CAPO DI LEUCA , GLI ASSASSINI IMPUNITI : NIENTE HA PIU VALORE DELLA VITA
CAPO DI LEUCA , GLI ASSASSINI IMPUNITI : NIENTE HA PIU VALORE DELLA  VITA
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CAPO DI LEUCA , GLI ASSASSINI IMPUNITI : NIENTE HA PIU VALORE DELLA VITA

Oct 22, 2026

CAPO DI LEUCA , GLI ASSASSINI IMPUNITI : NIENTE HA PIU VALORE DELLA VITA

Un’altra croce è caduta nei campi del Salento. Non è solo un evento triste, ma un segno amaro che il Paese sembra aver dimenticato l’importanza di proteggere la vita umana in età avanzata.

Vito Prontera aveva 67 anni. Non è chiaro dalle ricostruzioni se Vito Prontera fosse già in pensione o se stesse ancora lavorando per necessità. La moglie di Vito Prontera lavora come addetta alle pulizie in un convento dei Trinitari, dove e stato consacrato il figlio Trinitario di Vito Prontera. Eppure, Vito Prontera, a 67 anni, era ancora lì sui campi: spaccava la schiena al sole, guidava un trattore tra le zolle.

Un attimo bastava. Stanchezza, un piede che scivolava, la caduta accidentale, aveva appena avuto un intervento e una leva di marcia che si azionava senza volerlo. Il trattore di Vito Prontera lo ha travolto e schiacciato.

I giornali potrebbero descrivere l’accaduto come un semplice infortunio domestico o agricolo.E semplificano come sempre.

Ma la domanda che nessuno vuole fare a voce alta è: perché un uomo di 67 anni guida un macchinario pesante e pericoloso? Vito Prontera, 67 anni, è ancora al volante.

Per anni la politica ha difeso la Riforma Fornero come chiave per i conti pubblici. Ma i conti pubblici non considerano l’usura del corpo umano, il declino dei riflessi, la fatica accumulata in cinquant’anni di lavoro. Spingere l’età pensionabile a 67 anni senza distinguere tra un lavoro d’ufficio e il lavoro fisico nei campi aumenta il rischio di infortuni gravi e mortali.

L’agricoltura e l’edilizia sono mestieri che richiedono sforzi fisici intensi e hanno uno dei tassi di mortalità più alti in Italia. Un nome da ricordare o maledire : Elsa Fornero.

Anche quando si arriva alla pensione, la realtà è dura. Per molti piccoli agricoltori e lavoratori autonomi, la pensione non basta a garantire una vita dignitosa. Loro devono continuare a lavorare nei campi, oltre i limiti di sicurezza fisica. Il sistema di sicurezza sul lavoro, dal D.Lgs. 81/08 alle normative SPESAL, tratta tutti i lavoratori come se avessero 30 anni.

Manca una cultura di prevenzione che tenga conto dell’età, che adatti i macchinari o diventi vietato usare mezzi per chi ha superato certe soglie anagrafiche. Scaricare la responsabilità delle morti bianche solo sulla fatalità, sul caso sfortunato o sulla disattenzione del singolo lavoratore è ipocrisia.

Quando Vito Prontera, 67 anni, muore schiacciato dal suo stesso strumento di lavoro, la responsabilità è lunga. È un problema di legge previdenziale insensibile, di mercato del lavoro che impoverisce i pensionati e di sistema di prevenzione che arriva troppo tardi, quando gli organi d’informazione e i periti devono solo confermare la morte.

Finché la politica non riaprirà il capitolo delle pensioni e della sicurezza sui campi, casi come quello di Castrignano del Capo non rimarranno solo eccezioni.

Saranno tragedie prevedibili di un sistema che ha scambiato la dignità dell’anzianità con la necessità di bilancio.

NIENTE HA PIU VALORE DELLA VITA

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