : L'IMBARAZZANTE ROVINA DI UNA POLITICA CIECA E COMPLICE
CAPO DI LEUCA : L'IMBARAZZANTE ROVINA DI UNA POLITICA CIECA E COMPLICE
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CAPO DI LEUCA : L'IMBARAZZANTE ROVINA DI UNA POLITICA CIECA E COMPLICE

Aug 17, 2025

CAPO DI LEUCA : L'IMBARAZZANTE ROVINA DI UNA POLITICA CIECA E COMPLICE

Santa Maria di Leuca

Il Sindaco Petracca e le sue elucubrazioni sulla sicurezza, la legalità, la sensibilità nonchè la vocazione turistica del territorio che nasconde pratiche perverse contro ogni diritto di cittadinanza, dal filmato e da questa breve e umile lettura si evince del perché si tollerano le persone per strada, quelle stesse producono ricchezza in pochi giorni e spiegano quanta attenzione e protezione politica ottengono le attività commerciali a Leuca ove nemmeno i Ristoranti come El Pardo Pirelli al quale ostruiscono il passaggio reclama minimamente, Tra l'altro quella macchina parcheggiata in curva o meglio dire quel posto disgraziato lo usava lo stesso Sindaco medico Petracca quando proprio di fronte vi era l'ex ambulatorio, ha avuto sempre atteggiamenti prevaricatori e li abbiamo visti nei consigli e non solo.
Una realtà insana che in politica ha creato disequilibri, sfacelo e interessi contrapposti di fronte alla necessità di un bilanciamento inesistente, altro che festa della Madonna di Leuca, quella è davvero incazzata e forse non lo sapete soffre il mal di mare e poveretta ogni santissimo anno la scorrazzano in mezzo al mare e a nuvole di gasolio e frastuono come perfetti idioti fuori dal tempo io vedo solo come il Sacro e il Profano attraverso il Diavolo senza corne sul capo ne ricava lo sterco per antonomasia ovvero il denaro.

Non c'è più spazio per le giustificazioni o per le narrazioni edulcorate. La realtà del Sud Salento, e in particolare del Capo di Leuca, è un pugno nello stomaco, una testimonianza tangibile del fallimento sistemico di una classe politica locale incapace che ha tradito ogni promessa e ha lasciato la sua terra affogare nel degrado. Questo non è il frutto di fatalità o di risorse insufficienti da "Roma", ma il risultato diretto e vergognoso di decenni di scelte miopi, di incuria e, sì, di una logica che assomiglia sinistramente a un sistema clientelare e mafioso che privilegia pochi a discapito di tutti.


Il controsenso trentino: l'efficienza altrui, la vergogna nostra

Per comprendere appieno la profondità di questo fallimento, basta volgere lo sguardo altrove, verso realtà come il Trentino che come noi è zona di confine ma di serie A ; l’ex Sindaco Annamaria Rosafio che lo frequenta può capire. Lì ad esempio, solo un esempio tra molti, dove attività sportive estreme come il parapendio spingono la vita sull'orlo del baratro, esistono centri di soccorso all'avanguardia, strutture e organizzazioni capaci di affrontare emergenze in cui la vita è letteralmente "appesa a un filo". Non è raro che persino cittadini del Sud Salento, spinti dalla passione, trovino la morte praticando questi sport in Trentino – eppure, proprio l'efficienza di quel sistema strutturato per la gestione del rischio rende il contrasto con la nostra realtà ancora più bruciante. Qui un ex poliziotto reclama più repressione e polizia a causa degli sbarchi di migranti...quando manca altro.

A casa nostra, nel cuore del Salento bagnato da un mare sublime, mancano le più elementari strutture di supporto. L'assenza di una camera iperbarica è un dato agghiacciante per un'area costiera con attività subacquee e pescherecce, un ospedale ponte e impoverito da quando era un fiore all’ochiello, ove trovano rifugio medici in corsia che hanno anche lo studio privato come il dentista "rovina denti" il dott. Cazzato di Corsano. Gli accessi agevoli e sereni al mare , cruciali specialmente per una popolazione con un'età media crescente a causa della crisi demografica, sono un miraggio, tanto che in molti rinunciano o ci si arrangia, si è bravi in questo. È come se il tempo si fosse fermato a cinquant'anni fa, una condanna all'immobilismo.

