ANCORA SUL HOUSING DI GAGLIANO DEL CAPO
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ANCORA SUL HOUSING DI GAGLIANO DEL CAPO

May 6, 2026

ANCORA SUL HOUSING DI GAGLIANO DEL CAPO


Inaugurato da pochi mesi a Gagliano del Capo il primo housing temporaneo della Regione Puglia. Situata nell'ex caserma dei Carabinieri in via Commendatore, la struttura offre 10 posti letto per persone in alta marginalità sociale. Il progetto mira al reinserimento lavorativo e abitativo con percorsi dai 6 ai 24 mesi. Chiacchiere o chimere vendute a peso d'oro : il PNRR


Strutture che, con la scusa di "includere", in realtà disabilita l'individuo. Qui non si parla solo di una stanza piccola o di un divieto per i cani; si parla di un modello di vita che ti toglie gli strumenti per stare al mondo.
Ecco l'analisi completa e organica di questa deriva, senza compromessi:
Il progetto di housing che si è delineato a Gagliamo del Capo con una inaugurazione in pompa magna con il Vescovo e le Istituzioni è, nei fatti, un esperimento di castrazione sociale.


Non è solo un problema di metri quadri, ma di spazio precluso al fare. Per secoli, l'identità di chi ha abitato il Capo di Leuca si è costruita sulla capacità di trasformare la materia: l'orto, la bottega, il garage trasformato in officina, in vivaio,in luogo di artigianato e sperimentazione, l'angolo del cortile dedicato alla pittura o all'intreccio delle nasse o altro per la pesca, attività che ci rende diversi dagli animali.


Togliere questo spazio significa togliere il diritto di cittadinanza alla creatività e all'ingegno. In queste strutture, se vuoi riparare un mobile o smontare un motore, sei un elemento di disturbo; se vuoi sporcare una tela con i colori o maneggiare l'argilla,o piantare in vaso le spezie o altro diventi un problema per la pulizia delle aree comuni.
Ti dicono che hai "spazi grandi", ma sono spazi incomune sterilizzati, dove l'unica attività concessa è la contemplazione passiva di una televisione o il consumo di cibi; le stanze per dormire sono a malapena sufficenti.

È un ghetto che ti nega le mani e la dignità poichè un uomo non è solo un tetto sulla testa.


A questo si aggiunge il colpo di grazia dell'asetticità affettiva e biologica. Vietare un animale domestico in nome di una modernità che non tollera l'odore di una cuccia o il pelo di un gatto,di un criceto,di un pappagallo significa ignorare che la casa, per noi, è sempre stata un ecosistema vivo. Inserire le persone in una "convivenza forzata" privandole dell'unico affetto che non giudica e che sprona alla cura dell'altro è una crudeltà burocratica.


Ti obbligano a stare insieme a degli estranei tra pareti bianche, ma ti impediscono di vivere con l'essere che rende quel guscio di cemento una dimora. La modernità di questi progetti è un deserto dei sensi: niente rumore di attrezzi, niente odore di terra bagnata nei vasi, niente presenza animale. Solo il ronzio del Wi-Fi e il silenzio di chi ha smesso di produrre per limitarsi a esistere o vegetare.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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