A CASTRIGNANO DEL CAPO IL GOVERNO E’ ILLEGITTIMO
A CASTRIGNANO DEL CAPO IL GOVERNO E’ ILLEGITTIMO
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A CASTRIGNANO DEL CAPO IL GOVERNO E’ ILLEGITTIMO

Dec 12, 2025

C’è una verità che nessuno osa dire ad alta voce:

un governo – locale o nazionale – può anche essere formalmente legale, ma perde la sua legittimità morale quando smette di confrontarsi con i cittadini.

La Costituzione parla chiaro: la sovranità appartiene al popolo. Ma cosa resta della sovranità quando la politica fugge dal dialogo, evita il dibattito, tace sulle scelte che condizionano il futuro di tutti?

Restano solo decisioni calate dall’alto.Restano solo cittadini trattati come sudditi.Restano soltanto regole da rispettare senza poterle mai discutere.

La politica pretende obbedienza: se non rispetti le norme, vieni multato, sanzionato, perseguito.


Ma cosa accade quando è proprio il potere a tradire lo spirito della Costituzione?
Accade che la forma resta, ma la sostanza muore.Un governo che non parla, non ascolta, non spiega, non rappresenta.E allora la domanda si imponeè regime: può essere percepito come legittimo un potere che rifiuta il confronto democratico diretto e non mediato?
La risposta, in una vera democrazia, sarebbe ovvia. Oggi, invece, diventa sconveniente pronunciarla.

Nei nostri comuni del Capo di Leuca e a Castrignano del Capo assistiamo allo stesso copione: amministratori che rifuggono ogni confronto pubblico, che non espongono le proprie posizioni sui temi vitali del Paese, che vivono la gestione della cosa pubblica come un affare privato di clan, cerchie e fedeltà.

Si alimentanno con poche migliaia di euro le associazioni di volontariato per i pregiati addobbi di Natale e li ringraziamo, ma si nasconde e non si affronta la crisi demografica senza un responsabile dibattito. Le feste come l’Immacolata, si è visto, fu sostanzialmente deserta in rapporto alle energie volontarie spese. Mancano i flussi, mancano gli stimoli. La crisi non si puo nascondere con la vuota scenografia, illudendo i volontari che si spendono e li ringraziamo.

Nel Sud Salento, ormai, è sufficiente guardare un registro scolastico per capire quanto sia profonda la frattura. Le classi si svuotano, gli edifici chiudono, i giovani preparano la valigia prima ancora di diventare adulti. E intanto i servizi di base si assottigliano, come un filo che si spezza lentamente.


Di fronte a questa emorragia sociale, chi governa sembra non accorgersi di nulla. Nessun piano, nessuna politica, nessuna visione, nemmeno un accenno di dibattito pubblico. Solo il rumore della propria inerzia, che diventa assordante.
La crisi demografica è un fatto; l’assenza di reazione è una colpa.

Mentre a fronte di una popolazione stremata i bilanci nazionali destinano miliardi all’apparato militare in una inspiegabile, ingiustificata, corsa al riarmo, nei comuni del Sud non si sente una parola, non si vede un’assemblea, non si registra un confronto aperto.

Le preposte biblioteche non sembrano sensibilizzarsi e risultano inadeguate ai tempi a fronte degll investimenti che le hanno interessate. Le decisioni calano dall’alto e basta nonostante la nostra comunità sia fortemente militarizzata e forse è proprio questo il motivo che ostacola in dibattito democratico. Siamo e viviamo in un “regime democratico” .


Eppure le tasse di ogni cittadino contribuiscono a finanziare quelle stesse spese: soldi sottratti ai servizi locali, alla scuola che cade a pezzi, alle strade che si sgretolano, alla sanità che non regge più.
Il paradosso è tutto qui: paghiamo armi di cui non conosciamo nemmeno la giustificazione politica, mentre le comunità che versano quei contributi restano senza voce, senza spiegazioni, senza servizi dignitosi rispetto ad altri territori.

Non partecipiamo per mancanza di iniziative culturali, a questi signori interessa solo rispondere all opposizione in tema di porto turistico, al PD locale e a FI alla ineguatezza dei loro burattini apicali come il vicesindaca Valeria Ferraro e la paura fatta persona Barbara Sergi in Abaterusso. Nessuna iniziativa concreta, dibattiti tracciabili sul paese che cambia e le urgenze che pone, sono burattini a carica ritardata senza visione o ideologia che si danno arie da palloni gonfiati lontane anni luce dal popolo ,dalle famiglie, dai problemi reali.

La contraddizione si fa ancora più evidente quando si parla di obiezione di coscienza. L’Italia riconosce il diritto a rifiutare il servizio militare, ma obbliga ogni contribuente a finanziare la spesa bellica, indipendentemente dalle proprie convinzioni etiche.
Ogni anno il 5,5% dell’IRPEF alimenta un sistema armato che molti cittadini non condividono.


Chi desidera destinare quella quota a progetti di pace non ha alcuno strumento per farlo: la legge non lo prevede, nonostante altri Paesi abbiano già adottato soluzioni simili.
Una legge che regolamenti l’obiezione fiscale non toglierebbe nulla allo Stato, ma restituirebbe coerenza democratica e rispetto per la coscienza individuale. E lo farebbe sembrare meno ad un “regime democratico” o ad una “democrazia mascherata”

C’è un dato che pesa più di ogni altro: metà degli italiani ormai non va più alle urne. Non è disinteresse, è sfiducia.
La politica, sempre più chiusa nei propri riti e nelle proprie liturgie, ha smesso di parlare al Paese reale. Non è più un luogo di confronto, ma un recinto per pochi, sempre gli stessi, protetti da rendite e privilegi. Quando la politica smette di guardare il popolo negli occhi, è il popolo che smette di riconoscere la politica.

In quel momento, la legittimità formale delle istituzioni non basta più.Resta solo un involucro, una facciata, un simulacro di democrazia.

Alla fine, tutto converge in un’unica, scomoda domanda:
può davvero dirsi legittimo un governo , locale o nazionale , che rifiuta il confronto pubblico, evita la trasparenza, e non sottopone le proprie scelte al giudizio dei cittadini?

Se il potere si sottrae alla democrazia,cos’è che rimane?Un rito vuoto?Una rappresentazione senza sostanza?Un paese che sopravvive, ma non vive più?

Finché nessuno risponderà, questa domanda continuerà a pesare come un macigno sulla coscienza civile dell’Italia.È il momento di pretendere risposte.
Perché una democrazia senza voce è soltanto una democrazia che sta morendo in silenzio.

ECCO A VOI I PERSONAGGI APICALI IMPEGNATI IN DIBATTITI DELL’INESISTENTE, CHE SI ATTEGGIANO ALLA STESSA STREGUA DELLE ZUCCHE VUOTE O PIENE DI TRUCIOLI DI LEGNO, BEN INTESO, TRA I PIU PREGIATI !

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