Di fronte a questa abissale differenza, il politico locale si trincera dietro la solita retorica, minimizzando, attribuendo ogni colpa a "Roma", alla "penuria di risorse" o a qualsiasi altra scusa preconfezionata. Ma il loro ruolo non dovrebbe essere proprio quello di combattere queste disparità regionali? Cosa diavolo hanno fatto o non hanno fatto negli ultimi 50 anni per il Capo di Leuca, una terra che ancora oggi vive priva di servizi e infrastrutture degne di un paese civile? Una terra dove da essa si emigra ancora, gli studenti che hanno meglio compreso snobbano persino l’università del Salento al centro di diversi contenziosi giudiziari, persino nella sanità in diversi che ne hanno la possibilità o le relazioni, vanno al Nord a curarsi. La loro inazione, la loro incapacità di garantire anche l'ABC di un territorio funzionante, è un tradimento imperdonabile.


La cronaca di un sistema marcio

Basta guardarsi intorno per capire l'amara verità: i locali inadeguati della Guardia Costiera “cadono a pezzi”, i bagni pubblici sono un'offesa al decoro e all'igiene, appena ricostituiti dopo anni e anni di sfacelo o inaccessibilità i calcinacci iniziano a staccarsi. Ma gli esempi sono infiniti. Non si tratta di dettagli, ma di servizi basilari per una comunità (forse sarebbe il caso di ridefinire concetti come cittadinanza, comunità) e per un territorio che vive di turismo tra parentesi (mordi e fuggi). E che dire degli obbrobri urbanistici come la fatiscente Colonia Scarciglia o le discutibili "terrazze", storie infinite sullo sfondo le generazioni che se ne vanno a "vita migliore", ferite aperte sul paesaggio che urlano di una pianificazione assente e di interessi oscuri? Il depuratore consortile, una storia infinita di promesse mancate e inquinamento persistente, di ingegneria e scelte scellerate, è l'emblema di un'inefficienza che non conosce vergogna. Il crollo della chiesa di San Giuseppe non è un incidente, poi opportunamente camuffato e dimenticato, ma la cronaca di un abbandono.

A questo si aggiungono l'anarchia estiva che ogni anno inghiotte il territorio, la raccolta differenziata che stenta a decollare in modo efficace,38 Euro a tonnellata, la mancanza drammatica di case per i fragili e le liste d'attesa interminabili nella sanità che condannano i malati. Non stiamo parlando di problemi complessi risolvibili solo con miliardi, ma di diritti fondamentali negati, di una quotidianità resa difficile da chi dovrebbe garantire i servizi minimi. Noi viviamo da decenni qui.


Il volto dell'impunità: un consigliere sfacciato, un sistema compiacente

E poi c'è l'episodio che svela l'ipocrisia di questo sistema: un consigliere comunale, Angelo Pirelli, "beccato" a timbrare il cartellino invece di presentarsi al lavoro in “ospedale”. Un caso di assenteismo flagrante e di abuso della cosa pubblica. Ma la cosa più sconcertante è la sua permanenza indisturbata in giunta, "senza vergogna", a sedere e votare nella casa municipale.
Questo non è un incidente isolato, è il modus operandi. È la dimostrazione lampante che in questo sistema non esiste responsabilità, non esiste pudore, non esiste un reale senso del dovere verso i cittadini. Aspetti ancora da approfondire, poiché a dirla tutta si trovano li perché appartengono a quel sistema di relazioni pubbliche e private incardinate in un contesto di cui non sarò esauriente nel descriverlo tale è complesso.

La sua presenza indisturbata è un affronto a ogni cittadino onesto che lavora, paga le tasse e si aspetta correttezza da chi lo rappresenta. È un messaggio chiaro: l'impunità è la norma per chi fa parte del giro. Rimane paradossale da dire e per onestà intellettuale che in un tal sistema tutti sono tendenzialmente portati o costretti in altre sfere ma non pubbliche ad essere non proprio perfettamente onesti o integerrimi nel piccolo, ma questa è altra cosa è ha una stretta connessione con il fallimento dello Stato di Diritto.


Il porto turistico e le "opere": monumenti allo spreco e alla delusione

Perfino il porto turistico di Santa Maria di Leuca, un'infrastruttura potenzialmente vitale per l'economia locale che ahimè nonostante i cospicui finanziamenti pubblici non lo è mai stato, si inserisce perfettamente in questa amara narrazione dato i suoi trascorsi e attuali epiloghi giudiziari. Avrebbe dovuto essere un motore di sviluppo, avrebbe dovuto non trovarsi proprio li, un biglietto da visita per la bellezza del luogo. Invece, troppo spesso, molte opere si trasformano in un monumento allo spreco, alla mala gestione, all'incompiutezza. I soldi pubblici e privati investiti sembrano svanire in un limbo di inefficienza e opacità, generando ben pochi benefici reali per la comunità, ma infinite opportunità per pochi privilegiati.

Questo schema si ripete con le cosiddette "opere": una biblioteca o un museo del corallo bianco che, pur apparendo sulla carta come lodevoli iniziative culturali, nella realtà si rivelano colmi di paradossi e criticità. Sono scatole vuote, spesso inaugurate con fanfara per la propaganda, ma poi abbandonate a sé stesse. La loro costruzione è l'unica fase che conta, quella in cui si muovono soldi e si consolida il consenso politico, distribuendo "ricchezza" (appalti e opportunità) tra chi è legato al politico di riferimento. Nell'utilizzo, queste opere si rivelano un disastro, testimonianza di un'incapacità gestionale evidente.


La cecità voluta: l'economia ostaggio del conflitto d'interessi

L'economia locale è relegata a forme esigue e fragili, principalmente il commercio di cui ebbe una visiaone diversa Katya Pizzolante, ma si rese ben preso conto che la giunta di cui faceva parte come assessore al commercio le avrebbe creato vita difficile e per cui fu costretta a dimettersi, fenomeni sottovalutati; il commercio anch'esso spesso non supportato da una visione complessiva. Guai a chi osa sollevare il problema, a chi prova a mettere in discussione questo stato di cose per ricostituire forme sostenibili! "Ti sbranano vivo e dicono che attacchi il lavoro".
Questa è la prova di una cecità diffusa e deleteria, non ingenua ma voluta. Il politico, in questa triste dinamica, "ha capito": ha compreso che il suo consenso si cementa mantenendo questo fragile equilibrio, dove pochi traggono vantaggio da una gestione disastrosa che però permette loro di continuare a operare indisturbati. Chi guadagna da questa situazione è immerso in questa cecità, e qualsiasi voce critica viene zittita se non calunniata e intaccata nella reputazione perché percepita come una minaccia al proprio misero tornaconto.

Questo è il quadro: un sistema politico locale che si autoperpetua oggi con le nuove leve giovanili, che si nutre dei propri privilegi e che è profondamente disconnesso dalla realtà dei cittadini. È un sistema mafioso non per violenza fisica, ma per la sua capacità di soffocare ogni dissenso, di escludere chi non è allineato e di premiare solo i fedeli. La cittadinanza, per lo più, è ridotta a spettatrice inerte, disillusa e stanca, la cui assenza dal dibattito pubblico e dall'azione politica avvantaggia questo meccanismo perverso : una dittatura del privilegio.

E se c'è qualcuno che "osa", che prova a parlarne, a rompere il silenzio, viene sistematicamente messo in cattiva luce, diffamato, ostracizzato. Questo perché la verità è scomoda e l'integrità è una minaccia per chi ha costruito la propria posizione sul fango e sulla corruzione silenziosa.

Il Sud Salento merita di più. Merita una classe dirigente che abbia il coraggio di affrontare i problemi, la dignità di servire e non di servirsi, e la capacità di trasformare il potenziale in prosperità reale per tutti. Fino a quando questo sistema non verrà scardinato, il Capo di Leuca rimarrà una terra di straordinaria bellezza ma anche di profonda delusione, prigioniera di chi dovrebbe liberarla e favorirne il reale sviluppo..


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